Luganese

In contromano e in fuga dalla polizia, ma non è imputabile

A una 43enne, affetta da disturbo schizoaffettivo, è stato ordinato un trattamento ambulatoriale dopo che nel 2025 ha creato scompiglio nel Luganese

L’aula in cui si è tenuta l’udienza
(Ti-Press)
3 febbraio 2026
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Circolazione in contromano, fuga dalla polizia, elusione di posti di blocco, sorpassi azzardati e violazione del limite di velocità. Ce n’è abbastanza per un nuovo capitolo di ‘Fast and furious’, ma è solo l’elenco delle infrazioni commesse nel giro di alcune ore da una 43enne svizzera comparsa oggi alle Assise correzionali di Lugano. La donna ha creato una serie di situazioni pericolose, dando filo da torcere agli agenti, ma in aula è stata dichiarata non imputabile a causa del suo compromesso stato psichico quel giorno di maggio del 2025.

Dalla Capriasca all’Italia, via Malcantone

L’episodio è iniziato tra le 16 e le 18: la donna ha effettuato ben otto chiamate alla polizia lamentandosi di una lite accesa con la sua vicina di casa. Le autorità, percependo sin da subito lo stato confusionale e di agitazione della 43enne, hanno quindi inviato una pattuglia a Origlio, luogo dove si trovava inizialmente l’imputata. Giunti sul posto, gli agenti sono stati contattati dalla centrale che ha riferito come, nel frattempo, la donna si fosse spostata verso i parcheggi della Manor di Vezia. Una volta rintracciata, la pattuglia si è avvicinata alla donna. A quel punto, quest’ultima – che si trovava all’interno del suo veicolo – è partita a tutto gas senza apparenti ragioni, costringendo la pattuglia a inseguirla. Dopo la prima rotatoria, dove la donna non ha concesso la precedenza, gli agenti hanno azionato le sirene. «Da questo punto in poi, l’imputata si è di fatto data alla fuga dalla polizia, commettendo una lunga serie di infrazioni» ha ricordato la procuratrice pubblica Veronica Lipari durante la breve requisitoria.

Serie turbe psichiche

Infrazioni che hanno più volte rischiato di ferire gravemente gli altri utenti della strada, tra i quali un ciclista, oltre alla diretta interessata. Durante la folle corsa, la Toyota sulla quale viaggiava ha raggiunto anche la velocità di 82 chilometri orari sul limite a 50, sulla Strada Regina a Bioggio, in un orario di punta. Addirittura, durante la fuga la donna ha oltrepassato i confini statali superando la dogana di Ponte Tresa. È quindi in Italia che è stata fermata per poi essere ricoverata alla clinica psichiatrica di Mendrisio. E in effetti, per giudicarne le azioni, la Procura ha commissionato una perizia psichiatrica. Da quest’ultima risulta che le infrazioni commesse sono il sintomo della malattia psicotica che affligge la donna: si è trattato di un episodio maniacale nell’ambito della sua sindrome schizoaffettiva. Pertanto, lo psichiatra l’ha ritenuta incapace di valutare il carattere illecito delle proprie azioni, concludendo che, dal punto di vista psichiatrico forense, la 43enne non è imputabile.

Lei non ricorda nulla

Una tesi che sia l’accusa sia la difesa hanno poi portato in aula. Durante l’udienza, la donna stessa ha ripetuto di non ricordare quasi nulla di questi avvenimenti. Di conseguenza, la pp ha chiesto che l’accusata sia sottoposta a un trattamento psichiatrico ambulatoriale, che comporta l’assunzione di regolare farmacoterapia antipsicotica. Questo, anche perché è stato spiegato che altri scompensi psichiatrici acuti potrebbero ripresentarsi in futuro, non assumendo regolarmente la terapia. Tuttavia, dato che la patente le è stata revocata, il rischio di recidiva da parte della 43enne è stato classificato come minore. Di questo è certo anche l’avvocato difensore Pascal Cattaneo che, dopo aver sottolineato come la sua assistita sia sin qui incensurata e si stia impegnando a seguire correttamente il trattamento prescritto, ha infatti affermato che l’episodio è «sicuramente un incidente di percorso».

Il presidente della Corte Marco Villa ha dunque accolto le tesi sentite in aula, ordinando il trattamento ambulatoriale.