Locarnese

In Svizzera come al cinema: ‘Accordati, senza perdere la propria unicità’

L'immagine scelta per la Festa nazionale dal direttore delle Giornate cinematografiche di Soletta, Niccolò Castelli, invitato dalla Città di Locarno

Niccolò Castelli
(Ti-Press)
2 agosto 2026
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Il ruolo sociale e immaginifico del cinema, la sala come il luogo in cui «accade qualcosa di straordinario: per un tempo stabilito, scritto, scompaiono le differenze dei singoli e si guarda nella stessa direzione». Gli ”io”, quindi, diventano un “noi” di «potenza civica, sociale» dove «il tempo personale di ogni singolo individuo batte allo stesso ritmo del tempo collettivo, assieme a quello di tutti coloro che guardano il film assieme, al buio. Ognuno sperimenta una vita, cento vite. Diverse. Senza perdere la propria». Insomma, «accordati, restando nella propria unicità»; come in Svizzera.

È la bellissima immagine scelta da Niccolò Castelli per la sua allocuzione tenuta in Piazza Sant’Antonio a Locarno. Rimanendo nel parallelismo, il direttore delle Giornate cinematografiche di Soletta ha riflettuto sul fatto che «la sala cinematografica non cancella gli individui, li mette in relazione. La Svizzera nella sua espressione migliore è un Paese che davvero può vivere qualcosa di simile, accordare la diversità: lingue, culture, provenienze e sensibilità politiche diverse che periodicamente decidono di fermarsi e riflettere insieme. Il cinema fa la stessa cosa. Per due ore sospende il tempo individuale e ne crea uno comune». E ancora: «La Confederazione non chiede ai cittadini di diventare uguali, di dimenticare sé stessi. La Svizzera nel suo patto federale ha chiesto loro qualcosa di molto più difficile: restare diversi e imparare a costruire insieme. Mettere la propria unicità al servizio della collettività. In questo senso penso a uno dei grandi progetti che Locarno sta portando avanti per il suo futuro: lo sviluppo, anche urbanistico, come città dell’audiovisivo: è bellissimo che una città abbia la cultura fra i suoi cantieri e io credo che se tutti gli attori coinvolti sapranno fare tesoro dell’esperienza che viviamo in sala, al cinema, sapranno sincronizzarsi e mettere le loro unicità al servizio dell’idea, ne nascerà un film splendido per le generazioni future».

Secondo Castelli «la Svizzera non è un monologo, ma un dialogo. Un film esiste perché qualcuno racconta e qualcun altro è disposto ad ascoltare. Anche la democrazia, quando trovano spazio lo Schwizzerdütsch e il Français fédéral e pure parole straniere dalle origini più diverse, e allo stesso tempo possiamo esprimerci nel nostro italiano. La democrazia e il cinema funzionano quando viviamo sulla pelle la vita di qualcun altro».

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