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21.12.2018 - 05:50

Brè e un Principe che non dice tutto

Ombre dal passato del principale mediatore immobiliare per l’acquisto dei terreni funzionali al maxi progetto di resort e albego

di Davide Martinoni
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“Attenzione: usurpatore”. È l’avvertimento che avevamo trovato all’interno di una busta giunta in redazione nei giorni immediatamente successivi alla pubblicazione della prima parte della nostra inchiesta sul progetto di maxi-resort che prevede appartamenti e villette di lusso al Monte Brè e un albergo del benessere a Cardada-Colmanicchio; progetto per il quale ancora non esiste un progetto definitivo (la domanda di costruzione è annunciata per l’inizio del 2019) ma che sta viepiù sollevando perplessità nella regione, in primis fra i residenti sul monte, la cui frangia più battagliera ha costituito l’associazione “Salva Monte Brè”.

Usurpatore, secondo la fonte, sarebbe Peter zu Sayn-Wittgenstein, meglio conosciuto al monte come “il Principe”: l’uomo che presta il volto al progetto, e che in prima persona ha condotto molte delle trattative di compravendita immobiliare con i proprietari, residenti o meno, per dotare la holding confederata Augur Invest Ag della ventina di terreni su cui dovrebbe sorgere il resort da quasi mezzo miliardo di franchi.

Seguivano, nella stessa busta, altre indicazioni, sempre riferite al Principe: una è “Druf”, l’altra “Ferreira”. Poi una noticella in calce: “Il nome si può comperare; non è mai stato membro di una famiglia aristocratica”. Da queste “esche” è iniziata una ricerca prodiga di informazioni, che “laRegione” ha condotto anche verificando quelle condivise dai volontari della “Salva Monte Brè”.

Il primo e principale “volto” da decifrare è dunque quello del Principe, la cui sola presenza sembrava in grado di dare credito e credibilità al progetto. Descritto da più persone come affabile, disponibile, aperto e alla mano, il Principe si sarebbe ripetutamente presentato come membro di un’antica famiglia aristocratica tedesca. Ma Peter zu Sayn-Wittgenstein nasconde in realtà un passato meno “romantico” rispetto a ciò che il nome e la presunta appartenenza ad una stirpe di sangue blu potrebbero indurre a credere. Il “non detto” inizia proprio dal nome di famiglia. Quello di nascita di Peter è, infatti, Druf, così registrato all’anagrafe, 53 anni fa, del Comune della Baviera in cui aveva visto i natali. Alle origini del Principe gli oppositori di Brè erano giunti cercando di verificare alcune affermazioni fatte dallo stesso Peter forse per aumentare la propria autorevolezza. Due, in particolare, rasentavano il romanzesco: zu Sayn-Wittgenstein sosteneva di essere un biofisico e in quella veste di aver scritto, anni prima, un best seller sulle straordinarie virtù dei sali dell’Himalaya. Ebbene, scandagliando i meandri della rete non si trova traccia alcuna di una pubblicazione sulle virtù dei sali himalayani firmata da Peter zu Sayn-Wittgenstein. Trova invece ampia eco un altro libro sul tema, realizzato da tale Peter Ferreira in coppia con la dottoressa Barbara Hendel. Che si tratti dello stesso Peter appare subito chiaro grazie alle immagini di “quel” Peter pubblicate in rete. Si saprà poi che il cognome Ferreira è stato acquisito dal Principe, per matrimonio, negli anni 90.

Identificare in Peter Ferreira il loro presunto Principe è stato per gli abitanti di Brè come aprire un tendone del circo. Ferreira assumeva di colpo un profilo diverso, più “people” rispetto a quello emerso durante gli incontri sul monte. Risulta infatti che nel 2008, in seconde nozze, aveva portato all’altare, nell’esclusiva cornice del Sihlberg Schloss, la bellissima Jasmin Roth, Miss Zurigo 2006. Jasmin con cui quello stesso anno aveva registrato il marchio “Miss Russia”. E Jasmin che oggi ritroviamo come Jasmin Selina zu Sayn-Wittgenstein in qualità di membro, con firma individuale, della Vita Genesis Ag, società con sede a Zugo in cui Peter non figura, ma che è proprietaria dei terreni di Colmanicchio destinati ad ospitare l’albergo del benessere.

Si dava poi notizia dell’importazione di 50 tonnellate al mese di questo sale himalayano – curata da Ferreira con la Landkaufhaus Mayer e l’importatore Lichtkraft GmgH – e poi venduto al dettaglio a 25 euro al chilo. Un prezzo considerato in seguito “in alcun modo giustificato” da un’istituzione come la Commissione fluoro e iodio dell’Accademia svizzera delle scienze, organismo scentifico sostenuto dalla Confederazione.

Sempre in relazione alla commercializzazione di sale per realizzare la miracolosa salamoia, dalle carte emerge che a carico del Principe si inserisce un’inchiesta penale intentata in Germania per aver trasferito i proventi aziendali tramite società di copertura a Las Vegas. Il reato contestato dagli inquirenti tedeschi era la frode fiscale, e la conseguenza un mandato d’arresto spiccato dalle autorità germaniche.

Di questa indagine si trova traccia anche in un ulteriore documento giudiziario, riguardante una causa intentata in Nuova Zelanda da Peter contro una donna. Nel documento, di 57 pagine, i rimandi al caso tedesco sono diversi: si parla dell’esilio forzato in Svizzera vista l’impossibilità di tornare in Germania, e di un tentativo fallito di Peter di rientrare in Nuova Zelanda, da un Paese terzo, perché i funzionari dell’immigrazione avevano avuto notizia del mandato di arresto tedesco.

 

Zu Sayn-Wittgenstein: ‘Non sono un usurpatore’

Peter zu Sayn-Wittgenstein, abbiamo verificato che il suo cognome attuale non è quello di nascita. Come l’ha ottenuto e quando?
Il nostro cognome è registrato civilmente. Si tratta di un nome comune e ordinario, molto diffuso nel mondo. Quanto all’utilizzo dell’altro nome (Ferreira, ndr) per la pubblicazione del libro, si tratta di un nome d’autore, scelto per evitare che il mio lavoro pubblico avesse un impatto o interferisse con la mia vita privata. Trovo inquietante il fatto che, proprio basandosi sul cognome, i media vogliano concentrarsi sulla nostra famiglia insinuando il dubbio e danneggiando la nostra credibilità. Meglio farebbero a concentrare le loro indagini sul progetto e la sua fattibilità, sulla società e i suoi azionisti, così come sui promotori e le loro intenzioni.

La famiglia Sayn-Wittgenstein si riferisce al Manuale genealogico della nobiltà e mette in guardia contro una vasta rete di usurpatori, che sono attivi anche nel settore immobiliare. È stato accusato di essere uno di loro?
Se altre persone con un cognome simile al mio lo usano accostandolo a titoli nobiliari – sfruttando ad esempio il “von” che deriva da un’altra famiglia – questo non solo è ridicolo, ma anche inquietante. Se avete fatto un’indagine avrete scoperto che nei Paesi democratici di lingua tedesca come la Germania, l’Austria e la Svizzera, da oltre 100 anni non esiste più alcuna monarchia. Di conseguenza, non si possono neppure giustificare titoli reali o nobiliari. Quindi, qualsiasi collegamento fra il cognome e la nobiltà non ha assolutamente niente a che fare con noi. Si tratta di un cognome come tutti gli altri e lungi da noi il volergliene dare una connotazione diversa. Vogliamo solo vivere la nostra vita in maniera normale. Aggiungo di non conoscere altre persone o aziende che usano questo cognome accostandolo a titoli nobiliari; quand’anche ce ne fossero, non hanno nessun legame con noi.

Sappiamo che è stato oggetto di un’indagine per frode fiscale in Germania. Come è andata a finire? Esiste una sentenza definitiva?
Non ci sono procedimenti giudiziari, indagini di autorità o procedimenti giudiziari contro di me attualmente in corso.

Nel suo libro “Wasser & Salz” lei sostiene le proprietà terapeutiche dei sali dell’Himalaya, ma la base scientifica di queste osservazioni è stata messa in discussione da organismi come la Commissione per il fluoro e lo iodio dell’Accademia svizzera delle scienze e dalla stampa tedesca. Qual è la sua posizione in merito alla loro reticenza?
In ambito scientifico è comune e risaputo l’uso di diversi metodi di misurazione. Di conseguenza, spesso esistono opinioni diverse circa determinate proprietà e in merito agli studi che vengono effettuati. Più di 25 anni fa ho iniziato a condurre ricerche “fisiche” sulle proprietà dei sali naturali, che non possono essere confrontate con le analisi chimiche che sono tipiche dei sali. I sali dell’Himalaya sono solo un elemento dei tanti sali che erano stati testati e su cui avevamo fatto ricerche in passato, e in merito ai quali ho poi scritto dei libri con il nome d’autore di cui ho già detto. Utilizzare sali lavorati, oppure naturali, di qualsiasi tipo, è una decisione libera e individuale che spetta a ogni consumatore.

Intende introdurre i sali dell’Himalaya nei trattamenti del Resort di Brè e Cardada?
La mia ricerca scientifica non ha alcun legame o collegamento con il progetto di sviluppo proposto al Monte Brè o con la gestione delle aziende ad esso collegate. Con la mia ricerca non sono coinvolto in nessuna delle attività di pianificazione del progetto.

***

Peter zu Sayn-Wittgenstein ha dunque affermato che Ferreira era solo un suo nome d’autore. Tuttavia, la moltitudine di atti – anche giudiziari – in nostro possesso, dimostra che le cose stavano diversamente. Nell’ambito della nostra corrispondenza ha anche affermato di essere presente a Brè «unicamente come tutti gli altri proprietari», ma due chiare prove del contrario sono la sua riconosciuta funzione di mediatore nelle compravendite immobiliari con i detentori dei sedimi, nonché la presenza della moglie Jasmin Selina nella società anonima – la Vita Genesis – che detiene tutti i terreni acquistati a Colmanicchio per realizzarvi l’albergo di lusso.

 

Di più nell’edizione cartacea odierna de laRegione.

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