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laR
 
09.02.2022 - 05:30
Aggiornamento: 08:07

Obiettivo: (ri)diventare casa. Le valli locarnesi si uniscono

Con il Progetto di politica demografica e degli alloggi per le regioni periferiche, Ente regionale di sviluppo e Comuni cercano un’inversione di tendenza

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Capire perché le valli del Locarnese si stanno spopolando e isolare delle soluzioni attuabili affinché il trend si interrompa e magari capovolga. Sono gli obiettivi di base del “Progetto di politica demografica e degli alloggi per le regioni periferiche” che Ente regionale di sviluppo (Ers-Lvm) e Comuni hanno commissionato alla Multi RE del Gruppo Multi. Sotto la lente, per la prima volta nell’ambito di un progetto unitario, tutte le valli del Locarnese, ovverosia Verzasca, Onsernone, Centovalli e Vallemaggia, più le Terre di Pedemonte.

Immobiliare mappato e trend demografici

La Multi RE è la “branchia” del Gruppo Multi che si occupa di analisi dei dati e ricerche di mercato. Manuel Gamper ne è il direttore. «Lo studio – dice – si divide in tre blocchi. In primo luogo abbiamo analizzato l’intero parco immobiliare presente e quello del futuro. In concreto siamo andati a vedere cosa si è costruito in passato e com’è composto il parco immobiliare e cosa sta arrivando sul mercato. Questo per capire qual è la struttura delle case esistenti rispetto ai nuclei familiari che già ci abitano o potrebbero abitarci». Si è trattato di una mappatura di domanda e offerta «per capire opportunità e problemi a livello abitativo: una sorta di radiografia del territorio dal punto di vista immobiliare».

Sempre nell’ambito di questo primo “capitolo”, sono stati scandagliate le tendenze demografiche degli ultimi 10 anni in ogni singolo territorio di valle o periferico preso in esame, osservando i movimenti di popolazione all’interno delle valli e, soprattutto, andando a vedere cosa è successo a livello di saldi migratori, ovverosia quanta gente è partita e quanta arrivata da e nelle valli. «Questi dati sono stati approfonditi anche per struttura delle persone (caratteristiche di età, sesso, eccetera) – precisa Gamper –. Dai dati raccolti, che sono diversificati per territorio, emerge un’indicazione comune: sono in atto una decrescita generalizzata, così come c’è un invecchiamento della popolazione. È quindi necessario fare in modo che il trend, già chiaro, non peggiori ulteriormente».

Particolarmente interessante è anche la seconda parte del lavoro, laddove si è cercato di calare questa situazione in trend generali osservati altrove in diverse valli europee (in Francia, Italia, Germania); «parliamo di territori che vivono situazioni analoghe a quella del Locarnese. Siamo quindi andati a vedere come determinate situazioni paragonabili a quelle riscontrate nella nostra regione sono state gestite». La terza e ultima parte è tutt’ora in corso e si basa su un questionario indirizzato sia agli abitanti nelle valli, sia, in chiave leggermente diversa, agli abitanti maggiorenni fuori dalle valli, residenti in tutto il Ticino. L’obiettivo asserito dal responsabile del progetto è «capire cosa porta una persona ad andare a vivere in valle o cosa la blocca; quali sono le esigenze, le barriere, gli incentivi considerati. Il questionario è stato strutturato in modo che vada a ponderare tutte le misure e i dati che sono emersi dallo studio».

‘Tutti gli interlocutori al tavolo’

Un elemento importante ancora sottolineato da Gamper è «il privilegio, un unicum, di avere al tavolo tutti gli interlocutori principali di tutte le valli, dai responsabili delle Antenne agli estensori dei masterplan, ai sindaci, a fondazioni e associazioni. Parliamo di un tessuto sociale che di solito lavora per sè e il suo territorio. In questo caso le esperienze sono accomunate, e lo abbiamo fatto ad esempio allineando i singoli masterplan. La dinamica è quindi trasversale, così come le misure sociodemografiche in via di definizione, tra le quali saranno possibili importanti sinergie laddove ad esempio si può intervenire sui punti deboli di una parte in base dei punti forti di un’altra».

Il capitolo conclusivo «sarà quello che mostrerà i risultati, ma soprattutto le misure concrete indirizzate agli enti coinvolti, ma anche all’esterno, inteso come politica e comunità, in vista di possibili o auspicabili finanziamenti».

‘Nuovi rapporti fra i territori’

Deputato parlamentare e presidente della Fondazione Vallemaggia Territorio Vivo, che è ente capofila del progetto, Aron Piezzi sottolinea «l’importanza dell’approccio scelto per questo progetto: si va oltre i confini di una singola valle, evidenziando le problematiche in ambito demografico e immobiliare e cercando soluzioni percorribili, coordinate e sinergiche». Il coinvolgimento dell’Ente regionale di sviluppo, prosegue, «dà anche l’occasione per pensare a nuovi rapporti tra i territori, fra aree urbane e periferiche. Ognuno porta per così dire in dote le proprie ricchezze e una propria dignità, e lo fa con consapevolezza e visioni condivise».

In senso generale riguardo agli “atout” delle zone periferiche, ricorda Piezzi, «le Valli hanno moltissimo da offrire, partendo da uno stile di vita qualitativo e a contatto con il territorio e la natura, su cui il periodo pandemico ci ha portato a riflettere. Il mio auspicio è che si possano individuare misure concrete volte a rilanciare la dimensione abitativa e lavorativa delle regioni più discoste, provando anche a dare un futuro ai nuclei tradizionali dei nostri villaggi, veri e propri patrimoni a forte rischio di abbandono». L’invito è «partecipare al sondaggio, perché il grande tema del rilancio passa in primo luogo dalle idee delle persone».

‘Proposte da integrare con quelle esistenti’

«Cofinanziatore del progetto, l’Ers-Lvm guarda con grande interesse allo studio, già a partire dal segmento relativo al parco immobiliare, una cui catalogazione non mi risulta sia stata fatta in passato – commenta il presidente, Giacomo Garzoli –. Ugualmente interessanti sono la radiografia sui movimenti migratori, e a proposito di persone, l’idea del sondaggio fra residenti in valle e no, che permette di raccogliere idee, suggerimenti e aspirazioni». Insomma, «una lettura approfondita delle caratteristiche economiche della nostra regione, da cui potranno emergere proposte concrete a livello di progettualità, che io immagino possano andare a integrarsi con quelle già sul piatto poiché contenute nei vari masterplan, indicati dalle Antenne e/o seguiti dall’Ers. Potremo anche capire se la direzione verso cui stiamo andando è quella giusta oppure no». Garzoli si rallegra anche per la comparazione con altre realtà periferiche europee. «Il progetto nel suo insieme – conclude – è una straordinaria opportunità di rimettere al centro dell’attenzione le regioni periferiche con le loro economie».

Perché sì e perché no (forse)

Sensazioni, disponibilità rispetto all’eventualità di un trasferimento in valle, il perché di eventuali reticenze. Ma anche incentivi, trasporto pubblico, influsso del Coronavirus sul modo di pensare e di vedere la valle come possibilità di residenza. È un sondaggio a largo raggio, quello lanciato nell’ambito dello studio fra la popolazione residente in valle, ma anche fra chi in valle non abita (o non ancora). I partecipanti – https://multi.re/4valli – hanno già superato quota 300, ma l’intenzione dei promotori è di ulteriormente rimpolpare il bacino.

Le serie di domande si apre con quella che fa da spartiacque, e cioè se si viva o meno in valle in questo momento. A dipendenza della risposta, il percorso si biforca. Nel caso in cui l’interlocutore risieda in una delle valli locarnesi considerate dallo studio, viene interrogato su pregi e limiti della residenza periferica, con particolare accento sulla serie di oneri supplementari esistenti che il vivere in valle presenta rispetto all’abitare in un centro urbano (e in questo senso si indaga su quale, fra i diversi motivi di spostamento – scuola o professione, sanità, sport, famiglia – renda più difficoltosa la vita in valle).

Agli abitanti vallerani viene poi chiesto in quale misura diversi incentivi in esame potrebbero essere decisivi per spingere qualcuno a spostarsi in periferia. Si parla di frequenza dei mezzi pubblici, presenza di scuole, posti di lavoro, servizi di base, di assistenza socio-sanitaria, infrastrutture e attività sportive, vita culturale, riduzione del costo degli alloggi e alleggerimento del carico fiscale, ma anche di velocità della connessione internet.

A chi invece non abita in valle viene domandato se abbia già pensato di trasferirsi e in base a quali fattori potrebbe considerare l’idea di farlo, quale aggravio di tempo sarebbe disposto a sobbarcarsi per il trasporto da e verso il centro urbano, in che misura alcuni aiuti ipotizzati potrebbero pesare sulla scelta. In questo senso si parla di incentivi alle famiglie con bambini in età scolastica, contributi pubblici per la ristrutturazione di case esistenti o per la costruzione di nuovi edifici a scopo di abitazione primaria, di aiuti pubblici ai pendolari, nonché di spazi o aiuti finanziari per giovani imprenditori.

Digitalizzazione, infrastrutture e altro

«Una parte importante del lavoro verrà fuori dal sondaggio, ed è per questo che il nostro auspicio è di una massiccia partecipazione popolare». Lo sottolinea Giovanni Lombardi, coordinatore dell’Ers-Lvm. «Quanto alle misure pratiche da introdurre a compendio, oltre a quelle che auspichiamo emergeranno dall’approfondimento in corso ce ne sono alcune già conosciute e ben inquadrate a livello nazionale e cantonale. Una è la digitalizzazione: specialmente in era post-pandemica, il lavoro da remoto può favorire le zone periferiche a livello abitativo. Un’altra riguarda le misure infrastrutturali. Una maggiore attrattività delle valli dipende certamente anche da un collegamento viario (trasporto pubblico o privato) di qualità».

Lombardi prosegue citando un fattore centrale per il Locarnese, ovverosia quello turistico, «visto che oltre la metà dei pernottamenti ticinesi avviene nella nostra regione. Attualmente, tuttavia, riguardano soprattutto l’agglomerato e meno le valli, e questo nonostante l’attrattività dipenda in maniera importante dal paesaggio e dalla natura nella nostra regione. Credo che un obiettivo prioritario e certamente perseguibile sia riuscire a sviluppare il turismo stanziale nelle valli». Questi, puntualizza il coordinatore dell’Ente regionale per lo sviluppo, «sono gli aspetti preponderanti, anche se non certo gli unici. Come tradurre in pratica le esigenze emergerà anche dalle proposte che verranno formulate dai partecipanti al sondaggio».

Sondaggio che va avanti e che i promotori vorrebbero maggiormente estendere all’esterno delle valli. Il tutto scaturirà in un rapporto finale, che è lecito attendersi verso fine primavera.

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