Inflitte pene pesanti a un 24enne e a un 30nne che viaggiavano in treno e avrebbero dovuto consegnare la droga alla stazione ferroviaria di Bellinzona.

Sei anni di prigione e l’espulsione dalla Svizzera per dieci: è la pena inflitta a due ‘cavallini’ che sono stati fermati alla dogana di Chiasso con otto chili di cocaina in una valigia il 23 novembre del 2024. Nella breve motivazione della sentenza, stasera, Curzio Guscetti, presidente della Corte delle Assise Criminali (composta dai giudici a latere Emilie Mordasini, Giovanni Celio e dagli assessori giurati) ha definito grave la colpa di un 24enne e del correo 30enne, entrambi dominicani. L'ingente quantitativo di droga avrebbe potuto mettere in pericolo la salute di parecchie persone. Ambedue viaggiavano su un Eurocity proveniente da Milano, dove sono arrivati tramite un bus e avrebbero dovuto scendere a Bellinzona per consegnare a Juan Zuisa in un bar della stazione ferroviaria la droga, che avevano ricevuto in Spagna da un tale chiamato Cacaroti.
Al processo i due imputati hanno ammesso i fatti, spiegando che hanno agito per motivi economici, essendo entrambi disoccupati. La loro credibilità, tuttavia, si è incrinata durante l’interrogatorio, quando il più giovane ha dichiarato di aver già spacciato droga al dettaglio in Spagna. Il giudice Guscetti li ha definiti ‘cavallini’, riconoscendo il loro ruolo di ‘semplici’ trasportatori di droga in una missione che hanno accettato, sperando nella buona sorte. Buona sorte che li ha assistiti fino a Chiasso, dove è finita la loro avventura. Il giudice ha spiegato che nella commisurazione della pena ha tenuto conto delle circostanze attenuanti invocate da Pascal Cattaneo, legale del 24enne, e da Stefano Stillitano, avvocato del 30enne, accettate in parte anche dal procuratore pubblico Moreno Capella, che al termine della requisitoria ha chiesto una pena di sette anni di reclusione, più l’espulsione dalla Svizzera per dieci nei confronti di entrambi gli imputati. Capella ha parlato al posto del pp Simone Barca (assente al processo perché indisposto ma titolare dell'inchiesta fino all'atto d'accusa, che reca la sua firma) e ha sottolineato che il quantitativo di droga sequestrato è rilevante, così come è elevato il grado di purezza della cocaina all'85%, visto che solitamente raggiunge il 71%. Il procuratore ha constatato che i due non hanno avuto solo un ruolo da ‘manovali’. Non è una coincidenza che qualche lavoretto lo abbia compiuto in Spagna il 24enne, mentre il 30enne abbia consultato il cugino, prima di accettare di accompagnare il suo amico in un viaggio la cui pericolosità è stata sotto stimata. Capella ha riconosciuto a loro favore l'assenza di precedenti penali, la relativa giovane età e la buona condotta in prigione, dove si trovano entrambi da circa un anno, in carcerazione preventiva e in espiazione anticipata della pena, dal giorno del fermo in dogana a Chiasso.
Capella ha tuttavia riconosciuto la loro collaborazione sostanziale fornita in corso d’inchiesta, anche se non è sempre stata lineare, come nelle versioni contraddittorie sul confezionamento degli otto panetti di droga, che poi sono stati messi nella valigia, per il trasporto. I due imputati, ha rilevato il pp, hanno ammesso i fatti e dato indicazioni utili agli inquirenti, ma come spesso avviene, è comprensibile che non abbiano voluto raccontare tutto, in particolare il punto di partenza della droga. Per questo è difficile per le indagini giungere a rintracciare i grossi trafficanti che organizzano il trasporto. Capella ha ricordato i fatti, ha sottolineato che entrambi sapevano che la valigia conteneva un quantitativo rilevante di droga e ha messo in evidenza che probabilmente almeno uno dei due (il più giovane) non è stato scelto a vanvera per un trasporto del genere. Occorre in effetti una certa affinità e fiducia per affidare a una persona una merce, che al mercato (illegale) ha un valore che si aggira sugli 800mila franchi, se venduta al dettaglio. Non sono forse degli sprovveduti e resta il sospetto che abbiano compiuto altri viaggi del genere, ha detto Capella.
Pascal Cattaneo, avvocato del 24enne, invece, ha dipinto il suo assistito come una persona che non ha saputo dire di no a un trasporto di droga. Però, ha assicurato il legale, il 24enne non è un criminale né uno spacciatore. All'ultimo momento avrebbe voluto rinunciare al viaggio, ma è stato costretto a farlo, perché minacciato. L'avvocato ha chiesto alla corte di tener conto della giovane età del suo assistito, del fatto che è incensurato e del suo sincero pentimento. In carcere, ha aggiunto Cattaneo, è stato obbligato ad assumersi le proprie responsabilità, ora ha aperto gli occhi e ha dichiarato che l'arresto ha avuto il merito di bloccare il suo ingresso nel mondo della droga. L'avvocato ha chiesto clemenza alla corte, affinché non lo condanni a una pena superiore ai cinque anni di reclusione e che rinunci all’iscrizione della sentenza nel Sistema informativo di Schengen (Sis). Sette anni dietro le sbarre è una condanna troppo pesante anche per l’avvocato Stefano Stillitano, che difende il 30enne, e che ha chiesto alla corte una sostanziale riduzione della pena per il suo assistito. Entrambi gli imputati, al termine del dibattimento hanno chiesto scusa alla Svizzera. Questo gesto, così come il loro pentimento è stato apprezzato, ma non ha evitato loro la condanna e l’iscrizione dell’espulsione dalla Svizzera nel (Sis), attraverso il quale di Paesi dell’Unione europea possono venire a conoscenza dei motivi (quindi della condanna) per i quali è stato decreto il divieto di entrare nel Paese.