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01.07.2022 - 17:40
Aggiornamento: 18:27

Plan B Lugano, il governo: ‘Rischio ridotto di riciclaggio’

Rispondendo a un’interrogazione, il Consiglio di Stato smorza le preoccupazioni in virtù della natura locale delle transazioni in criptovalute

Plan B a Lugano, il rischio di riciclaggio non sarebbe elevato. Sostiene questo, in estrema sintesi, il Consiglio di Stato (Cds) nella risposta all’interrogazione dello scorso marzo – primo firmatario: Marco Noi (Verdi) – che chiedeva lumi al governo sul sistema promosso dal Municipio che consente il pagamento di beni, servizi, tasse, imposte ed emolumenti di qualsiasi tipologia a livello cittadino.

‘Il Plan B si rivolge a persone identificate’

L’atto parlamentare chiedeva se un sistema "incentrato sulle criptovalute implementato nella terza piazza finanziaria svizzera, che ha già notevoli problemi a controllare fenomeni di criminalità organizzata, sia un’ulteriore porta aperta per fenomeni del genere". Per la risposta, il Cds si è basato a un rapporto della Finma, che ha indicato che "il rischio di riciclaggio di denaro e di finanziamento del terrorismo può accentuarsi in ragione di fattori quali l’anonimato potenzialmente maggiore, la rapidità delle transazioni e la loro natura transfrontaliera". Il Plan B tuttavia non rientrerebbe in questi canoni, dato che si rivolge a persone identificate o note al Comune, in larga parte contribuenti e persone iscritte nel Registro del controllo abitanti, per il tramite di un intermediario finanziario che rispetti le norme della Legge federale relativa alla lotta contro il riciclaggio di denaro e il finanziamento del terrorismo. In questo contesto, "il rischio derivante dall’anonimato è radicalmente ridotti, così come lo è il rischio di riutilizzo del prodotto derivante da non conformità fiscali. La natura prettamente locale e domestica delle transazioni contribuisce inoltre a escludere ragionevolmente l’ipotesi di rischio accresciuto di riciclaggio connesso con la dimensione cross-border".

Il controllo? Del Consiglio comunale

Sempre rispondendo all’interrogazione, il governo fa sapere di non essere stato coinvolto dal Municipio di Lugano nel progetto Plan B, ma che questo sostanzialmente non è un problema in quanto vige il principio dell’autonomia comunale disciplinato dalla Legge organica comunale (Loc). Allo stesso modo è "prematuro" che il Cds si attivi: Noi e cofirmatari chiedono infatti se non sia contro la Loc "pubblicizzare in pompa magna un accordo di partenariato pubblico-privato senza dapprima aver ottenuto il benestare del legislativo comunale". "Spetta semmai al Consiglio comunale esercitare i controlli sull’attività municipale". Sulla stessa lunghezza d’onda la risposta inerente alla conformità alle raccomandazioni contenute nel rapporto 2018 dell’organismo interdipartimentale federale sui rischi nazionali riguardante i rischi legati al riciclaggio e al finanziamento al terrorismo attraverso le criptovalute. Anche in questo caso si cita il principio dell’autonomia locale e si ribadisce che sarebbe "prematuro per il Cds attivarsi per verifiche presso organismi federali, intervenendo in un processo di autonoma valutazione di un esecutivo comunale tutt’altro che concluso". Il compito è di vigilare che le norme di diritto superiore siano ossequiate è, nuovamente, nelle mani del legislativo.

Appoggi Supsi e Usi

Infine, la risposta governativa chiarisce quali sarebbero stati gli appoggi accademici del Municipio di Lugano per il progetto. Da un lato la Supsi, che offre percorsi di formazione di base e continua ed "è attiva nella ricerca applicata con attività e progetti che toccano diversi ambiti dell’informatica e dell’intelligenza artificiale, fra cui l’ambito della tecnologia Blockchain e delle relative applicazioni". Dall’altra parte l’Usi che, pur sottolineando che non vi sia un accordo formale relativo al Plan B, conferma incontri fra Protettorato per l’innovazione e le relazioni aziendali, i rappresentanti del Municipio e i promotori del progetto, per identificare percorsi di formazione utili a formare specialisti.

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