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laR
 
20.12.2021 - 05:30
Aggiornamento: 18:50

L’appello: ‘A Lugano manca un centro artistico per ragazzi’

Il sogno di Gienry Papiri e Timothy Hofmann: realizzare uno spazio polivalente per adolescenti. ‘Aiuterebbe anche negli sbocchi professionali’

Cerca una casa per il proprio sogno, Gienry Papiri. Con quarantaquattro anni di insegnamento alle scuole medie alle spalle, il giovane pensionato di Pregassona sta da un paio d’anni cercando di concretizzare un progetto che ha molto a cuore: uno spazio polivalente e ben attrezzato per praticare attività artistiche, rivolto ai giovani a partire dalla scuola media. Un sogno già ben strutturato, messo nero su bianco con l’amico ed ex collega Timothy Hofmann, con un piano finanziario, degli obiettivi, delle idee. Ma che ciononostante non è riuscito ancora a trovare una propria collocazione.

‘Cerchiamo un mecenate’

«Cerchiamo un mecenate», ci dice fra il serio e il faceto Papiri quando lo incontriamo. «Cerchiamo un ‘mecenate’ moderno, una persona sensibile al mondo dei giovani e dell’arte, consapevole del suo privilegio esistenziale e desideroso di aiutare. Abbiamo provato a rivolgerci a molti enti pubblici e privati, tutti si sono rivelati interessati, ci hanno detto che si tratta di una bella idea, ma poi all’atto concreto non si è mai fatto nulla purtroppo». Questo, anche perché i promotori hanno un’idea ben chiara di quel che vorrebbero: «Uno spazio di circa 100 metri quadrati, che sia in una zona centrale o quantomeno ben coperta dai mezzi pubblici, accessibile a tutti». Un luogo dove poter tener corsi e che sia ben attrezzato per attività che contemplino diverse tecniche: acquarelli, acrilici, tempera, inchiostri stesi su vari supporti come carta, cartone, tela fogli di vari materiali e misure con pennelli, aerografi, rulli. E poi i fumetti, specialità e passione di Hofmann.

Un lavoro di qualità, ‘non semplici lavoretti’

Papiri e Hofmann sono infatti rispettivamente ex docente e docente di educazione visiva e arti plastiche, con specializzazioni diverse. «Conosciamo molto bene adolescenti e preadolescenti e il loro mondo ci sta particolarmente a cuore». E proprio questa conoscenza sta alla base del progetto. «Molti giovani sono orientati verso la musica, altri allo sport e naturalmente altri ancora all’arte. Ma per questi ultimi abbiamo notato che c’è poco. Forse perché gli adolescenti sono più esigenti, più critici, bisogna essere flessibili rispetto alle loro richieste e odiano la mancanza di concretizzazione immediata: sono più impegnativi». La spinta concreta è arrivata a Papiri gli ultimi giorni di scuola, un paio d’anni fa, quando colleghi e allievi gli hanno chiesto di organizzare dei corsi. Ma non corsi qualsiasi: «Sarebbe un lavoro di qualità, che permetterebbe una crescita personale e artistica. Non si tratterebbe di ‘semplici lavoretti’».

C’è già un business plan

Da un lato, infatti, le attività permetterebbero anche «futuri sbocchi professionali o formativi»: «Le lezioni potrebbero essere utilizzate come supporto per chi, ad esempio, desidera iscriversi al Centro scolastico per le industrie artistiche». Ma soprattutto, Papiri individua una funzione sociale nel progetto: «Diversi studi hanno dimostrato quanto lo sviluppo delle attività artistiche e creative possa portare ad abbattere concretamente svariati problemi, come ad esempio la delinquenza, la gestione della rabbia, il bullismo, la depressione, l’ansia, l’uso di sostanze nocive alla salute. Oltre allo svolgimento delle attività ci piacerebbe che ci fossero anche dei momenti conviviali di socializzazione». E come detto, Papiri e Hofmann hanno già un business plan: «Abbiamo calcolato i costi considerando l’autofinanziamento. Si potrebbero ipotizzare 250 franchi per pacchetto di quattro lezioni». E chi non può permetterseli? «In caso di bisogno, ci piacerebbe favorire ragazzi deboli finanziariamente».

La municipale: ‘Gli spazi si possono trovare’

Papiri sottolinea inoltre che, sempre in base al business plan, «ci siamo accorti purtroppo che potremmo permetterci qualcosa solo in valle». La fattibilità del progetto, insomma, ruota attorno ai costi. Abbiamo chiesto alla capodicastero Immobili della Città di Lugano quali prospettive ci potrebbero essere. «È un’iniziativa lodevole, come tutte quelle che riguardano i giovani – evidenzia Cristina Zanini Barzaghi –. Credo che potrebbe allacciarsi bene alle attività di Lac Edu e del Museo in erba. E poi a quanto viene già fatto nei due centri giovanili (Viganello e Breganzona, ndr). Volendo, si potrebbe ipotizzare di istituirne un terzo». Serve però una sede fisica. «Gli spazi penso che si possano trovare – valuta la municipale –. Si potrebbe anche agganciare questo progetto a quello degli Spin, ossia le ex case comunali. Bisognerebbe discuterne con l’Ufficio quartieri, le Commissioni dei quartieri e il Dicastero formazione, sostegno e socialità. Ci sono anche altre alternative: per esempio, abbiamo in costruzione l’asilo di Sonvico, che libererà tre edifici. Uno di questi potrebbe essere adibito ad atelier». Insomma, la disponibilità a entrare in trattativa c’è, «perché l’idea interesserebbe effettivamente un target un po’ scoperto».

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