Locarnese

Il losonese che cura il suolo con un fertilizzante ‘vivente’

Il 29enne agronomo Yannick Orrù fa parte di una startup neocastellana recentemente premiata per aver ideato un prodotto innovativo testato anche in Ticino

3 dicembre 2025
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Rigenerare una superficie agricola (aumentandone di conseguenza la produttività) ispirandosi alle condizioni e alle caratteristiche presenti nei terreni boschivi, in grado in sostanza di autorinnovarsi. È l’ambizioso obiettivo che sta perseguendo la startup neocastellana Symactiv, recentemente premiata con il riconoscimento Bcn Innovation (150mila franchi) per il suo progetto che ha al centro un (appunto) innovativo fertilizzante “vivente”, testato anche in Ticino.

«La particolarità principale è che non si tratta di un fertilizzante tipico che nutre le piante, bensì il suolo – ci spiega Yannick Orrù, 29enne agronomo di Losone che all’interno dell’azienda emergente si occupa principalmente (ma non solo) proprio di tutto ciò che riguarda la parte agronomica e di lavoro sul campo –. A differenza di altri prodotti, non contiene i soliti nutrienti come azoto, fosforo e potassio ma è “inoculato” con dei microrganismi da noi sviluppati e per questo rientra sotto la categoria dei biostimolanti naturali. Si presenta come dei pellet di materia organica la cui parte principale è composta da un substrato utilizzato nella produzione di funghi che ci forniscono due aziende attive proprio in questo ramo. Un sottoprodotto di cui dispongono in grandi quantità ma che prima del nostro arrivo non veniva recuperato per altri scopi. Noi lo mischiamo con un paio di altri componenti organici come biochar (carbone vegetale) e minerali e infine vi nebulizziamo sopra la coltura di microrganismi, che rimangono dormienti fino al momento in cui il prodotto viene sparso sul suolo da rigenerare. A quel punto con l’umidità si riattivano, si riproducono e iniziano a lavorare favorendo vita microbica del suolo, proprio come avviene in natura nei boschi, dai quali questo progetto trae ispirazione».

Risultati positivi

Un progetto partito da una tesi di master e del quale il ticinese, laureatosi tre anni or sono presso l’Alta scuola delle scienze agronomiche, forestali e alimentari di Zollikofen (Berna) e che ha in seguito lavorato anche per Agroscope (il centro di competenza della Confederazione per la ricerca nel settore agricolo), è entrato a far parte «nel settembre 2024, quando stavano già sviluppando il prodotto, fino a quel momento però testato solo su parcelle di terreno sperimentali. Ho quindi proposto di provarlo su scala più ampia e lo abbiamo fatto dallo scorso marzo, in collaborazione con diverse aziende agricole, tra cui in Ticino la Terreni alla Maggia di Ascona e due sul Piano di Magadino, quella di Roberto Mozzini e il Polo agricolo della Fondazione Diamante. In questo caso i test si sono conclusi un mesetto fa, mentre è ancora in corso la sperimentazione presso l’Orticola Bassi (insalata), la prima in Ticino che copre una superficie più estesa e che non gestiamo noi ma l’azienda stessa».

I risultati «sono stati in generale buoni (non a caso la maggior parte delle aziende coinvolte è interessata a proseguire con l’utilizzo), sia per quel che riguarda il rendimento delle colture, sia per il miglioramento della qualità del suolo, che in fondo come detto è il nostro obiettivo primario. Anche perché spesso quando si spargono fertilizzanti classici molti dei nutrienti vengono persi, in quanto si volatilizzano in forma gassosa o finiscono troppo in profondità con l’acqua e le radici non sono in grado di assorbirli. Questo non succede con il nostro prodotto, che ha tra i suoi effetti quello di aumentare lo sviluppo delle radici e, grazie anche all’azione dei microrganismi che contribuiscono a trattenere i nutrienti e a una migliore ritenzione idrica favorita dalla struttura del suolo più stabile, l’efficienza nutritiva del terreno. Infine tra gli effetti osservati vi è anche una maggiore resilienza delle colture allo stress climatico».

Allargare ambito d’utilizzo e produzione

Caratteristiche che rendono l’innovativo preparato adatto non solo all’agricoltura e all’orticoltura (i due ambiti nei quali è stato maggiormente testato, mentre dal punto di vista commerciale a farla da padrone quali utilizzatori sono i giardinieri professionisti)… «L’idea è di allargare ulteriormente il raggio d’azione ad esempio alle colture perenni come viticoltura e frutteti, mentre in futuro vorremmo rendere il prodotto accessibile anche al commercio al dettaglio e quindi anche per chi fa l’orto o il giardino a casa, ma per il momento non ne abbiamo la capacità produttiva».

Da questo punto di vista, i 150mila franchi appena “vinti” sono particolarmente importanti, perché se è vero che inizialmente la giovane azienda ha potuto contare su finanziamenti per la ricerca, questi ultimi erano strettamente legati allo sviluppo del prodotto, mentre il premio in denaro, così come ulteriori finanziamenti («siamo in discussione con potenziali investitori»), potrà venir utilizzato per «allestire una produzione più seria, consolidare il nostro metodo in Svizzera (l’intenzione, anche in Ticino, è di coinvolgere ancora più aziende e testarlo su scala più vasta) ed espanderci anche all’estero, in particolare dove c’è una grande produzione di funghi e del substrato che utilizziamo, come ad esempio in Polonia, Paesi Bassi, Francia e Spagna».

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