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01.12.2022 - 18:03
Aggiornamento: 18:29

Locarnese: ‘Periferie e agglomerato, parti dello stesso albero’

Presentati i risultati di uno studio sulla demografia e il parco immobiliare di Onsernone, Verzasca, Vallemaggia e Centovalli. Con proposte di rilancio

locarnese-periferie-e-agglomerato-parti-dello-stesso-albero

Una componente della mappa del territorio locarnese, quella delle valli, che rischia di ‘scomparire’ se lo spopolamento demografico, accentuatosi specialmente negli ultimi decenni del Novecento, non viene fermato. La fuga di gente soprattutto dalle zone più periferiche e lontane dai centri è purtroppo costante, nonostante chi governa a vari livelli spinga perché il fenomeno inverso si concretizzi: vale a dire che chi ancora ci vive in montagna non se ne vada e chi, invece, vive in pianura faccia la scelta di salire e stabilirsi.
Per impedire che i casolari cadano e che i piccoli villaggi si smagriscano, dal profilo degli abitanti, sempre più, è stato avviato due anni or sono, da parte dell’Ente regionale di sviluppo (Ers-Lvm), dalla Fondazione Vallemaggia territorio vivo e dai comuni, uno studio denominato ‘4Valli-Progetto di politica demografica e degli alloggi per le regioni periferiche’. Interessa, da vicino, l’Onsernone, la Verzasca, le Terre di Pedemonte (queste ultime, come la bassa Vallemaggia, in controtendenza rispetto alle vicine realtà coinvolte), la Vallemaggia e le Centovalli. Condotto dal Gruppo Multi Sa, analizza in modo quantitativo e qualitativo quella che è la situazione della debole economia delle zone di montagna (per le quali l’unica salvezza è solo il turismo), proponendo anche una serie di misure concrete per una ripresa.

Uno strumento per orientare le scelte operative

«Questa analisi – ha detto a mo’ di premessa in occasione della presentazione del lavoro di ricerca svolto, il presidente dell’Ers-Lvm, Giacomo Garzoli – è partita su stimolo delle antenne regionali. La dettagliata analisi demografica e del parco immobiliare rappresenta uno strumento indispensabile per orientare le scelte e gli stimoli di sviluppo che si vorranno dare. Una vera e propria sfida che evidenzia lo stretto connubio esistente tra la lontananza dai centri e il declino della popolazione».
Gli ha fatto eco Aaron Piezzi, presidente della Fondazione Vallemaggia territorio vivo e dell’Antenna Vallemaggia, il quale ha ribadito l’importanza di «una coesione regionale, unica via per risolvere i problemi delle zone discoste così come sola maniera per promuovere una visione concordata periferia-centri, a favore di tutti». La parola è poi passata ai due specialisti del Gruppo Multi Sa, il direttore Manuel Gamper e il condirettore Edoardo Slerca. Il primo ha ricordato la partecipazione, molto attiva, da parte di tutti gli attori, ricordando l’impostazione dello studio e il fatto di aver potuto portare avanti un lavoro che ha coinvolto quattro valli e il Pedemonte, quest’ultimo considerato una sorta di porta d’entrata delle valli. La palla è poi passata a Edoardo Slerca, soffermatosi sui risultati. L’analisi è partita dalla demografia (con una tendenza negativa che interessa le alte valli e un trend contrario per il fondovalle) e l’invecchiamento, progressivo, della popolazione che, di pari passo, trascina con sé anche un invecchiamento degli edifici nei paesi di montagna. Nelle zone rurali più discoste i progetti di sviluppo sono limitati, di nuove costruzioni se ne vedono poche (ad esempio in Onsernone, solo il 13% delle unità abitative è stata costruita dopo il 1960). Questo perché, è stato illustrato, negli ultimi decenni si è manifestata una dinamica centripeta, con la città e i comuni periferici che hanno richiamato molta gente domiciliata nelle valli.

Per essere più chiaro, Slerca ha fatto ricorso alla metafora dell’albero, nel quale le radici sono costituite dai grossi agglomerati regionali; il tronco, i rami e le foglie dalle zone periferiche. Tutte componenti che, tuttavia, da sole non potrebbero esistere. La radiografia del Gruppo Multi si è pure soffermata sul tasso di sfitto, trascurabile in tutte le aree monitorate. Aspetto, quest’ultimo, che può sembrare strano soprattutto se si pensa al gran numero di abitazioni vuote nei piccoli paesi. E che si spiega con la mancanza di una più precisa mappatura territoriale. Molte persone anziane hanno infatti proprietà sfitte che non sono state recensite nell’analisi.

Pandemia, atout delle valli e criticità

Lo studio degli specialisti tocca, pure, le opportunità derivanti dalla pandemia (che alle regioni montane, grazie al telelavoro, ha offerto qualche chance). Particolarmente interessanti sono parsi i risultati di un sondaggio che ha coinvolto gli abitanti dei territori interessati e pure gente da fuori. Scopo: comprendere come sono percepite le valli da dentro e da fuori, capire i sentimenti della popolazione, individuare le criticità e gli atout. Ottima, innanzitutto, la rispondenza, con il 75% dei questionari compilati interamente rientrati. Tra gli atout delle periferie figurano la qualità di vita, la tranquillità, il contatto con la natura e i prezzi degli immobili inferiori. Tra le criticità i trasporti pubblici, la viabilità talvolta difficile, le poche opportunità lavorative e l’accesso ai servizi difficoltoso.

Le misure antispopolamento

Nell’ultima parte del lavoro viene formulata una strategia di fondo, con misure concrete da attuare. Su tutte, il potenziamento della più volte citata mobilità, il rafforzamento dell’infrastruttura internet, la messa a disposizione di spazi di co-living e co-working, gli incentivi all’ammodernamento degli immobili esistenti in valle, un miglior marketing territoriale, la reintroduzione di servizi di prossimità (posta, negozi, asili, bancomat ecc.), l’offerta di posti di tirocinio nelle piccole aziende locali, l’incremento di metodi alternativi per la fornitura di servizi alla gente e un canale integrato sotto cui convogliare gli annunci immobiliari delle vallate.
«Questa preziosa ed esaustiva banca dati dovrà permettere alle autorità comunali e a chi si occupa di sviluppo delle periferie di meglio comprendere la realtà territoriale» – ha concluso Garzoli. Gli spunti per un approccio multiscalare e multidisciplinare ci sono. Il prossimo passo sarà quello di concretizzare queste azioni integrate di sviluppo territoriale. Con la politica chiamata a fare la sua parte.

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