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17.04.2020 - 17:110
Aggiornamento : 18:44

Licenziamenti alla Mikron: il coronavirus? 'C'entra poco'

I sindacati in campo per contrastare il taglio di ulteriori 110 posti di lavoro nell'azienda di Agno, produttrice di macchine utensili.

C'è delusione e sconcerto all'Organizzazione cristiano sociale (Ocst) dopo l’annuncio di questa mattina da parte della direzione di Mikron di licenziare 110 dipendenti, circa un terzo dei 360 dell'organico totale, composto per il 45% circa da residenti in Ticino. «Come sindacati – ci hanno spiegato Giovanni Scolari, responsabile del Settore industria, e Marco Cirronis, del segretariato Ocst – siamo stati coinvolti in un incontro nella giornata di ieri durante il quale abbiamo posto delle richieste alla direzione dell’azienda e al rappresentante di Swissmem che non sono state però prese in considerazione». L’Ocst in particolare chiede che la direzione di Mikron rivaluti questa decisione, «in un momento nel quale l’azienda beneficia del lavoro ridotto e la società intera è coinvolta in un’emergenza senza precedenti. Riteniamo inoltre – hanno sottolineato i due sindacalisti – che la proposta di aprire un periodo di consultazione di soli diciotto giorni, sebbene questo è quanto la Convenzione nazionale prevede, sia totalmente inadeguato rispetto alla situazione legata alla pandemia e rispetto al numero di licenziamenti previsti».

Il motivo del taglio? «Discutibili decisioni prese e progetti intrapresi dall'attuale direzione»

Le ragioni per le quali si è giunti a questa decisione, peraltro, non sarebbero legate all’attuale crisi generata dal coronavirus, ma riconducibili «a discutibili decisioni prese e progetti intrapresi dall’attuale direzione che hanno portato un’azienda che occupa 360 dipendenti, alla seconda importante ristrutturazione in pochi mesi e, oggi, a ridurre di un terzo il personale attivo nella sede di Agno» evidenzia l'Ocst. Non solo, secondo il sindacato, «il personale aveva, tramite la sua commissione interna, inviato alla direzione e all’azionariato importanti e dettagliati segnali che non si stava andando nella direzione giusta, a causa dell’evoluzione del mercato automotive. Il personale sta pagando cara la mancata considerazione delle sue competenze e del suo impegno per il bene dell’azienda».

Per questo «a maggior ragione» l'Ocst chiede che la direzione rivaluti le decisioni prese o, almeno, dimostri una totale disponibilità nel prolungare il periodo di consultazione e nell’accogliere le proposte delle lavoratrici e dei lavoratori, di cui la commissione interna del personale e il sindacato si faranno portavoce nelle prossime settimane, volte a ridurre al minimo l’impatto di questo intervento: «Chiediamo poi che il piano sociale che verrà in un secondo tempo stabilito, sia adeguato al danno subito e consideri la condizione delle famiglie che, in un momento drammatico come questo, nel quale il mercato del lavoro non offre opportunità di ricollocamento, perdono un reddito importante».

Unia: "Licenziamenti ingiustificati"

Critico anche Vincenzo Cicero, responsabile Settore Industria di Unia Ticino e Moesa: «È di questa mattina la notizia della soppressione con grande rammarico di 110 posti di lavoro presso la Mikron di Agno, che si aggiungono ai 25 licenziamenti del novembre 2019. Un duro colpo, che equivale alla soppressione di un terzo dei posti di lavoro nel giro di pochi mesi. La scelta è motivata dal calo della domanda dell’industria automobilistica, aggravata dalla crisi generata dal coronavirus. Un primo evidente segnale di come le imprese, che hanno potuto beneficiare in questo particolare periodo di importanti aiuti statali, hanno intenzione di uscire da questa crisi. Il sindacato Unia Ticino si opporrà fermamente a qualsiasi taglio ingiustificato».

Per Cicero «sebbene l’azienda riconduca questa ristrutturazione solo in minima parte alla crisi provocata dalla pandemia, un intervento così drastico in un momento così delicato per l’economia fa emergere molto chiaramente quanto sia in realtà fragile la tanto esaltata responsabilità sociale delle imprese. Il gruppo Mikron, al di là della crisi congiunturale del settore, esce infatti da un 2019 con il segno positivo, sia in termini di crescita del fatturato sia in termini di utili. Risulta pertanto incomprensibile un’accelerazione di queste proporzioni in un momento in cui tutti dovrebbero essere chiamati a uno sforzo supplementare ed uscire dalla mera logica di salvaguardia dei margini di profitto».

Il nodo del lavoro ridotto

Risulta quindi inaccettabile la tempistica «anche da un altro punto di vista: l’azienda – annota il sindacalista – è attualmente (e lo sarà ancora per un po’) a beneficio del lavoro ridotto. I costi salariali sono quindi a carico delle casse del Cantone e della Confederazione. L’unica ragione che spiega un intervento in questo momento è quello di aumentare il valore dei titoli in borsa, il che è vergognoso e inaccettabile! L’azienda inoltre non ha perso l’abitudine di interpretare le regole contrattuali esclusivamente a proprio beneficio, infischiandosene della contingenza determinata dalla crisi pandemica. Infatti, nonostante la quasi totalità delle maestranze sia a casa in regime di lavoro ridotto, la direzione ha fatto partire da oggi il periodo di consultazione di 18 giorni con le maestranze e i rappresentanti sindacali: Come è possibile organizzare seriamente delle discussioni con i dipendenti lontani dal posto di lavoro? Ciò dimostra l’assoluta mancanza di volontà da parte del gruppo di trovare delle alternative ai licenziamenti attraverso un processo serio di consultazione».

Il sindacato Unia contesta infine l’affermazione di Mikron circa l’avvio di «trattative con i rappresentanti del personale e le parti sociali al fine di adeguarsi al calo della domanda». Il sindacato è stato informato solo ieri del piano di licenziamento «e non ha dato nessuna adesione a delle trattative per adeguarsi al calo della domanda! È chiaro che con questi presupposti il sindacato Unia si opporrà a qualsiasi misura di licenziamento il cui obiettivo è sostenere la redditività degli investitori!».

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