Luganese

Il Centro: ‘La porta è aperta a un’alleanza col Plr a Lugano’

Reazioni positive dai vertici, cittadini e cantonali, del partito alla proposta del vicesindaco. Beltraminelli: ‘Incontriamoci’. Dadò: ‘Via da percorrere’

Paolo Beltraminelli e Fiorenzo Dadò
(Ti-Press)
27 aprile 2023
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Il Centro apre la porta al dialogo con il Partito liberale-radicale (Plr) per un’eventuale alleanza a Lugano in vista delle elezioni comunali del 2024. Sia il presidente sezionale Paolo Beltraminelli, sia quello cantonale Fiorenzo Dadò, rispondono dunque positivamente, seppur prudentemente, alla proposta lanciata dal vicesindaco di Lugano Roberto Badaracco.

‘Badaracco dimostra lungimiranza e realismo’

«Noi siamo andati bene alle elezioni cantonali, anche a Lugano – premette l’ex consigliere di Stato –. Sono convinto, e ho anche prove tangibili, che il cambiamento del nome sia stato fondamentale per questo risultato. Ci siamo posizionati in modo molto chiaro, soprattutto per i giovani, portando un messaggio verso chi vuole costruire un futuro con moderazione, tipicamente svizzero, senza estremismi. I nostri elettori stanno al centro, e la stessa cosa vale per il Plr, vi sono numerose affinità. È quindi buona cosa che Badaracco abbia prospettato una maggior collaborazione». La questione, che solleva anche il municipale, è: quanto forte lo si vuole questo centro? «È importante per il benessere della città che il centro sia forte e che cresca – replica Beltraminelli –. Quella del vicesindaco è un’uscita importante, che è anche un omaggio alla nostra politica. Badaracco ha dimostrato lungimiranza e realismo, dicendo in sostanza che il Plr non ha più la forza per di una volta e che i tempi delle grandi maggioranze monopartitiche sono passati. Oggi la frammentazione politica impone di guardare oltre al proprio giardino. Se si vuole costruire una Lugano al centro politico, non si può dimenticare l’altro partito dell’area».

‘L’interlocutore è il partito, non la persona, vediamo che segnali arrivano’

Il presidente sezionale si dice di conseguenza «aperto al dialogo», ma a determinate condizioni. «Una collaborazione non può essere però solo elettorale. Bisogna avere temi comuni, proposte condivise. Altrimenti rischia di essere una battaglia delle cadreghe, come direbbe la Lega, che non porta molto alla città. Quello per le Federali del 2019 ad esempio era stato inteso come un avvicinamento troppo veloce, dal sapore elettorale. Un incontro è sicuramente da fare, ma il nostro interlocutore non è solo Badaracco ma l’intero Plr comunale. È dal partito che deve arrivare un segnale». A tal proposito, «le Federali saranno un banco di prova. Se dalle dirigenze cantonali dei due partiti non ci saranno segnali di avvicinamento, e dal Plr cantonale in particolare vedo purtroppo una chiusura, questo renderà le cose un po’ più difficili a livello comunale, ma da parte nostra non vi è chiusura».

‘Non necessariamente una lista unica’

La proposta però è per il Comune. «Certo, ma una collaborazione non necessariamente passa da una lista unica. Esperienze passate, anche recenti, dimostrano che se gli elettori non capiscono non votano e quindi il grosso rischio è di perdere consensi invece di guadagnarli. Piuttosto bisogna vedere se è possibile lavorare su un progetto comune con dei temi condivisi che permettano a tutti di crescere». E gli elettori sarebbero pronti in questo momento? «È difficile da dire, un anno è poco tempo, ma per il dialogo sui temi siamo aperti, senza aspettare dopo le elezioni. Vediamo che segnali arrivano dal Plr. La salute del Centro a Lugano è buona, ci sono entusiasmo e motivazione, giovani e nuovi elettori, siamo fiduciosi per un buon risultato alle prossime elezioni comunali, grazie a una buona politica che sta dando buoni frutti».

PRESIDENZA CANTONALE

Dadò: ‘È la via da percorrere’

Non è per contro una novità la posizione di Fiorenzo Dadò, il presidente cantonale del Centro ha più volte nella scorsa legislatura lanciato l’amo. «Quasta è la via da percorrere», ci conferma. «Sono anni che insisto su questa strada. Sarebbe un modo per garantire maggioranze che possano portare avanti progetti utili per la collettività in maniera celere. È il Plr che ha sempre faticato, per una serie di motivi, a capire che questa è la via». Valuta dunque «molto positivamente» la proposta di Badaracco, aggiungendo che «bisogna mettere su un tavolo di lavoro alcuni temi importanti per lo sviluppo del cantone e dei comuni, formando delle intese e dei compromessi fra i due partiti. Da questo creare un programma comune da sottoporre alle rispettive basi, in modo da avere una forte legittimazione. La collaborazione deve partire da qui».

‘Un’opportunità da cogliere’

Osservando che ogni comune ha il proprio contesto, Dadò puntualizza che «non spetta comunque a me dare indicazioni, ma alle due sezioni luganesi di Centro e Plr valutare se questa può essere un’opzione. Credo che quantomeno una discussione non vada esclusa a priori. Io, fossi nella sezione di Lugano, è un’opportunità che coglierei. Bisogna crederci. In ogni caso, se collaborazione dovesse essere, allora che sia concreta e non solo a parole. Se guardiamo ad altre alleanze, l’abbiamo visto anche alle ultime Cantonali, se sono puramente elettorali, costruite per accaparrarsi seggi, non premiano». Non sarebbe dunque una questione di seggi in più o in meno? «Non deve esserlo. Si tratta di avere una forza e una legittimità per portare avanti i progetti e le misure che in questo momento il nostro cantone e i nostri comuni hanno bisogno. Non si tratta di fare un nuovo partito, ma di collaborare seriamente. Per gli esecutivi e di riflesso anche per i legislativi».

La congiunzione non è fattibile? ‘Cambiare la legge elettorale’

Ai liberali-radicali luganesi Dadò chiede «perlomeno di aprire a una discussione, a un dialogo. È un’occasione importante, che non va persa. Quando qualcuno lancia una proposta che ha elementi positivi, sarebbe peccato chiudere subito la porta di fronte a un’apertura. Lugano è la città più grande del Ticino è un segnale da lì sarebbe sicuramente positivo per tutto il cantone. Deve esserci però un forte sostegno della base dei rispettivi partiti». «Ma già oggi – aggiunge il granconsigliere – le due basi hanno evidentemente un minimo comune denominatore, altrimenti non sosterebbero in tal modo i rispettivi candidati agli appuntamenti elettorali. A medio termine la strada è questa qui». Infine, «non è obbligatorio fare la lista unica». Ma è l’unico modo, a oggi, sottolineamo, per presentarsi alleati alle Comunali. «Sì, però se non ci si vuol spingere così tanto in là, si può modificare la legge elettorale per permettere le congiunzioni anche ai livelli cantonale e comunale».

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