Il sindaco Michele Foletti: ‘Non avremmo potuto garantite la sicurezza alla cittadinanza’. La manifestazione avrebbe dovuto tenersi il 21 febbraio

«Non avremmo potuto garantite la sicurezza alla Città e alla cittadinanza alla luce dell'annunciata contromanifestazione antagonista alla quale hanno aderito parecchie persone, molte delle quali da oltre confine». Spiega così il sindaco di Lugano Michele Foletti la decisione odierna del Municipio che ha negato l’autorizzazione allo svolgimento della “marcia per la patria e la remigrazione”, promossa dal Fronte nazionale elvetico (che aveva chiesto il permesso) e alla quale avrebbero partecipato Active Club Helvetia e Schweizer Nationalisten. Il sindaco non ha voluto che si ripetesse «quanto capitato a Torino (la manifestazione per la chiusura del centro sociale Askatasuna degenerata in scontri con la polizia, ndr) e a Milano (per i tafferugli della recente protesta contro le Olimpiadi, ndr)».
Niente da fare, insomma, anche stavolta, per i promotori del corteo, che già avevano rinunciato lo scorso novembre. Allora, ricordiamo, era stato lo stesso gruppo, riconducibile ad ambienti di estrema destra, a desistere dopo averne discusso con il Municipio di Lugano. Una rinuncia decisa “per evitare di creare pericoli e disagi per la cittadinanza vista l’annunciata e non autorizzata manifestazione degli antifascisti”, come aveva riferito il sindaco a ‘laRegione’. I motivi legati al mantenimento dell’ordine pubblico hanno quindi prevalso sui due diritti fondamentali: la libertà di riunione pacifica (articolo 22 Costituzione federale, art. 11 Cedu) e la libertà d’espressione (art. 16 Costituzione federale, art. 10 Cedu). Le giustificazioni del sindaco attribuiscono la responsabilità della decisione all’ampia adesione che ha ricevuto il presidio antifascista. Invece, non avrebbero avuto un impatto sulla decisione dell’Esecutivo i graffiti apparsi lungo e sotto la via Zurigo, che richiamano una simbologia filonazista.