27.12.2021 - 12:34
Aggiornamento: 19:15

Scarcerati i fratelli coinvolti nel riciclaggio via Lugano

I due comaschi, il maggiore dei quali con residenza in città, erano stati arrestati in Italia accusati di riciclaggio internazionale, frode e corruzione

di Marco Marelli
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Ti-Press
Svariati milioni al centro delle accuse

Arrestati lo scorso mese di maggio sono tornati in libertà due notissimi fratelli comaschi, il maggiore dei quali residente a Lugano, finiti in carcere con l’accusa di riciclaggio internazionale, frode fiscale e corruzione tra privati, nell’ambito di un’inchiesta coordinata dal pubblico ministero Paolo Storari, sostituto della Direzione distrettuale antimafia di Milano. La scarcerazione (dopo un periodo dietro le sbarre erano entrambi agli arresti domiciliari) è avvenuta nei giorni scorsi, a seguito dell’accordo sul patteggiamento, condizionato dal rientro in Italia di una ventina di milioni di euro che dopo essere transitati da Lugano, erano finiti in alcuni ‘paradisi fiscali’. I fratelli comaschi sono personaggi molto conosciuti, e non solo nella Como che conta, ma anche in diverse città italiane, incominciando dal capoluogo lombardo, dove il maggiore dei due è titolare della Luga Srl, legata a filo doppio della fiduciaria luganese Luga Audit & Consulting Sa, con sede in viale Stefano Franscini.

Il ‘mago del fisco’

L’uomo, 63 anni, una nomea di mago del fisco tanto che la sua fiduciaria luganese sarebbe stata frequentata da decine di imprenditori del Nord Italia, interessati secondo gli inquirenti milanesi a trasferire capitali in paradisi fiscali, era nel board dell’esclusivo Golf Club Villa d’Este. Il fratello minore, 54 anni, è altrettanto conosciuto, anche negli ambienti politico-amministrativi lombardi. Sino allo scorso anno in qualità di vicepresidente era componente del comitato di vigilanza di Infrastrutture Lombarde, il braccio operativo di Regione Lombardia. Incarico che aveva lasciato dopo che era uscito con un patteggiamento da un’accusa di frode fiscale. Stando all’accusa il 63enne fiduciario comasco avrebbe gestito alle Bahamas un fondo di 14 milioni di euro depositato presso una banca di Lugano, già al centro di vicende analoghe. Stando all’inchiesta milanese il compenso dei due fratelli comaschi per far scomparire i soldi destinati alle tasse sarebbe stato del 18%. Si annunciano guai anche per gli imprenditori poco inclini a pagare le tasse.

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