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laR
 
13.09.2021 - 05:15
Aggiornamento: 12:12

Lugano, quando il collezionismo entra in casa per anziani

Storia di Renzo, ‘accumulatore seriale’ (di 40'000 oggetti), che con il suo baule fa rituffare i residenti nel passato, stimolandone anche le emozioni

lugano-quando-il-collezionismo-entra-in-casa-per-anziani
Renzo Conti vanta una collezione di circa 40'000 oggetti antichi (Ti-Press)

Oltre 40'000 oggetti antichi sparsi in cinque magazzini diversi. «Li sto riunendo e riorganizzando tutti o quasi in un deposito unico, però» puntualizza Renzo Conti. Il 71enne di Comano si definisce «accumulatore seriale». Lo incontriamo a Casa Serena a Lugano: una frizzante intervista ‘doppia’ con Cristina Widmer, specialista in attivazione della più grande casa per anziani cittadina. L'occasione è di quelle gioiose: dopo un anno e mezzo di pausa dovuto alla pandemia, sta per riprendere una delle attività più amate dai residenti, ossia gli incontri mensili fra anziani e Conti, con il suo baule pieno di oggetti e ricordi.

In cosa consistono gli incontri?

Conti: Sostanzialmente, scelgo una serie di oggetti dalla mia collezione e li inserisco in un baule che poi porto in casa anziani, dicendo che l'ho trovato in solaio e che sono oggetti lasciati dai miei genitori. Al primo incontro prendo utensili misti, magari un pochino più ‘di casa’ perché generalmente le donne sono più numerose in questi gruppi. Sono cose che oggi non si utilizzano più, ma ai loro tempi sì. Quindi per loro è un ottimo esercizio per la memoria. Io faccio un po' finta di sapere e di non sapere inizialmente, in modo da stimolarli e provocare un dibattito. Talvolta mostro anche delle vecchie fotografie, poi si approfondisce.

Widmer: È un'attività che piace molto. Sia ai residenti che a noi. Loro rivedono qualcosa di conosciuto e hanno l'opportunità di rievocare il passato, di insegnarci qualcosa. Noi giovani d'altra parte impariamo, confrontandoci con oggetti sconosciuti. E serve a noi operatori per ricollegarci ad altre attività sulla memoria. Prima della pandemia avevamo due gruppi di residenti con l'Alzheimer che partecipavano agli incontri con Renzo.

Conti: È un arricchimento anche per me: non sono qui per fare conferenze, il mio desiderio è che ad attività terminata ci sia stato uno scambio reciproco che soddisfi tutti. Molte cose che racconto mi sono state trasmesse magari in incontri precedenti, in altre case dove propongo queste attività di ricordo del passato.

La reazione quindi è positiva.

Widmer: Molto. Il suo arrivo creava sempre buon umore ed è stata un'assenza che si è fatta sentire in questi mesi, più di una volta mi è capitato di dire ’se ci fosse stato qui Renzo...’. Per noi è diventato fondamentale. E poi sono attività che scatenano le emozioni. Per questo siamo molto contenti di poter finalmente riprendere, seppur in modo ridimensionato rispetto a prima.

Conti: Devo dire che ho sempre riscontrato entusiasmo. E la cosa bella è proprio vedere le reazioni differenti dovute alla provenienza e al vissuto dei residenti. Uno stesso oggetto in dialetto viene chiamato magari in diversi modi oppure veniva costruiti con materiali differenti a seconda della zona. Il Ticino e la sua storia sono molto ricchi.

Widmer: Sì, cerchiamo molto di lavorare sulle biografie dei residenti. Se dico a Renzo, ad esempio, che abbiamo un'ex sarta che parteciperà all'attività, lui allora porterà più oggetti legati a quella professione. In tal modo si cerca di mantenere e stimolare le risorse delle persone basandosi sui loro trascorsi. E poi non porta solo oggetti, ma anche proverbi di una volta ad esempio: è un'enciclopedia umana (ride, ndr) e apprezziamo le sue capacità d'improvvisazione.

Si tratta, signor Conti, quasi di un lavoro mi sembra di capire...

In effetti, fra case per anziani e centri sociali, sono una decina i posti dove mi chiamano. E poi vado nelle scuole. L'effetto lì è opposto, seppur altrettanto interessante: gli anziani raccontano, i bambini domandano. Ma è volontariato e desidero che resti tale, affinché possa rimanermi tempo libero da dedicare alle mie passioni ora che sono in pensione (ride, ndr).

Com'è nata questa sua passione per gli oggetti antichi?

Per quarant'anni sono stato docente alle scuole elementari, prima di Massagno e poi di Comano. Parallelamente avevo l'hobby per il restauro perché mi ha da sempre affascinato il mestiere di artigiano e la capacità di trasformare i materiali come il legno, il ferro, l'argilla o il vetro in strumenti di lavoro. Così ho cominciato a frequentare mercatini, solai, cantine. E persone con interessi in comune. Per anni ho collaborato con l'architetto Luigi Nessi (noto collezionista, ndr), dal quale ho imparato tantissimo: ero il suo braccio destro in un certo senso (ride, ndr). Passavo le estati dandogli una mano, sistemando i suoi oggetti, che erano di grande valore. Pian piano ho cominciato a collezionare anche io, e in quarant'anni ho accumulato quasi 40'000 cose. Di questi, circa 30'000 li ho anche restaurati. Quando ancora insegnavo, portavo gli oggetti in classe per delle lezioni legate ai temi trattati a scuola.

Che tipo di oggetti ha?

Conti: Di tutto un po', si tratta prevalentemente di oggetti da lavoro o di utilizzo domestico, legati al Ticino di una volta. Ad esempio, ho più di martelli, ma sono tutti diversi fra loro. Questo indica la varietà dei mestieri anche semplici. Ne ho altri poi di più curiosi, come ad esempio gli specchietti per le allodole, che non sono solo un modo di dire ma esistono realmente e sono legati al mondo della caccia. Inoltre ho una serie di oggetti in formato ridotto, dal rastrello alla gerla, destinati ai bambini. Giochi oggi scomparsi.

Widmer: Io sono stata a vedere i suoi magazzini: sono incredibili! Ha persino degli abiti da sposa (ride, ndr).

Un'attività come questa non meriterebbe di essere insegnata?

Widmer: In un certo senso avviene già. Insegno attività cognitive al Centro professionale sociosanitario di Lugano e lo scorso anno scolastico abbiamo invitato Renzo come ospite. È stato un successo: gli studenti erano interessatissimi e gli hanno rivolto numerose domande. D'altra parte, per meglio comprendere gli anziani, nel corso triennale sono comprese anche delle lezioni di storia incentrate prevalentemente sul Novecento: il periodo vissuto dai residenti.

La pandemia ha influenzato molto il vostro lavoro?

Tantissimo. Abbiamo dovuto rinunciare a numerose attività, tutte quelle che prevedevano ingressi esterni, come la pet therapy. Però non abbiamo mai smesso: ci siamo riorganizzati. Siamo saliti nei reparti, abbiamo cominciato a creare gruppi più piccoli e mirati. E poi abbiamo dovuto concentrarci molto sul supporto emotivo: il bisogno di parlare era tanto. Siamo rimasti un punto di riferimento anche oggi, perché ci occupiamo del coordinamento delle visite dei parenti.

Che futuro vede, signor Conti, per la sua collezione?

Anche se in un certo senso ‘porto il museo fuori dal museo’, amo molto le esposizioni. Ho anche contribuito a organizzarne diverse. Il lavoro di riorganizzazione della collezione potrebbe servire a creare una ‘banca oggetti’ con prestito gratuito a scuole, musei, mostre temporanee, vetrine: quello che faccio ora io fintanto che ne avrò le forze.

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