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12.09.2019 - 06:10
Aggiornamento: 02.12.2020 - 16:08

Appropriazione indebita: avvocato a processo

Dal 19 settembre al cospetto delle Correzionali di Locarno l'avvocato che utilizzò 300mila franchi di una cliente. 'Ma erano in prestito'

a cura de laRegione
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Ripetuta appropriazione indebita qualificata. È il reato cui l’avvocato I. C., noto avvocato penalista di Muralto, dovrà rispondere in aula da giovedì prossimo, 19 settembre, in occasione di un dibattimento al cospetto di una Corte di Assise correzionali di Locarno. I fatti risalgono a un periodo di tempo compreso fra il mese di novembre del 2013 e il mese di luglio del 2015 e riguardano l’utilizzo di denaro che una donna di nazionalità germanica, nel frattempo deceduta, aveva depositato su un conto fiduciario. La cifra era il frutto di una compravendita immobiliare gestita da C. nella sua funzione di notaio.

Secondo l’accusa, sostenuta dal procuratore generale Andrea Pagani, C. utilizzò indebitamente circa 300mila franchi per scopi personali, sostanzialmente agendo senza alcuna autorizzazione della proprietaria. Cosa che invece C. – patrocinato dall’avvocato Diego Olgiati – ha sempre decisamente smentito, portando a suo favore elementi tali da indurre a ritenere che quei soldi gli fossero stati concessi in prestito e che l’utilizzo che ne fece fu pertanto perfettamente in linea con quanto concordato con la cliente, con la quale oltretutto era stato intavolato un rapporto umano del tutto particolare.

La versione del prestito – e il tentativo di dimostrare che in effetti di questo si trattava – verrà dunque difesa in aula dall’avvocato Olgiati il quale, raggiunto dalla “Regione”, osserva che «il mio cliente ha sempre detto e ripetuto di essere innocente». Sempre al nostro giornale l’avvocato C. aveva dichiarato di aver potuto disporre liberamente del denaro in un momento di ristrettezze finanziarie e che ciò fu fatto con il beneplacito della donna, come comproverebbe il materiale fornito agli inquirenti. Ai magistrati si era del resto rivolto spontaneamente egli stesso dopo una segnalazione all’Ordine degli avvocati che però non aveva avuto seguito; se non, d’ufficio, l’avvio di un procedimento penale che aveva portato la questione alla Camera del notariato e a quella dell’avvocatura. In aula, di fronte alla presidente della Corte giudice Francesca Verda Chiocchetti, avremo dunque due versioni contrapposte: quella della cupidigia e del sotterfugio da una parte, e quella di un normalissimo rapporto di prestito dall’altra. Nel mezzo, il profilo di un avvocato penalista noto e apprezzato nel Locarnese, protagonista, dai banchi della difesa, di svariati dibattimenti ad ampia eco nei quali ha spesso saputo proporre in brillanti arringhe argomentazioni di livello, non solo dal profilo tecnico-giuridico. Compito al quale, da giovedì prossimo, per suo conto, sarà chiamato l’avvocato Olgiati.

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