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Luganese
11.05.2021 - 20:300
Aggiornamento : 20:47

Lugano, l’ex amante nega lo stupro

Rischia cinque anni di carcere il 56enne italiano accusato di violenza carnale. Il processo è indiziario. La difesa chiede il proscioglimento

«Nego questa accusa infamante che mi sta logorando da tempo. Ritengo di aver contribuito a sufficienza alla ricostruzione dei fatti per l'inchiesta penale». L'uomo, 56 anni, immobiliarista di nazionalità italiana residente nel Luganese, comparso stamattina di fronte a Mauro Ermani, presidente della Corte delle Assise Criminali di Lugano, si è avvalso della facoltà di non rispondere alle domande del giudice sull'episodio che lo ha portato in aula penale oggi. È accusato di violenza carnale dalla donna con la quale ha avuto una relazione sentimentale e sessuale, nonché commerciale. Nel corso della mattinata l'uomo, difeso dagli avvocati Elio Brunetti e Marco Bertoli, alla presenza dello psichiatra Carlo Calanchini, non è riuscito a trattenersi e si sfogato sostenendo ad alta voce «è uno scandalo», di essere stato accusato ingiustamente e di aver trascorso 90 giorni in prigione. Dopodiché, il giudice ha sospeso il dibattimento, durante il quale le parti hanno prodotto parecchia documentazione agli atti. 

Due versioni contrastanti sul consenso

Il processo è indiziario: le due parti si basano su versioni dei fatti contrastanti. La vicenda verte sul consenso al rapporto sessuale che la sua ex avrebbe negato. L'imputato ha sostenuto che la sera del 24 maggio del 2018, dopo una cena, ci fu un rapporto consenziente, la presunta vittima lo ha invece accusato di stupro. La questione è d'attualità ed è dibattuta a livello federale dove si discute una revisione del diritto penale sessuale. Tornando al processo, l'uomo ha precedenti penali in Italia, dove è stato condannato in via definitiva, per corruzione nel 2003, nella funzione di appaltatore per lo Stato, e per consumo di cocaina nel 2015. Dopo la scarcerazione avvenuta in seguito a 89 giorni di detenzione per le accuse a cui deve rispondere in questo processo, ha cominciato un percorso di disintossicazione guidato da specialisti in un ente preposto a tale fine.

Tuoni: 'Indizi coerenti e lineari'

Non ha dubbi la procuratrice pubblica Valentina Tuoni che ha chiesto alla corte (giudici a latere Siro Quadri e Monica Sartori-Lombardi) la conferma dell'atto d'accusa. I fatti non sono corroborati da prove dirette, ma gli indizi concreti sono coerenti e il castello probatorio poggia sulla credibilità della vittima che non ha mai cambiato versione durante le indagini. Eppure, ha continuato la pp, la donna aveva molta paura, come testimoniano le perizie mediche e psicologiche. Ha conosciuto l'imputato, che si è presentato a lei come l'uomo che aveva tutte le risposte ai suoi problemi e che era in uno stato depressivo. È iniziata così una relazione anche sessuale, ma di nascosto, perché lui aveva una compagna. Entrambi soffrono di patologie psichiche, però la simbiosi fra i due si è infranta quando lei si è accorta che lui la teneva sotto scacco. Lei, ha proseguito Tuoni, la sera del 24 maggio (giorno del compleanno) ha accettato l'invito a una cena con amici che poi non c'erano. Dopo aver mangiato, è stata costretta alla congiunzione carnale lungo un sentiero non illuminato nei pressi di un cantiere nel quale entrambi avevano effettuato investimenti. La procuratrice è convinta che la donna sia stata presa con la forza per un lasso di tempo imprecisato: più volte interrogata, la presunta vittima non mai cambiato la versione dei fatti. Le sue dichiarazioni appaiono coerenti.

Secondo l'accusa, l'uomo 'non è credibile'

Non sono invece per nulla coerenti le dichiarazioni dell'imputato che, secondo l'accusa, avrebbe smentito le sue stesse versioni. Lui ammette l'amplesso, ma lo descrive come consenziente, invocando argomentazioni che non stanno in piedi. Secondo Tuoni, ci sono elementi a sufficienza per giungere a una sentenza di condanna che l'accusa propone in cinque anni di reclusione da espiare in carcere di sicurezza, più l'espulsione dalla Svizzera per dieci. In alternativa, nel caso l'uomo fosse prosciolto dall'accusa principale di violenza carnale, la pp ha chiesto una pena pecuniaria di novanta aliquote per i reati d'infrazione e consumo di cocaina e di violenza e minaccia contro l'autorità e i funzionari. L'accusatrice privata, l'avvocato Sandra Xavier, ha rievocato il dolore, la fatica e la vergogna provata dalla sua patrocinata che ha il terrore d'incontrare l'imputato. La donna ha voluto nascondere lo stupro per non mostrare agli altri quanto soffre e non farlo sapere alla figlia. Per evitare il trauma, ha deciso di denunciare l'uomo malgrado la paura. Xavier ha chiesto la conferma dell'atto d'accusa, un risarcimento per torto morale di 18'000 franchi e al pagamento di 75'000 franchi per le spese di patrocinio.

Le difese: 'Presunta vittima contraddittoria'

L'avvocato Brunetti ha invece contestato il reato principale di violenza sessuale. Riguardo alle altre due accuse, parlerà domani mattina l'avvocato Bertoli. Brunetti ha cercato di smontare le basi su cui poggia il castello accusatorio, mettendo in evidenza le incongruenze e le discrepanze nelle versioni e nel comportamento della vittima. Comportamenti e contraddizioni che, secondo il legale, insinuano forti dubbi sulla credibilità della donna. L'avvocato Brunetti ha dapprima messo in dubbio le tesi dell'accusa: la presunta vittima non soffriva di miopia e avrebbe potuto rifiutarsi di raggiungere e accompagnare in auto l'uomo sul luogo dei fatti. La decisione di denunciare l'imputato è avvenuta dopo l'incontro con l'assicurazione, quando lei ha appreso che il 56enne l'aveva segnalata per truffa. Prima, la presunta vittima, ha accusato l'uomo 'solo' di stalking. Per parecchi giorni dopo i fatti, ha proseguito Brunetti, la donna ha parlato di un assalto fisico, non di natura sessuale. L'avvocato è convinto che siano state le segnalazioni inviate dall'imputato all'assicurazione ad aver sconvolto la presunta vittima, che solo in seguito, ha riferito dell'aggressione sessuale, per non rischiare di perdere le indennità di malattia e di dover restituire quelle precedentemente percepite.

'Denunciato per rappresaglia'

L'avvocato Brunetti ha sostenuto che era la donna a volersi disfare di lui, ha cercato di smentire le 'storielle' da lei raccontate, citando i verbali agli atti con le dichiarazioni di amici e conoscenti della vittima. Una vittima che si è dimostrata manipolatoria e sapeva che lui soffriva di un disturbo bipolare con tendenza a comportamenti a rischio. Non era lui che la sottometteva, bensì il contrario, secondo Brunetti, che ha citato le perizie psichiatriche agli atti. L'imputato è una persona schiva, con una personalità non compatibile con l'imputazione di violenza carnale. Agli occhi del difensore, menzognera e manipolatrice è la donna. Il motivo della denuncia risiede nei dissapori e contrasti con l'uomo, precedenti al giorno nel quale sarebbe avvenuto lo stupro. Insomma, secondo Brunetti, la denuncia è stata sporta come rappresaglia nei confronti dell'uomo. La donna, sempre secondo il difensore, non è credibile né coerente. Pertanto, Brunetti ha invocato il principio 'in dubio pro reo', chiedendo il completo proscioglimento dell'imputato.

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