La Corte delle Assise correzionali ha inflitto all'uomo una pena di 16 mesi sospesi per aver percepito 84’500 franchi con inganno

«Da questa vicenda spero abbia capito che, per alcune cose, è meglio affidarsi a un esperto». Una frase del presidente della Corte delle Assise correzionali Paolo Bordoli, che può sembrare scontata quando si tratta di bilanci aziendali, ma talvolta c’è chi, senza avere una piena conoscenza della materia, decide di fare da sé. Questo è stato il caso di un 38enne italiano residente nel Luganese, condannato oggi a 16 mesi di detenzione sospesi condizionalmente per due anni, per aver commesso i reati di ripetuta truffa, ripetuta falsità in documenti, cattiva gestione e omissione della contabilità.
L’uomo, socio e gerente dell’azienda in questione – nel frattempo fallita –, dal 2017 al 2021 ha violato “il dovere di tenere regolarmente e conservare i libri di commercio e di allestire un bilancio, in modo che non si possa rilevare lo stato patrimoniale societario”, come descritto nell’atto d’accusa firmato dalla procuratrice pubblica Francesca Nicora. A suo carico figura anche un danno nei confronti di funzionari di banca: nell’aprile 2020 ha infatti richiesto due crediti Covid-19 – uno da 22’500 franchi e l’altro da 62’000 – indicando dati falsi e utilizzando il denaro per scopi diversi da quelli previsti dalla Legge federale sulle fideiussioni solidali Covid-19. Durante il procedimento, svoltosi con la formula del rito abbreviato, l’uomo difeso da Ioana Mauger, ha ammesso i fatti.