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03.11.2018 - 11:30

Cademario, sindaco sotto scacco

Fra le cause della crisi politica, con la richiesta di revoca del Municipio, ci sarebbe anche la bocciatura del consuntivo comunale del 2017

di Alfonso Reggiani

Una situazione anomala quella che tocca Cademario: il potere esecutivo è sotto scacco e la mossa di raccogliere le firme giunge fra l’altro anche da quattro municipali. Facile intuire dalle motivazioni illustrate sul volantino – impossibilità di governare, mancanza di fiducia, di comunicazione, di trasparenza e di collegialità – che nel mirino ci sia il sindaco Fabio De Bernardis. Motivazioni non meglio precisate, però pesanti come un macigno. Ci si chiede come mai si è giunti a tanto. Non si tratterebbe di un attacco personale al sindaco, che nei giorni scorsi si era detto dispiaciuto annunciando di voler informare la popolazione.

Il comitato promotore ha depositato in Cancelleria a inizio ottobre la proposta di revoca del Municipio. La raccolta di firme è in corso ma nessuno vuole uscire allo scoperto. Intanto, è comunque significativo il fatto che, fra i primi firmatari, si siano mossi ben quattro municipali su cinque, il presidente del Consiglio comunale e i rappresentanti di tutte le forze politiche locali su una questione ritenuta già precaria nella scorsa legislatura che si sarebbe aggravata negli ultimi mesi. Tanto da impedire di lavorare in maniera serena.

La goccia che avrebbe fatto traboccare il vaso, fra l’altro, sarebbe avvenuta nella seduta di giugno, quando il Consiglio comunale ha bocciato il consuntivo 2017 del Comune. E se la situazione politica non dovesse sbloccarsi, a rischio ci sarebbero anche i preventivi 2019, sempre del Comune, che dovrebbero essere votati dal legislativo entro fine anno. Insomma, c'è chi invita il sindaco a fare un passo indietro, come fece Luido Bernasconi a Vico Morcote nel 2013 quando si dimise e la popolazione l’anno successivo respinse la proposta di revoca del Municipio.

Due votazioni in un anno?

D’altro canto, se la raccolta firme dovesse riuscire, c’è pure chi si chiede che senso avrebbe chiamare alle urne la cittadinanza per due volte in poco più di un anno. Sì, perché toccherebbe al governo fissare la data per l’elezione del nuovo esecutivo che resterebbe in cari- ca fino alla scadenza della legislatura nell’aprile 2020. Cademario, dove le elezioni del 2016 furono tacite, è stato già coinvolto in progetti aggregativi, tutti sfumati. L’ultimo, quello che Cademario aveva con Aranno e Bioggio, venne respinto da quest’ultimo Comune tre anni fa. De Bernardis è in Municipio dal 2004, è uscito dal Plr nel 2017 e dirige i Dicasteri dell’amministrazione pubblica e dell’edilizia pubblica e privata.

Nuove elezioni all’orizzonte? Servono 157 firme

Le firme necessarie per indire una sorta di referendum sul potere esecutivo devono essere almeno il 30% degli iscritti in catalogo e, come noto (cfr. ‘laRegione’ del 27 ottobre), devono essere raccolte entro l’11 dicembre. A Cademario è partita da poco meno di un mese la raccolta e ne serviranno almeno 157. «Se la raccolta di firme dovesse andare in porto, la popolazione dovrebbe tornare alle urne per votare solo sulla revoca del Municipio». Francesco Catenazzi, responsabile dei Servizi giuridici del Consiglio di Stato, ci spiega pure che quella prevista dall’articolo 44 della Costituzione ticinese sarebbe una votazione in cui gli aventi diritto avranno due opzioni: favorevoli o contrari a mandare a casa l’esecutivo.

Un caso raro quello di Cademario, ma non è una prima assoluta. Una situa- zione simile capitò, prosegue Catenaz- zi, a Vico Morcote nel 2013 dove si arrivò fino al voto. Gli avvicendamenti in seno all’esecutivo del Comune rivierasco indussero però la popolazione a re- spingere la revoca del Municipio. Una revoca che se a Cademario fosse invece accolta, comporterebbe l’organizzazione di una procedura di elezione del nuovo Municipio.

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