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Locarnese
29.01.2019 - 11:180
Aggiornamento : 14:24

A Maggia, nella clinica del riccio

Da 18 anni, Elsa Hofmann-Perini e Alex Andina si occupano dei piccoli amici con gli aculei: ‘Sono una testimonianza della preistoria, ma li stiamo distruggendo’.

Abbaiano i cani di Elsa Hofmann-Perini. Forse è lo squillo del telefono, forse ci annusano via cavo, perché non ci conoscono. «Pensano sempre che entri qualcuno. Sono cinque, arrivo subito...». La casa è quella in cui, nel novembre 2001, Elsa e Alex Andina aprivano le porte al primo riccio in difficoltà. Oggi, i piccoli amici con gli aculei tratti in salvo da quello che ha preso il nome di “Centro cura ricci di Maggia” hanno superato le 5mila unità. Il riccio numero 5mila si chiama Pentachilio, nome voluto da Andina e tratto dal greco antico (da leggersi “Pentakischiliostos”, cioè “cinquemillesimo”). «Più di 25 anni fa – racconta Elsa – vivevo a Horgen, nel Canton Zurigo. Verso novembre mi capitava di trovare dei ricci in giardino e grazie a un’amica veterinaria li aiutavo a svernare. Poi, in primavera li liberavo. Due, tre l’anno, non di più. Quando mi sono trasferita in Ticino ho incontrato nuovamente Alex Andina, che conoscevo da quando ero piccolina. Ci siamo messi insieme e sono venuta ad abitare con lui». Forse il caso, forse il destino, «una sera di novembre il nostro cane trovò un piccolo riccio fuori dalla cucina». Elsa contatta allora la Pro Ricci di Zurigo che fornisce «una montagna di formulari grazie ai quali mi sono fatta una piccola istruzione, aiutata dalla presidentessa della Pro Ricci». Da quella sera sono 18 anni che la coppia cura ricci, all’inizio in collaborazione con la Protezione animali di Bellinzona, poi come singola associazione (www.ricci-in-difficolta.ch).

Un aiuto lungo 365 giorni

Il Centro cura si occupa dei ricci 365 giorni l’anno. «In primavera – continua Elsa – arrivano i ricci usciti male dal letargo, quando non ci sono ancora insetti, lumache, ragni di cui cibarsi. Il primo compito è capire se l’esemplare ha bisogno di antibiotici, di vitamine o di vermifughi. Li tiriamo su di peso, così da poterli liberare». Da maggio in avanti è il momento dei cuccioli, ai quali «ogni 3 ore do il latte». Verso l’autunno arrivano i ‘ritardatari’, ricci che «tra ottobre e novembre arrivano a pesare 200 o 300 grammi, al di sotto della soglia di sopravvivenza, che è intorno ai 550 grammi». Ricci che non vengono più liberati, ma «sistemati nei diversi recinti di tutta la Svizzera, dove trascorrono il letargo. Se li liberassimo in quel momento, non troverebbero da mangiare, forse nemmeno un pertugio per il letargo, visto il terreno ghiacciato». E poi ci sono i ricci feriti dai decespugliatori, quelli investiti dalle auto, quelli avvelenati e altre sventure. «Li liberiamo possibilmente dove sono stati trovati», spiega Elsa. «Ma se sono stati trovati in prossimità della Cantona- le, soprattutto nel caso dei cuccioli, troviamo altri posti». Per l’adulto, invece, è diverso: «Deve tornare dove viveva, perché lì sa come approvvigionarsi di cibo e acqua. La memoria del riccio è più efficiente di quella di un elefante, memorizza il rumore delle foglie di un albero, le zampe sulla ghiaia, è un abitudinario. Ci vede poco, ma ha un olfatto portentoso».

Habitat sconvolto

Maggia è una parte del Centro cura. «Tutti quelli del Luganese che non vogliono arrivare fin qui si fermano da Romina Perucchini, «la mia mano destra, la mia stella polare» dice Elsa, felice di questo lavoro, tanto quanto è preoccupata: «Siamo tutti volontari, le medicine sono tantissime, i veterinari, il cibo riusciamo a pagarli grazie ai soci». Ma intanto i ricci sono a rischio estinzione, «e tra poco arriveranno sulla lista rossa: nel 2025, se continua così, nel Canton Giura non ce ne saranno più. Dei circa 350 l’anno di 3 anni fa, ora ne abbiamo solo 160-170. I ricci sono parenti dei dinosauri, dei mammut, sono una testimonianza della preistoria e stiamo per distruggerli». Le cause? «Troppe costruzioni stravolgono il loro habitat, troppi diserbanti che uccidono gli insetti di cui si cibano. Fino a 10 anni fa, grazie ai miei manuali tedeschi, in base ai sintomi curavo le patologie. Oggi quelle causate dall’inquinamento sono di ardua interpretazione. È una cosa triste, e noi di Maggia, purtroppo, siamo soltanto una goccia nel mare».

www.ricci-in-difficolta.ch / video: canale YouTube Jean-Claude Carcano

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