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Gli avvocati difensori Yasar Ravi e Luisa Polli
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22.09.2021 - 12:21
Aggiornamento : 16:31

Caso ‘La Palma’, la difesa: ‘Omicidio colposo e rimessa in libertà’

Yasar Ravi e Luisa Polli ridimensionano le responsabilità del 32enne accusato della morte della 22enne all’albergo La Palma di Muralto

«Che l’imputato non sia uno stinco di santo è un dato acquisito, ma questo non dimostra che sia in grado di assassinare qualcuno». Con queste parole l’avvocato Luisa Polli, per conto della difesa, ha aperto l’arringa difensiva a favore del 32enne cittadino germanico accusato per la morte della 22enne inglese nella stanza 501 dell’albergo “La Palma” di Muralto. Arringa che si è chiusa oltre tre ore dopo con la richiesta, formulata pochi minuti fa dal collega Yasar Ravi, di una condanna non per assassinio, ma per omicidio colposo, con la conseguenza che l’uomo tornerebbe immediatamente libertà: «Gli oltre due anni di carcere già sofferto – ha detto Ravi – già compensano ampiamente la sua colpa». Stando alla difesa, dunque, la morte della ragazza fu causata dall’asfissia provocata da un gioco erotico finito male, e non da uno strangolamento fine a se stesso con movente economico, così come indicato dalla pubblica accusa per giustificare una richiesta di pena di 19 anni e 6 mesi di detenzione.

«Ipotesi, intuizioni e pregiudizi in un’aula di tribunale non bastano – ha sottolineato Polli –. Ci vogliono riscontri oggettivi. Bisogna condannare l’imputato se risulta colpevole, non se si presume possa esserlo. La colpevolezza va stabilita oltre ogni ragionevole dubbio».

Polli ha ripercorso la storia d’amore fra imputato e vittima, sbocciata per caso in Thailandia fra fine gennaio e inizio febbraio 2019, durata due mesi in vacanza «frequentandosi 24 ore su 24 per due mesi» e proseguita fino al fatidico soggiorno a Muralto, terminato in dramma nella notte del 9 aprile. La difesa ha smentito il movente finanziario e chiesto alla Corte di riconoscere che la vittima era solita praticare del sesso estremo già prima di conoscere l’imputato, il che rende appunto credibile la tesi del gioco erotico «sostenuta fin dal primo momento dell’imputato».

In arringa è poi subentrato Yasar Ravi, che ha ripercorso i fatti dal rientro in camera della coppia verso le 2.30 del mattino, fino agli allarmi e al rinvenimento del cadavere, avvenuto circa 4 ore dopo. «Entrambi erano ubriachi, specialmente lui. Basti dire che alle 6 gli era stato riscontrato un tasso alcolemico variante fra l’1.06 e l’1.75 per mille. Quanto al presunto litigio, fu niente più di una banale discussione, un battibecco motivato dal fatto che lei voleva rimanere in giro, mentre lui no. Lei parlava di più e a voce alta, lui a voce bassa, quasi piagnucolando. Si è detto poi che la camera fu trovata in estremo disordine: innanzitutto ordine e disordine sono soggettivi, e comunque va ricordato che la coppia viaggiava con ben 6 valigie e si era trasferita nella camera 501 solo il pomeriggio precedente».

Ma la domanda definita «essenziale» è se ci furono o meno rapporti sessuali quella notte. «L’accusa li nega, ma le analisi della polizia scientifica dimostrano senza alcun dubbio che invece ci furono eccome. Le tracce di sperma ritrovate un po’ dappertutto sulla vittima e nella stanza sono inequivocabili».

Tutto ciò, per il legale di difesa, «ci fa escludere anche l’ipotesi di omicidio intenzionale in assenza di rapporti intimi. Questo reato richiede coscienza e volontà; l’autore deve sapere dell’esistenza del rischio di causare la morte ma si assume la responsabilità di continuare nel suo agire. Nel caso specifico il nostro cliente era sicuramente consapevole che c’era un rischio, ma l’asfissia erotica era stata praticata già svariate altre volte con la vittima. Il confine fra ciò che determina il piacere e ciò che determina la morte è spesso sottile. Il rapporto complementare richiesto all’Università di Losanna dal Ministero pubblico sottolinea che i decessi per strangolamento erotico arrivano in modo improvviso e imprevisto».

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