Luganese
Parzialmente assolto il 40enne tossicodipendente
L’uomo dovrà comunque scontare almeno 20 mesi di carcere. Ordinato anche il trattamento stazionario.
Il 40enne ha iniziato a drogarsi già da minorenne
(Ti-Press)
15 marzo 2023
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È terminato con una condanna di poco più di 20 mesi di prigione da scontare il processo a carico del 40enne ticinese, accusato di svariati reati tra cui incendio intenzionale, violazione della Legge federale sugli stupefacenti e lesioni semplici, in parte con oggetto pericoloso, per alcuni dei quali è stato assolto. Durante la mattinata, il procuratore pubblico Pablo Fäh aveva chiesto una pena detentiva compresa tra i 32 e i 34 mesi, di cui la metà da espiare. Nei confronti dell’imputato, il giudice Marco Villa ha ordinato il trattamento stazionario per curare i suoi problemi psichici e di dipendenza (eventualmente da svolgere anche in altri cantoni), che con molta probabilità svolgerà, almeno parzialmente, in carcere.

La tesi della difesa

«L’imputato ha avuto un’infanzia difficile segnata da un padre violento che ha abbandonato la famiglia molto presto e una madre tossicodipendente – ha esordito l’avvocato della difesa Federica Rella –. Egli ha poi iniziato a drogarsi a 14 anni, iniziando con la marijuana, per poi passare alla cocaina e alle anfetamine, usando le sostanze come una scappatoia dalla propria situazione». All’imputato sarebbe stato anche diagnosticato un disturbo borderline della personalità, oltre a una grave dipendenza dalla droga, per cui è stata chiesta una scemata imputabilità per la maggior parte dei reati. È stata contestata l’accusa d’incendio intenzionale.

La pena richiesta dall’accusa è stata dunque considerata eccessiva dalla difesa, che ha ritenuto più appropriato un trattamento stazionario in una struttura dedicata per un anno, sia esso in Ticino o in un altro cantone, dal momento che l’unica struttura ticinese, Villa Argentina, aveva già rifiutato l’ammissione a causa di problemi insorti con l’imputato nel 2018. «L’incarcerazione non gioverebbe alle sue condizioni – ha continuato Rella –, ma nel caso la Corte ritenesse opportuna la pena detentiva, si chiede che questa sia ridotta a 20 mesi di cui 10 da espiare, mantenendo però il trattamento stazionario di 12 mesi».

‘Voglio chiudere questo brutto capitolo della mia vita’

Nonostante l’arringa difensiva abbia definito «indubbia la sua volontà di curarsi», nell’interrogatorio era emersa la tendenza del 40enne di mancare agli appuntamenti e, in particolare, di non essersi presentato al colloquio a Villa Argentina, che ne avrebbe potuto permettere l’ammissione. «Non si tratta di strafottenza – ha affermato l’imputato –. Spesso quando sentivo che una parte di me voleva prendere la droga mi chiudevo in me stesso e non uscivo di casa. Inoltre, a causa dei miei problemi psichici sono soggetto a frequenti fasi di depressione e sbalzi d’umore. Mi dispiace per tutti i problemi che ho creato, ma quest’anno sento davvero di star migliorando, anche perché sono più seguito. Quando ho commesso i fatti non ero in me, e vorrei solo poter chiudere questo brutto capitolo della mia vita e ricominciare una vita migliore».

Parzialmente assolto, ma la prognosi resta negativa

Il 40enne è stato assolto per parte delle imputazioni. In primis, cade l’accusa d’incendio intenzionale, l’unica sistematicamente negata dall’imputato, per mancanza di prove (il Dna non è indice sufficiente che sia stato effettivamente lui ad appiccare il fuoco) e in virtù del principio in dubio pro reo. Cade anche l’utilizzo di oggetto pericoloso durante l’aggressione (non è chiaro che tipo di vaso sia stato usato), così come il tentato rapimento, il tentato favoreggiamento e il furto. Confermate invece le imputazioni di coazione, infrazione alla Lf sugli stupefacenti, minacce, ingiurie, danneggiamenti e lesioni semplici. La condanna inflitta, tutto sommato, è di 23 mesi, a cui vanno dedotti i giorni di carcere preventivo scontati nel 2018, e tutte le ore spese in misure sostitutive all’arresto, per un totale di 93 giorni. Saranno quindi circa 20 mesi da scontare. Per le ingiurie ripetute è stata inoltre inflitta una pena pecuniaria di 60 aliquote da 10 franchi l’una. Gli è stata inflitta una multa da 500 franchi, che si tramuterà in cinque giorni di galera in caso di mancato pagamento.

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