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11.05.2021 - 05:30
Aggiornamento: 15:04

Schindler, licenziamenti ‘silenziosi’ ma continui

Clima pesante fra i dipendenti rimasti nella fabbrica di ascensori di Locarno. L'azienda: “Ottimizziamo: la competitività dei costi è essenziale”

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Ti-Press
Decine di posti di lavoro persi nell'ultimo periodo

I fantasmi di una ristrutturazione indefinita nelle modalità, nei numeri e nei tempi sta sconvolgendo la vita agli impiegati di Schindler a Locarno, che settimana dopo settimana contano i colleghi che perdono il posto, sapendo che prima o poi potrebbe succedere anche a loro. La situazione è nota ai sindacati, in particolare a Unia e Ocst, che incontrano però difficoltà non indifferenti a capire i contorni dell’operazione – inquadrabile come di contenimento dei costi e riposizionamento sul mercato in vista di nuove commesse – soprattutto a causa di un accordo di confidenzialità raggiunto fra “management” e commissione del personale.

Secondo nostre fonti, i licenziamenti operati fra la ex sede di Quartino e quella ancora attiva di Locarno potrebbero già essere stati più di cento, scaglionati nei mesi, mentre informazioni sindacali parlano di un totale di una quarantina di posti di lavoro in via di sparizione, più una decina di prepensionamenti. La differenza potrebbe spiegarsi in parte con la “variabile” degli interinati, molto presente in azienda così come quella dei frontalieri, che sono una nettissima maggioranza nel settore della produzione. La domanda è: un interinale cui non viene confermato l’incarico “vale” un licenziamento? Stando a Gianluca Bianchi, di Unia, «si tratta pur sempre di impieghi persi. Sulle 60 persone cui era stato tolto il posto nella sede di Quartino, una cinquantina era costituita da interinali». Sempre a proposito di interinati, alcune decine hanno pagato nel recente passato una errata quantificazione delle esigenze produttive, che ha generato prima un sacco di assunzioni, poi un’inevitabile emorragia di posti di lavoro.

In Svizzera Schindler è presente a Ebikon (Lucerna) e a Locarno. Nella sede verbanese si è sempre lavorato ai quadri di manovra, con bottoniere e pulsantiere. Fino a pochi mesi fa, prima che chiudesse, esisteva uno stretto contatto con Quartino, dove veniva gestita la parte di decorazione delle cabine (pareti, luci) come “pick and pack”: Quartino riceveva i materiali dai fornitori, li impacchettava a li spediva poi ai clienti o agli hub di riferimento. Quartino fungeva anche da “polmone” per Locarno, tramite un grande magazzino per materiale di scorta e uno per il “picking” delle manovre. Cinque anni dopo la presentazione in pompa magna di quello che era stato definito “il più innovativo progetto per Schindler in Europa”, c’è però stata una netta inversione di tendenza con l’obiettivo di ridurre i costi fissi (magazzini, trasporti ed eliminazione delle doppie funzioni), con il risultato che tutto l’assemblaggio è finito a Locarno, dove è stato costruito un capannone e sono state rivedute le linee produttive.

“Un po' per volta, così non fa rumore”

«Ogni giorno, ogni settimana Schindler licenzia, ma lo fa in modo silente, in maniera tale che, mancando un licenziamento di massa, la cosa non fa rumore – dice alla “Regione” una fonte interna –. Posso garantire che il clima è pesante perchè tutti pensiamo che il giorno successivo possa toccare a noi. Da gestire non è affatto facile».

Il clima pesante è coraggiosamente confermato da Patrick Bongiorno, della commissione del personale: «Non è un momento facile per nessuno. Il nostro ruolo è tutelare i colleghi come possibile e vigilare affinché venga rispettato il Contratto collettivo di lavoro in vigore, e fintanto che ciò accade il “management” è libero di gestire la ristrutturazione per preparare l’azienda in ottica futura. È chiaro che tutti vorremmo una maggiore informazione verso la manodopera che comprensibilmente non è tranquilla, ma queste sono scelte di gruppo che esulano dalla direzione di Locarno. Quel che sappiamo è che Schindler un futuro l’ha sicuramente perché sta reggendo la dura competizione internazionale e ha i mezzi per continuare a farlo, anche tramite ingenti investimenti. Sulla perdita di posti di lavoro, è vero, sono tutte situazioni individuali di non facile gestione. Ma in un’azienda come la nostra l’andamento è ondivago: per impieghi che vanno persi adesso ve ne saranno di nuovi che certamente arriveranno». Dal punto di vista sindacale il problema è una scarsa accessibilità alle informazioni essenziali del programma di ristrutturazione.

I sindacati: “Poca trasparenza, scarse informazioni”

Come sottolinea Bianchi di Unia, «l’accordo di confidenzialità fra commissione del personale e “management” ci tiene all’oscuro di elementi quali il numero effettivo di licenziamenti e l’orizzonte temporale della ristrutturazione». Aggiunge Marco Pellegrini di Ocst che «se ci fosse più trasparenza nelle informazioni, la situazione potrebbe essere gestita con più efficacia. Assieme ad Unia prenderemo contatto con la direzione». Quel che si sa molto chiaramente è invece che alla Schindler il lavoro non manca (nei mesi di maggiori restrizioni pandemiche non è stato neppure chiesto il lavoro ridotto e la produzione non si è mai fermata) ma anzi si accumula e i ritmi diventano oltremodo pressanti per chi è rimasto. Un’altra situazione problematica è data dal frequente ricambio a livello di figure dirigenziali, che rende impossibile qualunque discorso di continuità.

Il gruppo: “Vogliamo crescere più velocemente del mercato”

Contattata per commentare le criticità e fornire qualche delucidazione su quanto sta succedendo a Locarno, l’azienda risponde che “Schindler ha iniziato un programma di ottimizzazione dei costi nel suo stabilimento di Locarno, in risposta al cambiamento del mercato e per modellare meglio il suo futuro in città. Come leader del settore con 147 anni di storia, il nostro obiettivo è la salute a lungo termine dell’azienda. Miriamo a crescere più velocemente del mercato e a modellare il nostro settore guidando il cambiamento tecnologico e l’innovazione. Per questo, la competitività dei costi è essenziale”.

Quanto a quello che viene appunto definito “il programma di ottimizzazione”, “interesserà anche alcuni dipendenti in varie funzioni. Il pieno impegno di Schindler in Ticino rimane invariato”. Schindler dice di aver avviato un processo di “riallineamento delle capacità e delle risorse a Locarno, tramite un programma di ottimizzazione dei costi a livello locale che vuole rispondere al mutato contesto di mercato. Si tratta di un’estensione delle misure a livello di gruppo, che Schindler ha annunciato l’anno scorso a luglio”. Interrogata sul numero di licenziamenti previsto nel complesso, l'azienda nota che “è attualmente in fase di valutazione. Ove possibile, Schindler utilizzerà la fluttuazione naturale, i prepensionamenti e i licenziamenti volontari al fine di ridurre al minimo il numero di licenziamenti obbligatori”.

L’impegno aziendale, chiosano i portavoce del gruppo, è “trattare tutti in modo equo e secondo le leggi e i regolamenti locali in materia di lavoro, nonché sostenere, ove possibile, i dipendenti nel caso di un trasferimento”.

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