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Luganese
13.01.2021 - 06:000

Revisione del Pr a Brè, 'non siamo in Cina'

Angelo Jelmini, titolare del Dicastero dello sviluppo territoriale di Lugano difende la proposta della Città e rispedisce al mittente le critiche

«Un flop? Capisco che chi ha un'idea di parte e al momento non è soddisfatto la possa vedere così. Dall'inizio di tutta questa procedura di pianificazione partecipata a Brè sono emerse visioni molto diverse e contrastanti fra loro. Come ente pubblico, le assicuro che la Città sta facendo un cammino serio. Di principio, non sposiamo le posizioni di nessuna parte, facciamo un lavoro istituzionale che peraltro abbiamo presentato pubblicamente con la massima trasparenza. Visto che non siamo in Cina né in Russia, sottoporremo la revisione del Piano regolatore al Consiglio comunale». Angelo Jelmini, titolare del Dicastero dello sviluppo territoriale di Lugano contesta le critiche formulate su queste colonne dal coordinatore di Uniti per Brè Mattias Schmidt. Critiche che vengono rispedite al mittente almeno per quanto riguarda la forma. «Il Municipio con i suoi collaboratori ha organizzato i workshop pubblici nell'ambito dei quali abbiamo raccolto veramente tutte le informazioni e tastato il polso della popolazione - spiega il municipale Ppd -. Da questo lavoro, sono emerse visioni parecchio discordanti fra loro, un paio opposte fra la loro. In base al Piano regolatore attuale approvato dai rappresentanti del popolo in passato e che abbiamo ereditato prevede una importante edificabilità residua. Sono stati inoltre approfonditi gli scenari di revisione pianificatoria che abbiamo presentato pubblicamente».

Ponderati tutti gli aspetti

Dal punto di vista di Uniti per Brè, però, non è accettabile concedere l'edificabilità nella zona Ai Piani, visto che la petizione e la procedura innovativa era partita proprio dalla contestata domanda edilizia che riguardava il sedime... «Noi abbiamo ponderato bene tutti gli aspetti, la questione è peraltro aperta: manca il preavviso del Cantone e il messaggio del Municipio - replica Jelmini -. È ancora concretizzabile l'obiettivo di Uniti per Brè di dezonare gli oltre diecimila metri quadrati dell'area Ai Piani se è quello che vuole l'associazione. Dovrà convincere la maggioranza del Legislativo che l'opzione più radicale sia quella migliore, contrariamente a quanto valutato dall'esecutivo che ha ponderato gli interessi complessivi. L'impostazione scelta, che è e rimane una proposta, prevede comunque dezonamenti importanti con forti riduzioni dell'edificabilità. Il Municipio la ritiene sostenibile e proponibile». Uniti per Brè sostiene tuttavia che la vostra scelta sia stata dettata da ragioni economiche. In altre parole, avreste optato per un compromesso per evitare indennizzi troppo elevati. «Ribadisco, non siamo in Cina né in Russia, siamo in un paese democratico che rispetta le decisioni del popolo - ribatte il titolare del Dicastero dello sviluppo territoriale di Lugano -. La maggioranza dei rappresentanti politici di allora (ndr. Quando venne deciso il Piano regolatore in vigore) decise di assegnare la zona Ai Piani quale area edificabile. Se si vuole di cambiare il Pr, puoi decidere di togliere completamente l'edificabilità, con un costo importante. L'impatto finanziario di questa decisione è anche un argomento di cui tener conto. La valutazione che va fatta è quella di individuare una soluzione intermedia che consenta un'edificabilità ridotta, qualitativa con spazi pubblici disponibili. È questa la proposta fatta propria dal Municipio».

Proposta intermedia fra due estremi

Quali erano le varianti emerse dalla procedura? «In sostanza, gli scenari sono quattro - risponde Jelimini -. Uno è prettamente conservativo e puntava a confermare la possibilità edificatorie attuali con il Pr in vigore, un altro invece è molto restrittivo che mirava a mantenere la situazione attuale del villaggio escludendo ogni tipo di edificabilità. Questo scenario, almeno per una parte di territorio (la zona Ai Piani) era ed è sostenuta dall'associazione Uniti per Brè. Gli altri due sono invece intermedi». Una sorta di compromesso fra i due estremi. Entrambi gli scenari consentono di ridurre l'edificabilità e un moderato futuro sviluppo. Quale avete adottato? «Dopo ampia discussione il Municipio ha scelto uno di questi ultimi due scenari - osserva il titolare del dicastero -. La scelta è stata resa nota e tutta la procedura si è svolta in maniera trasparente. Capisco che chi è di parte, con una sua visione, possa non condividere il lavoro svolto ma noi abbiamo lavorato seriamente introducendo, cosa che non era per nulla scontata, anche una zona di pianificazione come chiesto dalla petizione. Ora l'incarto si trova di fronte all'autorità preposta all'esame preliminare, ossia il Dipartimento del territorio che sta analizzando il frutto delle nostre riflessioni e ci attendiamo un riscontro in merito». Dopodiché, come detto la parola passera al legislativo. Ci sarà ancora una serata pubblica? «Ritengo che sarà opportuno organizzarla dopo l'esame preliminare del Cantone, prima di licenziare il messaggio», sostiene Jelmini. Di fatto dunque, i giochi sono aperti e la vostra impostazione potrebbe cambiare? «Bisognerà provare a convincere il Consiglio comunale», conclude il municipale.

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