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laR
 
10.12.2022 - 09:21

La Croce Rossa cerca persone che si dedichino agli anziani

La pandemia ha dimezzato la disponibilità di volontari e si fatica a trovare nuove leve. Pronta risposta, invece, per l’emergenza migranti dall’Ucraina.

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“Spesso gli anziani cercano solo qualcuno con cui parlare”

Nella società di oggi, la gente ha ancora tempo da dedicare al volontariato? La risposta è sì, almeno secondo quanto ci racconta Simona Salzborn, vicepresidente della Sezione del Sottoceneri di Croce Rossa Svizzera. Ma c’è da dire che non tutti i settori sembrano avere la stessa attrattiva per le persone intenzionate a dedicare parte del proprio tempo ad aiutare il prossimo. Infatti, mentre per esempio la risposta alla richiesta di volontari per gestire l’emergenza dell’immigrazione ucraina è stata puntuale, con oltre trecento persone disposte a dare il proprio contributo solo nel Sottoceneri, nel periodo post-pandemico si è registrato un calo d’iscrizioni per quanto riguarda l’aiuto agli anziani.

In vent’anni, i volontari sono quadruplicati

«Quando ho iniziato a fare la volontaria nella Croce Rossa, vent’anni fa, eravamo solo un centinaio di persone, ora siamo quasi quattrocento – afferma Salzborn –. La figura del volontario, col passare del tempo, si è professionalizzata, nel senso che adesso le persone sono più formate, ma la buona volontà è la stessa di sempre». Sembra un quadro tutto sommato ottimista, quello dipinto dalla vicepresidente, che ritrae una popolazione ancora disposta a dare una mano alle persone, oggi come vent’anni fa: «Noi chiediamo serietà e disponibilità, e un po’ di tempo da dedicare, che comunque non dev’essere tantissimo: è sufficiente qualche ora la settimana, e se lo si vuole davvero fare, un modo lo si trova». «È certamente possibile coniugare il volontariato con la vita lavorativa – conferma Tiziana, 68 anni, che da vent’anni opera come volontaria e coordinatrice per la Croce Rossa – conosco molte persone che dedicano solamente il sabato o la domenica, o che riescono a ritagliare qualche ora nei pomeriggi».

‘Sentivo il bisogno di dare una mano’

«Io sono dell’idea che in questa vita ci sia bisogno di rendersi e sentirsi utili – dice Eraldo, 86 anni, volontario da dieci –, aiutare il prossimo è fondamentale». Eraldo ha iniziato a fare il volontario quando non sentendosi più in grado di svolgere la sua attività di architetto, ha sentito il bisogno di dedicare il proprio tempo alle altre persone. «Sono sempre stata interessata ai temi sociali, poi un giorno ho visto l’annuncio sul giornale e mi son detta ‘Perché no?’ – rivela Tiziana –. Gli anziani a me piacciono molto, e sono dell’idea che si debba amarli per poterci lavorare insieme. Non è sempre facile, ma quando li vedo mi si allarga il cuore». Sia Eraldo che Tiziana lavorano con persone anziane, andandoli a trovare a casa, dove li aiutano anche a svolgere delle piccole commissioni, e in casa di riposo, dove tengono loro compagnia e svolgono con loro piccole attività quotidiane. Da parte di entrambi, emerge un forte senso di solidarietà, che, secondo Tiziana, al giorno d’oggi sta venendo un po’ a mancare: «A me sembra che una volta le persone erano più attente ai bisogni dell’altro, mentre oggi si tende sempre più verso l’individualismo». Un’idea non condivisa appieno da Salzborn, la quale ritiene che non sia troppo difficile trovare volontari al giorno d’oggi, ammettendo però che: «È vero che stiamo riscontrando qualche difficoltà nel trovare persone disposte a dedicarsi agli anziani...».

‘Dopo il Covid, molte persone hanno paura d’interagire’

La pandemia sembra aver dato una batosta anche al settore del volontariato, e a risentirne sono soprattutto le persone sole. «Da quando c’è stato il Covid molte persone hanno paura d’interagire con gli anziani, per timore di farli ammalare, o di ammalarsi loro stessi, dato che molti volontari hanno comunque una certa età. Inoltre, per un lungo periodo, le case di riposo sono state chiuse agli esterni, e una volta riaperte molta gente non è più tornata – ammette Salzborn –. Prima della pandemia, su quattrocento volontari totali oltre un centinaio era dedicato agli anziani, ora sono la metà. Non è che negli altri settori non ci sia bisogno di volontari, perché il bisogno c’è sempre, ma forse il gruppo dedicato agli anziani è quello che stiamo più facendo fatica a rimpolpare, ma non ho dubbi che ce la faremo, perché fare compagnia a un anziano può essere molto gratificante». «Io stesso sono vecchio quindi so cosa vuol dire – rivela Eraldo –, la solitudine è una delle cose più brutte. Alla nostra età si vive principalmente di ricordi, e molti anziani cercano solamente qualcuno con cui parlare, con cui sfogarsi un po’». E Tiziana aggiunge: «Il volontariato è un viaggio alla scoperta soprattutto di sé stessi, perché quello che diamo torna sempre indietro».

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