Luganese

Doppia manifestazione di ProIsraele e ProPal a Lugano

Da una parte, ci si batte contro l’antisemitismo e in solidarietà con il popolo iraniano, dall'altra si denunciano bombardamenti indiscriminati su civili

I partecipanti di Silent Walk in piazza
26 gennaio 2026
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Doopia manifestazione domenica per le vie del centro di Lugano. Da una parte, il corteo, pianificato da Silent Walk Svizzera con l’Associazione Svizzera-Israele, sezione Ticino, al quale hanno partecipato oltre trecento persone, secondo gli organizzatori. Dall’altra, la protesta dei Pro-Pal, che si sono dati appuntamento a Palazzo dei Congressi. La marcia di Silent Walk, si legge nella nota stampa, è stata indetta “in nome della pace, contro l’antisemitismo e in solidarietà con il popolo iraniano”. Il corteo è partito da Piazza San Rocco, per proseguire attraverso via Canova fino, via Nassa fino a piazza Battaglini per poi rientrare a piazza San Rocco dove si sono tenuti discorsi da parte di diversi oratori.

Presente anche la comunità iraniana

Silent Walk Svizzera rappresenta “un gruppo, che attraverso queste marce organizzate in sette diverse città svizzere, dimostra il proprio sostegno a Israele e la propria opposizione all’antisemitismo. Oltre al sostegno a Israele, la marcia, che si inserisce nelle commemorazioni per il Giorno della Memoria del 27 gennaio, è stata occasione per manifestare solidarietà al popolo iraniano così duramente colpito dalla repressione del regime islamista che ha provocato in pochi giorni oltre 20 mila uccisioni e un numero imprecisato di arresti fra i manifestanti che chiedono solo la libertà. Nutrita la partecipazione della comunità iraniana presente in Ticino. A loro nome ha tenuto un accorato discorso Khaterina Peiman, ricordando le uccisioni in massa del popolo iraniano da parte della polizia”. Il comunicato di Silent Walk punta il dito contro “un piccolo gruppo di ProPal ha cercato di disturbare la marcia per la pace, regolarmente autorizzata, ma è stato facilmente contenuto dalla polizia che ha evitato con professionalità qualsiasi contatto tra le parti. Gli episodi di antisemitismo sono in costante aumento, anche in Svizzera e in particolare in Ticino, complice una narrazione a senso unico sulla crisi di Gaza. Una guerra non voluta da Israele, costretto a reagire dopo il vile attacco di Hamas che il 7 ottobre 2023 ha compiuto il più grave pogrom contro gli ebrei dopo la Shoah, uccidendo oltre 1.200 persone e prendendone oltre 200 in ostaggio”.

‘Grave legittimare’ la catastrofe umanitaria

D’altro canto, l’associazione Future in Peace ritiene “rave e inaccettabile che, nel contesto di una delle più documentate catastrofi umanitarie del nostro tempo, una manifestazione pubblica venga utilizzata per ripulire e legittimare politicamente lo Stato di Israele, mentre sono in corso crimini di guerra, punizioni collettive e violazioni sistematiche del diritto internazionale umanitario nei confronti del popolo palestinese”. L’associazione ricorda che, “secondo le Nazioni Unite, organizzazioni umanitarie internazionali e numerosi giuristi indipendenti, Israele è responsabile di bombardamenti indiscriminati su civili, distruzione sistematica di ospedali, scuole e infrastrutture essenziali, blocco di cibo, acqua, elettricità e aiuti umanitari, uccisione di migliaia di bambini, trasferimenti forzati di popolazione e pratiche riconducibili al crimine di apartheid”. Per cui, “presentare tutto questo come una questione di ‘lotta all’antisemitismo’ rappresenta una strumentalizzazione pericolosa e moralmente inaccettabile, oltre a costituire un tentativo evidente di delegittimare e silenziare ogni critica verso il governo israeliano e i crimini commessi”. Future in Peace ribadisce con assoluta chiarezza che “l’antisemitismo è un crimine e va combattuto senza ambiguità, ovunque e sempre; criticare uno Stato, un’ideologia politica o un esercito non è antisemitismo; equiparare l’opposizione alle politiche israeliane all’odio contro gli ebrei significa svuotare di senso la lotta autentica contro l’antisemitismo”.