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Le idee di Lorenzo Quadri e Cristina Zanini Barzaghi sul destino del Castagneto divergono (Ti-Press)
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laR
 
15.09.2021 - 05:20
Aggiornamento: 12:24

Castagneto da vendere o no? Botta e risposta a Lugano

Entro il 2025 la casa per anziani di Castagnola si svuoterà. La maggioranza del Municipio vorrebbe vendere, non Zanini Barzaghi. Faccia a faccia con Quadri

Cosa ne sarà del Castagneto? Con l’inaugurazione del Centro Polis, a breve inizierà il trasferimento dei quarantatré residenti dalla casa per anziani di Castagnola a quella nuova di Pregassona. Il Castagneto resterà tuttavia abitato almeno fino al 2025, fungendo da supporto per altri cantieri. Ma poi? Durante la scorsa legislatura il Municipio ha preso la decisione di venderla. Un’idea che tuttavia non fa l’unanimità in esecutivo: per la municipale Cristina Zanini Barzaghi l’idea migliore sarebbe quella di concederla in diritto di superficie per farne appartamenti protetti sempre per anziani. Faccia a faccia fra la capodicastero Immobili e il capodicastero Socialità Lorenzo Quadri.

Tutti i limiti del Castagneto

«Per restare casa per anziani, il Castagneto necessiterebbe di investimenti importanti (stimati in circa cinque milioni di franchi, ndr), ma il problema è che anche una volta fatti questi, rimarrebbero dei limiti» concordano entrambi i municipali. Effettivamente, le carenze dell’ex Hotel Boldt – trasformato in casa di riposo nel 1988 – sono più d’una: «Gli spazi esterni sono in pendenza e inutilizzabili da molti anziani, quelli interni diurni sono ridotti, non c’è uniformità fra le camere, c’è mancanza di posteggi per dipendenti e famigliari, eccetera» ricorda Quadri. Ciononostante il suo ciclo vitale non è ancora esaurito. «Nella primavera del 2022 vi verranno trasferiti gli anziani della casa l’Orizzonte della Val Colla, che a sua volta andrà incontro a importanti lavori di ristrutturazione. Resteranno lì un anno, dopodiché verranno trasferiti per due anni al Castagneto gli anziani della residenza dell’Alto Vedeggio di Mezzovico».

Quadri: ‘Con la vendita si finanzierebbero i lavori alla Meridiana’

L’incertezza si apre dal 2025. «Una decisione di principio in realtà è già stata presa – osserva il municipale leghista –: nel Piano investimenti elaborato nella scorsa legislatura dal Municipio è previsto un ricavo stimato di 14 milioni per l’alienazione del Castagneto, stabile e terreno». Denaro che andrebbe a finanziare «una parte consistente dell’ampliamento della casa per anziani Meridiana di Viganello, i cui cinquantaquattro nuovi posti letto andranno a compensare la perdita dei quarantatré del Castagneto». La stima dell’investimento da effettuare a Viganello – che non si limita al solo incremento nei posti letto – è sui 24 milioni, quindi «con la vendita della struttura di Castagnola se ne coprirebbe una buona parte e ci sono poi i contributi cantonali». «Quei 14 milioni sono tutti da verificare – sostiene invece la collega socialista –. Si tratta di una stima datata, da allora il mercato è cambiato. È chiaro che la posizione è privilegiata, ma si tratta di una costruzione edificata su un terreno tutt’altro che semplice».

Zanini Barzaghi: ‘Un peccato lasciare Castagnola senza strutture per anziani’

«Per vendere, bisognerebbe modificare il Piano regolatore con almeno un paio d’anni di procedura – ricorda Zanini Barzaghi –. Mentre senza grandi modifiche pianificatorie si potrebbe realizzare a corto termine una struttura ancora rivolta alla popolazione anziana autosufficiente. Da una prima analisi si potrebbero ricavare una ventina di appartamenti e un piccolo centro diurno al pianterreno. Sarebbe un peccato lasciare un quartiere importante come Castagnola senza una struttura di riferimento per gli anziani». Il quartiere di per sé, dati alla mano, è il più ricco di Lugano come reddito per abitante. «Visti il vicinato e la posizione privilegiata, ritengo che la vocazione dello stabile sia residenziale, verosimilmente di standing elevato – secondo Quadri –. Un utilizzo per gli anziani è difficoltoso per citati limiti della struttura Ci sono altri sedimi ben più adatti a tale scopo. E non c’è una casa per anziani in ogni quartiere». «È vero che è il quartiere ‘dei ricchi’ – replica Zanini Barzaghi –, ma questo non significa che tutti i residenti della zona, Brè e Gandria compresi, lo siano. Ricordiamoci che abbiamo un’ampia fetta della popolazione che ha pochi soldi in generale».

‘Rischiamo di dover tagliare’; ‘facciamo un diritto di superficie’

E la questione finanziaria appare centrale nel dibattito. «Abbiamo un problema nel Piano investimenti: la coperta è corta e a breve sarà necessario fare dei tagli – ammonisce Quadri –. Mi pare chiaro che in queste condizioni non si debba tenere, senza scopo, uno stabile che può essere alienato a un buon prezzo». Per creare degli appartamenti protetti sarebbe per contro necessario un investimento importante, verosimilmente superiore ai cinque milioni stimati per l’eventuale ristrutturazione della casa per anziani. «Vero – ammette Zanini Barzaghi –. Io però immagino di metterla in diritto di superficie a un privato, ad esempio una fondazione, attraverso un concorso. Così l’investimento non andrebbe sulle casse pubbliche e si avrebbero delle entrate. Certo, dare in diritto di superficie non è come vendere, ma quasi. È una strategia portata avanti da molte Città svizzere per valorizzare il proprio patrimonio immobiliare». E a tal proposito, la municipale ha «già contatti con potenziali interessati». Un modo per «andare nella direzione tracciata a livello cantonale dalle linee in elaborazione dal Dipartimento sanità e socialità che prevedono di aiutare gli anziani a restare il più a lungo possibile in un contesto autonomo».

Pse: proposta la vendita di alcuni edifici

A dividere i due municipali è anche la visione politica, d’altra parte. «Credo si debba dare un taglio a certe megalomanie del settore pubblico – per il capodicastero Socialità –. Sono anni che il Municipio aspetta la strategia sugli immobili di proprietà della Città, in particolare sulla dismissione di quelli che non servono per scopi pubblici, ma su questo fronte accade ben poco. Vendere ciò che non si utilizza è necessario: il ricavato serve per finanziare investimenti importanti per cittadinanza e quartieri, in prima linea in case per anziani e scuole, che altrimenti si rischia di dover rimandare di vari anni. Ma evidentemente c’è chi mira ad aumentare il moltiplicatore». «Dire solo cosa vendere e cosa no, non è una strategia. Abbiamo riordinato molti dossier e presentato studi coordinati, dagli edifici amministrativi alle case di quartiere, dalle scuole alle case per anziani, agli impianti sportivi e gli appartamenti a pigione moderata – ribatte la capodicastero Immobili –. E non è vero che non viene venduto nulla. Pensiamo all’ex casa comunale di Certara o alla sede di GastroTicino a Breganzona, per fare due esempi. E se si legge bene il messaggio sul Polo sportivo e degli eventi, si trova il destino dei dodici edifici dismessi dell’amministrazione. Per diversi è prevista l’alienazione con vendita o diritto di superficie».

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