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laR
 
09.11.2021 - 05:30
Aggiornamento: 09:09

‘Nelle valli siamo all’ultima chiamata per lo sviluppo’

Alessandro Speziali e l’importanza dei masterplan, partendo dall’esempio verzaschese. “I progetti che funzionano possono ispirare vicendevolmente”

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«C’è grande consapevolezza che siamo probabilmente all’ultima chiamata per lo sviluppo. A me sembra che le valli stiano reagendo molto bene, diventando più auto-imprenditoriali in un contesto che non è più quello degli aiuti ad annaffiatoio della vecchia Lim, ma che fornisce supporto a progetti in grado di “stare in piedi”». Alla “Regione” lo dice Alessandro Speziali, coordinatore di quel masterplan Valle Verzasca da cui fra i tanti è nato un progetto, fresco d’inaugurazione, emblematico della voglia di invertire la tendenza dello spopolamento delle zone periferiche. Parliamo del Verzasca Mobile, partito a ottobre come progetto pilota nazionale per sostenere la mobilità interna (ed elettrica) “on demand”, ma anche per favorire lo sviluppo economico. «C’è un moto positivo – considera Speziali restando in tema – anche considerando come i singoli progetti verzaschesi, se funzionano, possono ispirare altre valli che si trovano in situazioni del tutto simili».

‘Contrastare il declino demografico e di vitalità del territorio’

La Verzasca ha una popolazione residente variabile fra le 850 e le 900 persone. Per un territorio comunale che è il più vasto dell’intero Cantone, una situazione certamente migliorabile, ma evitando voli pindarici. «I masterplan erano nati per contrastare il declino delle zone periferiche sia dal punto di vista demografico, sia da quello della vitalità del territorio inteso come progetti e posti di lavoro – ricorda Speziali –. L’obiettivo di tutti è dare un impulso su più livelli, basandosi su tre assi di sviluppo: il turismo sostenibile (quello che si ferma in valle, pernotta e crea indotto); il “vivere in valle” inteso come abitare e lavorare (quindi i progetti che migliorano la qualità di vita in valle, dal co-working al marchio Verzasca, dall’insediamento di nuovi negozi all’Agenda Verzasca, con attività e incontri aggregativi previsti durante tutto l’anno); e la salvaguardia e la promozione del paesaggio dal punto di vista naturalistico e da quello dei monumenti storici, dei rustici, delle selve castanili, eccetera».

Ebbene, prosegue, «in ognuno di questi campi stiamo cercando di portare avanti dei progetti, ma mantenendo un equilibrio, affinché lo sviluppo sia organico, coerente e bilanciato, e in primo luogo “sentito” dal territorio. Al momento stiamo raccogliendo i frutti del masterplan lanciato nel 2018 e ci stiamo accorgendo che un progetto tira l’altro». L’esempio torna ad essere il Verzasca Mobile, che «sarà utile ai residenti, ma anche ai ristoranti e al futuro albergo diffuso di Corippo». Un concetto che si può abbinare anche campeggio di Brione – promosso dal Patriziato, e che si conta di inaugurare nel 2024 –; «coprirà in primo luogo un deficit turistico specifico in valle, e creerà sia posti di lavoro, sia movimento per i negozi». In definitiva, con partner come il Comune, i Patriziati e le associazioni «si sta creando un mosaico per invertire una situazione di crisi riscontrata non soltanto in Verzasca, ma anche altrove un po’ in tutto l’arco alpino».

Speziali ammette che «portare avanti i singoli progetti non è facile vuoi per questioni di finanziamento, vuoi di burocrazia; ma mi sono accorto che le valli si stanno costruendo anche una bella “governance” in cui i Comuni (o, in Verzasca, il Comune unico) sono i “capitani strategici” e poi ci sono bracci operativi come, nel nostro caso, la Fondazione Verzasca. A questi attori vanno poi aggiunti Ente regionale di sviluppo, Ente turistico e Cantone, con cui, se ci sono le persone giuste e se c’è la consapevolezza condivisa che il prodotto regionale va costantemente migliorato, collaborare diventa facile».

La Verzasca? ‘Vale’ come Ascona

Un aspetto centrale sottolineato da Alessandro Speziali è quello riguardante il valore della residenza in valle e del contatto con la natura: «In questo ci hanno “aiutato” i vari lockdown legati alla pandemia. Oggi come oggi il “brand” della Verzasca, al di là del famoso colpo dei ragazzi che in un video avevano definito Lavertezzo come “le Maldive di Milano”, sta diventando fra i più forti in Svizzera. Dire “Verzascatal” è addirittura quasi come dire Ascona, perché assume in sè la forza delle valli ticinesi e della qualità ambientale. Noi dobbiamo “surfare” l’onda. Con il turismo interno, anche grazie alla strategia dell’Otr, stiamo pian piano conquistando la Svizzera romanda e, più in generale, un ospite che si ferma, ama e rispetta il territorio, si integra bene e grazie al suo potere d’acquisto è una risorsa fenomenale per la valle. Come detto, per mantenerlo lo standard va costantemente migliorato».

Spopolamento, uno studio regionale

Realisticamente, grazie al mosaico in via di allestimento in valle, «non potremo tornare ad avere in valle 2000 o 3000 persone, ma l’obiettivo è fermare l’emorragia per poi risalire la china portando nuovi posti di lavoro, famiglie, giovani e anche pensionati». Una bussola importantissima in questo senso è uno studio condotto, per conto dell’Ente regionale di sviluppo e dei Comuni, dal Gruppo Multi e riguardante non solo la Verzasca, ma anche Onsernone, Centovalli, Vallemaggia e Terre di Pedemonte. Il ricercatore Supsi Edoardo Slerca si occupa di raccolta ed analisi dei dati. «L’obiettivo – dice Slerca – è verificare le componenti che hanno determinato, in aggregato, lo spopolamento delle valli. Bisogna quindi capire in che misura parliamo di emigrazione e in che misura di semplice evoluzione dell’invecchiamento della popolazione (decessi). Poi siamo andati a vedere come fossero composte le migrazioni in uscita (verso dove, quali fasce d’età) e ci siamo concentrati sulle politiche che in altre zone alpine hanno portato a una ripresa dell’economia locale, dei posti di lavoro e a un progressivo rallentamento dello spopolamento (o, in alcuni casi, a un’inversione di tendenza). Sulla base di quello abbiamo identificato delle misure che possono essere applicate a breve o a medio termine per quantomeno contenere il fenomeno dello spopolamento». Lo studio sarà concluso entro l’anno.

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