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15.11.2021 - 12:00
Aggiornamento: 15:12

Pse come chiave per aprire la Porta nord della città

Ricomponiamo il mosaico del Nuovo quartiere di Cornaredo accorpato al progetto che è però sotto scacco dal referendum del 28 novembre

Una vera e propria rivoluzione. È quanto succederà fra una decina d’anni a Cornaredo, se il progetto di Polo sportivo e degli eventi (Pse) verrà promosso dalla cittadinanza chiamata alle urne il 28 novembre. Una rivoluzione architettonica, urbanistica e viaria (i favorevoli aggiungono anche l’aspetto ambientale). Il rinnovamento totale riguarda anche il Nuovo quartiere di Cornaredo (Nqc), i cui progetti (tram, nodo intermodale per i trasporti pubblici, park&ride, piazza sul fiume Cassarate, masseria e parco di Trevano) sono stati pensati per essere integrati al Pse. Il nostro viaggio nel futuro comincia dal passato, dal progetto ‘Sigillo’, disegnato degli architetti Giraudi, Radczuweit, Cruz e Ortiz, che otto anni fa vinsero il concorso internazionale indetto dalla Città. Un progetto che, come ha spiegato Sandra Giraudi nella serata pubblica organizzata dal Municipio al Palazzo dei congressi, è stato affinato e si è sviluppato col passare del tempo fra progettisti e l’Amministrazione di Lugano, mentre entrambi i comitati contrari sostengono che sia stato stravolto. Dopo aver sviscerato le ‘divergenze finanziarie’, entriamo nel merito delle componenti del progetto.

I contenuti non sportivi

Oltre all’Arena sportiva e al nuovo Palazzetto dello sport, nella seconda (orizzonte 2025-2028), il Pse contempla i cosiddetti “contenuti complementari": le due torri (una delle quali riservata agli uffici comunali), il blocco servizio (per la nuova sede della Polizia comunale e per altre attività sportive), l’edificio sud (con contenuti gastronomici e commerciali) e i principali spazi pubblici esterni. Nella terza fase (2026-2029) sono invece previsti i “contenuti privati”: l’edificio ovest con l’autosilo e le aree esterne private. Contenuti contestati dai due comitati contrari che, con argomenti simili, li ritengono fuori luogo, frutto di un accordo finanziariamente sfavorevole per la cittadinanza e puntano il dito contro la perdita, a Piano regolatore, della destinazione pubblica di un terzo del comparto. Il progetto è altresì criticato perché troppo oneroso e, di riflesso, metterebbe a repentaglio la politica sociale della Città. Nel mirino del dissenso, sono finiti proprio i contenuti della seconda e della terza tappa. Perché? Le osservazioni richiamano il parere di EspaceSuisse che aveva espresso perplessità in merito al trasferimento dei dipendenti pubblici da via della Posta 8 a Cornaredo e mettono l’accento sull’inutilità di creare nuove residenze e spazi commerciali visto che Lugano ha perso 2’500 abitanti in cinque anni e lo sfitto sfiora oramai il 4%. Inoltre, nel 2020, c’erano 40’000 metri quadrati di uffici vuoti, senza contare i negozi, sostengono i contrari, secondo i quali, per il cantiere è calcolato il transito di 144’000 autocarri per sei/sette anni, corrispondenti a 426 carichi settimanali di Tir che entreranno e usciranno da una zona trafficata.

Due torri, blocco servizi e quattro edifici

Vediamoli questi contenuti contestati, che, secondo il Municipio e il comitato favorevole, sono ben inseriti nel paesaggio: ci sono le due cosiddette torri, alte 45 metri, distribuite su 12 piani (a titolo di paragone, la casa torre dell’architetto Rino Tami, costruita nel 1957 a Cassarate, svetta con i suoi 58 metri), mentre i quattro edifici lungo via Trevano avranno un’altezza di 29,5 metri con nove piani. Agli occhi dei fautori del progetto, la costruzione in altezza permette un uso parsimonioso del suolo, a beneficio dell’uso per scopi pubblici. Inoltre, il Piano regolatore (Pr) dell’Nqc, a nord dell’area del Pse, permette già di realizzare edifici alti fino a 60 metri. L’introduzione della residenza nel comparto di Cornaredo è oggetto di una modifica del Pr, la cui approvazione governativa è sospesa, in attesa dell’esito del referendum (già adottata dai Consigli comunali di Lugano, Canobbio e Porza), ma contestata dal ricorso del consigliere comunale Plr Fulvio Pelli. La variante pianificatoria introduce la possibilità di contenuti residenziali per una quota massima pari al 50%, la metà destinata ad abitazione primaria. Secondo il Municipio, i tempi tecnici bastano per garantirne l’approvazione. Non solo. Il Piano di quartiere, presente nel Pr dal 2007 e accolto negli anni scorsi, consentirà di realizzare le singole parti del progetto che verranno divise in diverse domande di costruzione. I comitati contrari sostengono l’inutilità di queste opere.

Quel trasloco contestato

Il contestato trasferimento di 113 dipendenti dell’Amministrazione cittadina da via della Posta 8 a Cornaredo. Riunire i servizi della Città sotto uno stesso tetto, al Pse, favorisce sinergie funzionali a tutto vantaggio di un migliore servizio alla cittadinanza e di una maggiore sostenibilità. I locali dei servizi comunali che si trovano in centro sono vecchi, non sufficienti e poco efficienti. L’edificio di via della Posta 8 venne edificato come ospedale, in seguito era stato trasformato in sede delle dogane, e infine vi sono stati alloggiati gli uffici comunali. Ristrutturare questo stabile costerebbe 30 milioni di franchi senza risolvere i problemi di spazio e dispersione degli uffici sul territorio, per cui oggi i cittadini devono spostarsi da una sede all’altra per svolgere le loro pratiche. Inoltre, l’edificio in via della Posta 8 si trova in una posizione di grande pregio e la Città prevede di trasformarlo in uno stabile residenziale, con appartamenti ad affitti sostenibili destinati a famiglie, singoli, anziani e giovani. Sarà possibile realizzare 57 alloggi di diverse dimensioni, per 163 inquilini che potrebbero vivere in centro 7 giorni su 7. Traslocare 113 collaboratori dal centro a Cornaredo permetterà quindi di liberare locali preziosi, con vantaggi finanziari, urbanistici e sociali. La riunione dell’Amministrazione comunale e degli sportelli in una delle due torri, così come lo spostamento della Polizia comunale nell’adiacente blocco servizi, renderanno più razionali ed efficaci i servizi alla cittadinanza, che potrà sbrigare le pratiche in un unico luogo.

Viabilità totalmente ridisegnata

La riorganizzazione viaria che interessa il comparto Pse, il nuovo quartiere di Cornaredo, di fatto rappresenta la Porta nord della città, ed è di competenza cantonale. La strategia del Piano di viabilità del polo (Pvp) prevede di sfruttare la galleria Vedeggio-Cassarate, la cui uscita verrà ‘raddrizzata’ e raggiungerà la grande rotatoria sopra il fiume (contestata da ricorsi pendenti al Tribunale amministrativo cantonale) per riorganizzare gli spostamenti all’interno della città. L’intento è quello di limitare l’aumento del traffico nel suo complesso. La pianificazione prevede di ripartire diversamente il traffico sulle tre direttrici, dando alla via Ciani e alla strada che proseguirà lungo il Cassarate, il ruolo di asse di penetrazione preminente, così da assorbire almeno il 50% del traffico proveniente dalla galleria. Questo scenario ha determinato nuove prospettive per lo sviluppo del quartiere. Tra la pista di ghiaccio della Resega e il Pse, la nuova via Sonvico verrà declassata a favore del trasporto pubblico ed eventualmente destinata ai confinanti autorizzati. La futura viabilità transiterà quindi dalla via Ciani, verso la via Stadio che verrà ricavata dalla zona in cui ci sono attualmente i posteggi, sfociando lungo la via Trevano, altra strada che, nel tratto a nord, verrà ‘declassata’. I piani prevedono percorsi ciclabili che uniranno le varie aree del comparto e collegano Cornaredo con i quartieri e i paesi limitrofi, come la pista ciclabile cantonale che, costeggiando il fiume Cassarate condurrà fino in centro. Anche il nuovo Centro sportivo Al Maglio include altri percorsi e sarà collegato con le piste ciclabili Canobbio-Tesserete e Lugano-Sonvico. Nel frattempo, il mosaico del puzzle delll’Nqc si sta pian piano componendo. A cominciare dalla riqualifica del fiume Cassarate, con una nuova piazza sul fiume: c’è la licenza edilizia dai Municipi di Lugano e Canobbio e ciò consente di avviare i lavori esecutivi nel 2022. Sorgerebbe sulla sponda destra del fiume, assieme alla rinaturazione, messa in sicurezza idraulica e restituzione alla popolazione del Cassarate nel tratto che va dal Ponte di Valle all’ex Termica.

Un belvedere nel pratone di Trevano

Per la sistemazione definitiva del pratone di Trevano, una vasta zona non insediativa destinata ad attività di svago e ricreazione, la procedura per lo spostamento dello stand di tiro al Monte Ceneri (previsto per il 2025) sta procedendo secondo programma e il progetto di massima (già pronto) potrà andare in cantiere per quella data. Nell’ottobre 2020 il Cantone ha sottoposto ai Comuni di Lugano, Porza e Canobbio l’idea di creare, nel pratone, una sorta di belvedere, sotto forma di anfiteatro. Per farlo sarà necessario rimodellare il terreno con del materiale di scavo. Per il Parco di Trevano, l’Agenzia Nqc ha avviato i lavori di progettazione del comparto boschivo in vista della sistemazione definitiva del “polmone verde” dell’agglomerato urbano, con un necessario concetto di gestione del patrimonio selvicolturale esteso a tutto Cornaredo. Nei prossimi anni, verranno riorganizzate diverse strutture pubbliche. Come noto, la nuova sede del Dicastero servizi urbani (Dsu) sorgerà sul Piano della Stampa (prevista entro il 2024). Al posto dell’attuale sede verrà invece realizzato il nodo intermodale con l’arrivo della linea del tram e il park&ride definitivo. Verranno spostati di pochi metri verso nord e sull’altra sponda del fiume anche l’ecocentro Ruggì (che sarà a disposizione pure dei residenti di Canobbio e Porza) e la rimessa della Tpl Sa. Questo permetterà di liberare ampi terreni che in parte saranno usati per modificare l’assetto viario dell’area. Come noto, una soluzione definitiva è stata trovata per la Masseria di Cornaredo, la cui sistemazione conservativa è stata avviata. Ospiterà la mensa sociale della Fondazione Francesco, mentre le Ail Sa intendono realizzare una rete di teleriscaldamento a cui poter allacciare gli edifici che sorgeranno, sfruttando il calore proveniente dal vicino Centro svizzero di calcolo.

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