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26.05.2021 - 05:300
Aggiornamento : 19:42

Val Bavona, un ponte tra passato e futuro sostenibile

L'omonima Fondazione, custode della sua storia e impegnata nella cura e valorizzazione del territorio, spegne le sue prime trenta candeline. Parlano i protagonisti

Natura. Paesaggio. Storia. Turismo. Svago. Cinque parole che, sempre più spesso, vengono associate alle valli e alle loro realtà. Cinque concetti che rappresentano la fortuna ma, allo stesso tempo, anche l'impegno per la salvaguardia di questi territori. È innegabile, vivere oppure essere distanti pochi chilometri da un luogo che racchiude in sé bellezze naturalistiche e culturali di grande pregio, in grado di attirare turisti e non, è una immensa ricchezza. Però il fascino della valle spesso nasconde il fatto che, per essere mantenuta come tale, ha bisogno di tante mani che se ne prendano cura.

È il caso della Valle Bavona. Resa celebre dallo scrittore Plinio Martini, natio del luogo, la Valle oggi è conosciuta, apprezzata e talvolta presa letteralmente d'assalto dai visitatori. Una regione unica nel suo genere, non solo per la sua conformazione geografica o il suo patrimonio storico e culturale, ma anche, e soprattutto, per il notevole lavoro che c'è dietro ed è stato fatto negli anni dalla Fondazione Valle Bavona. 
«Lo scopo della Fondazione è quello di gestire, salvaguardare e valorizzare questa Valle in tutte le sue componenti. Agiamo su può livelli, che vanno da progetti mirati sul territorio, alla divulgazione e creazione di laboratori didattici per i più giovani –, spiega Pierluigi Martini, presidente della Fondazione Valle Bavona, che prosegue – È come comporre un puzzle: abbiamo un ampio territorio, abbiamo vari attori che ruotano attorno alla valle e con cui interagiamo, come ad esempio i terrieri, il comune, i patriziati ecc, diverse iniziative sul piatto e dobbiamo cercare di far combaciare ogni pezzo, trovare il giusto equilibrio fra le parti. Delle volte è semplice, delle volte invece è più difficile».


Riscoprirsi…restando a casa

Un equilibrio, quella fra uomo e natura, fra passato e futuro, che la Fondazione cerca di portare avanti con determinazione e passione ma che, con l'arrivo della pandemia, ha subito un arresto, esattamente come tante altre attività. «Sicuramente abbiamo accusato anche noi il colpo, e mi riferisco soprattutto alla parte legata alle manifestazioni interne. Tutti gli appuntamenti e incontri che avevamo in programma sono stati annullati, siamo riusciti a fare solo la cerimonia di premiazione per il concorso letterario» − afferma Nicoletta Dutly Bondietti, coordinatrice e responsabile di Laboratorio Paesaggio. Ma, se da un lato il virus ha, nella primavera 2020, frenato le visite delle scolaresche, col rovescio della medaglia ha avuto anche un lato positivo, aggiunge Dutly Bondietti: «con le nuove disposizioni varate dalle autorità, abbiamo avuto moltissime prenotazioni da parte di classi ticinesi. Prima, si tendeva ad andare fuori dal Ticino, anche oltre il confine svizzero. Con le restrizioni, molte scuole sono rimaste e hanno voluto organizzare delle escursioni proprio in Vallemaggia e in Bavona. Questa “imposizione” ha permesso di riscoprire a tanti il proprio territorio».

Un cammino percorso in 30 anni 

La Fondazione nasce nel 1990, e posa i suoi piedi su dodici Terre, o nuclei che compongono la vallata. Un’istituzione costituita per tutelare l'identità e promuovere lo straordinario paesaggio rurale e tradizionale. Un ente che affonda le sue radici nelle terra antica dei bavonesi e che ha deciso di riassumere questo percorso lungo tre decenni in un libro “Valle Bavona, uno spettacolo di paesaggio. 30 anni di Fondazione”.  Un volume, o meglio, un quaderno, il terzo di una collana a tema Valle Bavona, che mette a fuoco 30 anni di attività svolte dalla Fondazione. Trent’anni son tanti, son pochi, sono il passaggio di consegne del testimone fra due generazioni ma, come si ricorda nel quaderno, anche il cambiamento fra due secoli, con l'ingresso nel terzo millennio. Riguardo a questo ne abbiamo parlato con Giancarlo Verzaroli collaboratore che, insieme a Dutly Bondietti e a Rachele Gadea Martini, ha curato la stesura dei testi. 
«È stato un lavoro che mi ha tenuto impegnato per mesi, ma che alla fine mi ha, non solo divertito, ma anche appassionato molto. Raccontare la storia e quello che è stato fatto da questo ente non è stato semplice, perché  i temi da toccare erano tanti e cercare di selezionare i “più significativi” è stato arduo. Il libro contiene trenta schede, che richiamano i trenta anni, ed è suddiviso in quattro capitoli principali che richiamano gli elementi naturali ma anche le varie tipologie di attività svolte – ci dice Verzaroli – Per elaborare le schede abbiamo fatto capo al materiale d'archivio della Fondazione ma non solo: personalmente sono anche dovuto andare sul posto per comprendere appieno il significato di ciò che stavamo scrivendo. È il caso della scheda numero 14: la Banèta, una stalla costruita sotto un masso enorme, nei dintorni di San Carlo. Mi ricordo che ho sentito l'esigenza di vederla coi miei occhi. Ho preso l'auto e sono andato. Un'esperienza bellissima».

'Il turismo di massa non fa bene al territorio'

L’ente ha spento nel 2020 le sue prime 30 candeline, ma ha di fronte a sé ancora tante sfide e voglia di crescere e fare. Alla domanda su quali sono le vostre sfide per il futuro, tutti gli intervistati non hanno dubbi nel rispondere: turismo di qualità e il voler farsi conoscere. «Il traffico e la sua gestione in Valle è importante. Abbiamo visto l'anno scorso come un turismo di massa non faccia bene al territorio e non è quello che vogliamo. Non vogliamo un transito da mordi e fuggi, vogliamo un turismo, non dico di nicchia, ma consapevole di cosa sta vedendo del significato che esso ha per la nostra comunità. Spesso vedo persone che arrivano e dicono “che bel posto! Che bel panorama” e non si rendono conto che dietro a tutto questo ci sono state parecchie mani che hanno lavorato e lavorano ancora a tutela di questo immenso patrimonio che non è solo valmaggese ma è di tutti. Sarebbe bello, magari fare un salto ulteriore e cercare di vedere se è possibile creare nuove opportunità di lavoro» – afferma Martini. 
Per il 2021 la Fondazione ha organizzato una stagione ricca di eventi. Sottolineiamo “Le giornate della biodiversità, che si svolgeranno il 4,5 e 6 di giugno, svolte in collaborazione con il Centro Natura Vallemaggia. Tre giornate dove si proporranno attività legate alla natura e all'ambiente. 
Natura. Paesaggio. Storia. Turismo. Svago. Termini collegati fra loro anche grazie a una fondazione che vuole essere un ponte sospeso fra due mondi: il vecchio e il nuovo. Un ponte che deve essere conosciuto, percorso, anch'esso tutelato e sostenuto. Poiché sotto questo ponte di pietra scorre l'acqua e scorre, a metafora, anche l'esistenza di un uomo del passato, che non c'è più. Dove delle volte la sua vita scorreva a rilento, nella dura quotidianità agraria, e delle volte invece impetuosa, perennemente esposta ai “capricci” della natura che spesso, ti toglieva tanto e ti restituiva poco.

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