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Un caso isolato o l’inizio di un nuovo ciclo?
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27.01.2022 - 18:22
Aggiornamento: 19:48

Inversione di tendenza: Lugano torna a crescere

Nel 2021 la popolazione è leggermente aumentata (+95), dopo un lustro di declino, portando il totale a 66’586 abitanti. Positivo il saldo migratorio

La popolazione di Lugano torna a crescere. Dopo un lustro di declino, nel 2021 gli abitanti sono infatti leggermente aumentati (+95), portando il totale a 66’586. Qualche segnale dell’inversione di tendenza si era notato già nel 2020, ma è l’anno scorso che segna finalmente il giro di boa. Il merito di questi risultati positivi è dovuto al saldo migratorio, che negli anni scorsi era negativo, e che è tornato in campo positivo: 5’543 arrivi contro 5’348 partenze. Resta per contro negativo il saldo naturale, in quanto i decessi (629) superano ancora notevolmente le nascite (478). Un dato, quest’ultimo, che differenzia Lugano da Bellinzona, dove ci sono più nati che morti. E d’altra parte, la crescita nella capitale è stata l’anno scorso molto più sostanziosa.

Costruite circa 400 abitazioni in più

Ciononostante, i risultati demografici di Lugano sono giudicati come globalmente finalmente positivi. «C’è un cauto ottimismo – valuta il capodicastero Consulenza e gestione Tiziano Galeazzi – e tutto sommato c’è soddisfazione, perché sono risultati che dimostrano che Lugano, come il Ticino intero, non sono solo posti attrattivi per le vacanze ma anche per venirci a vivere. Un dato confermato dall’aumento di alloggi di abitazione». Durante il 2021 in effetti sono state costruite circa 400 abitazioni in più ma, assieme alle camere in affitto, è l’unico dato realmente positivo di un settore immobiliare solitamente frizzante a Lugano. Commerci e negozi, uffici, bar e ristoranti, magazzini: sono tutti stagnanti. «Considerata la pandemia, non si tratta però di un dato preoccupante – osserva il municipale –. Sarà comunque importante avere un occhio di riguardo per questi settori».

In difficoltà le attività economiche

Ma sembra essere l’economia in generale a necessitare di particolare attenzione. Se i dati demografici fanno ben sperare, a prima vista preoccupa invece il segno meno davanti a (quasi) tutti i settori economici. Nel 2021, le attività economiche registrate in città sono diminuite di oltre 430 unità (-2,4%). Percentualmente parlando i più colpiti sono i settori manifatturiero e bancario (entrambi -6,1%), alberghiero e della ristorazione (-5%) e del commercio all’ingrosso (-4,8%). Ma a colpire in termini assoluti è il significativo calo (-223) delle attività finanziarie non bancarie e fiduciarie. «Sono cifre che non fanno sorridere – ammette il sindaco Michele Foletti –, ma grazie ad altri indicatori vediamo che globalmente la situazione tiene. Ad esempio, la contrazione non si è vista nell’incasso delle imposte (17 milioni in più rispetto al 2020, ndr), vuol dire che non c’è stato un impoverimento generale. Per quanto riguarda le attività finanziarie, l’entrata in vigore della nuova legge sugli istituti finanziari ha spinto molti a riunirsi per far fronte alle nuove regole».

Forte crescita di rumeni e francesi

Tornando ai dati più prettamente demografici, vi sono altri aspetti che saltano all’occhio. A cominciare dal fatto che, in realtà, i residenti permanenti sono leggermente diminuiti: al 31 dicembre erano 62’748 (6 in meno di un anno prima). A essere cresciuti, in totale di un centinaio di unità, sono le persone che hanno scelto Lugano come residenza secondaria e soggiornanti e frontalieri, rispettivamente 2’652 e 1’186. Nella Lugano multiculturale delle 140 nazionalità risultano in crescita gli svizzeri, che sono il 60,8% della popolazione, mentre gli italiani restano di gran lunga il gruppo straniero più numeroso (15’975, il 24%) ma sono in diminuzione (-1,1%). Significativo anche il calo dei portoghesi (-4,2%, comunque terzo gruppo nazionale), dei serbi (-5%) e degli spagnoli (-3,8%). Questi ultimi in particolare sono stati superati da francesi (+12,7%) e rumeni (+19,7%), che oltre agli spagnoli hanno sorpassato in numero anche i turchi e i bosniaci. Crescono anche i tedeschi (+5,7%, quarto gruppo).

Lo spostamento verso le aree collinari ormai ‘sistematico’

Non ci sono per contro significativi cambiamenti nella graduatoria dei quartieri. I due più popolosi restano Molino Nuovo (9’351) e Pregassona (9’291), entrambi in calo, mentre è da segnalare la buona performance di alcune zone collinari a sud e a nord della città: rispettivamente Barbengo (+3,4%), Pambio-Noranco (+5,4%) e Pazzallo (+6,8%) da un lato e Bogno (+4,6%) e Cimadera (+3%) dall’altro. «Si tratta di un trend che ormai sta diventando sistematico – osserva Giorgio Maric, responsabile del Servizio di statistica urbana –, in quanto lo osserviamo da diversi anni. E questo rientra nelle Linee di sviluppo della Città, che indicano uno sviluppo centripeto dell’area urbana». «Credo che sulla crescita di alcuni quartieri periferici abbia giocato molto il fattore lockdown – aggiunge Foletti –: un volume di vendite immobiliari mai raggiunto negli ultimi anni indica che c’è stata una ricerca di spazi abitativi diversi dal centro». «Credo inoltre che il Covid abbia fatto riscoprire a molti la necessità di stabilità, di certezza. Abbiamo infatti osservato diversi rientri di luganesi residenti all’estero. Persone anche facoltose, che potrebbero incidere fiscalmente».

Sempre più anziani

E a proposito di categorie agiate, il Municipio legge positivamente l’aumento degli anziani. La crescita del 3% dei 90enni, del 3,8% degli 80enni e soprattutto del 3% dei 60enni: «Per i più anziani è positivo, perché vuol dire che la qualità di vita è elevata e per la fascia di età fra i 60 e i 69 anni, mi auguro che l’aumento sia da ricondurre a dei buoni contribuenti» ipotizza Galeazzi. Ma c’è un rovescio della medaglia, e non è da poco: i bambini sotto i 10 anni calano (-2,5%) e sebbene le nascite siano aumentate rispetto al 2020, il saldo resta ancora largamente negativo. E poi ci sono i 30enni e i 40enni, diminuiti rispettivamente dello 0,8% e del 3%. E non a caso si tratta della fascia d’età nella quale generalmente si mette su famiglia. E se il sindaco ricorda che il problema dell’invecchiamento non riguarda solo Lugano e spetta al Cantone mettere in campo delle politiche per correggere la tendenza, Maric vede il bicchiere mezzo pieno. «Rispetto al più forte calo del 2020 (-591, ndr), questa è un’inversione importante – osserva l’esperto –. Soprattutto viste le dimensioni di Lugano, che è una grande nave e per cambiare marcia ci vuole un po’ più di tempo, e la pandemia. Nonostante il Covid i decessi sono diminuiti, le nascite aumentate e la dinamica interna è ulteriormente cresciuta».

Per analizzare meglio questi dati bisognerà attendere la pubblicazione dell’opuscolo ‘Lugano in cifre 2022’, previsto per la primavera, mentre per capire se si tratta dell’inizio di un nuovo ciclo per la città non ci resta che aspettare (almeno) un anno per avere la conferma di questi primi segnali.

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