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21.09.2018 - 06:100

L'appetito vien giocando (dal fast-food al Casinò e ritorno)

Tra i buoni sconto di McDonalds, anche 5 franchi per tentare la fortuna a slot e tavoli. Testimonianza di un'offerta che può diventare pericolosa abitudine...

Con più consapevolezza educativa, guidati dalle maggiori informazioni a disposizione e meno legati al vecchio e dogmatico rapporto tra genitori e figli, oggi domande come “Papà, come nascono i bambini?” creano meno imbarazzo di “Papà, cos’è un Casinò?”.

Inutile evadere dalla realtà troppo a lungo, spiegando che i soldi li porta la cicogna e che il Casinò è una Playstation gigante; soprattutto se sul retro degli scontrini di McDonald’s – tempio dell’intrattenimento alimentare nel quale i piccoli trascinano a forza i grandi – i soldi te li regala il Casinò stesso (cosa anche questa da spiegare, ai più grandicelli).

Tra la casa d’arredamenti che fa il “10% di sconto su tutto”, così come il grande mondo dei gonfiabili, tra il franchising di prêt-à-porter che lo sconto lo fa del 20 e la Spa altrettanto, insieme alle terme con ingresso ridotto ed ad altri spazi ricreativi, spicca il buono-gettone (o promoticket) del valore di 5 franchi da spendersi al Casinò di Locarno, da qui alla fine di gennaio del prossimo anno.

A segnalarlo è un 18enne (vedi sotto) la cui assidua frequentazione della casa da gioco locarnese è incentivata dalla reazione a catena pasto-buono-slot machine (o altro). Un meccanismo dal pericoloso sviluppo che ha caratteristiche note a chi contrasta la dipendenza dal gioco.

‘Il problema è la banalizzazione’

«Il gioco d’azzardo rientra nelle fascia di libertà dell’individuo e la maggior parte di chi gioca lo fa in modo responsabile. Ma questo tipo di offerte ne banalizza i rischi» commenta Mauro Tettamanti, presidente di Gruppo Azzardo Ticino con sede a Bellinzona, da noi interpellato. «Si trasmette un messaggio equivoco al minore, ovvero l’idea che si tratti solo di un gioco. Se il buono, invece che per la giocata, fosse per un pacchetto di sigarette, sono certo che ci scandalizzeremmo». Non meno preoccupante è «Swisslos, che fino alla nuova legge permetterà ai bambini di comprare i gratta e vinci al chiosco» o «l’ufficio postale di Bellinzona, nel quale si è circondati da ogni tipo di offerte di gioco d’azzardo».

La settantina di casi l’anno seguiti dal ‘Gruppo’ dice di una situazione «non problematica in Ticino, anche grazie al gran lavoro di prevenzione fatto – spiega Tettamanti – e per la buona legislazione, svizzera, che sarà ancora migliore con la nuova legge». Il lavoro si applica «sui giocatori e soprattutto sui familiari, che sono le vittime più trascurate del problema». Le dipendenze dei giovani adulti «sono prevalentemente le scommesse sportive», quelle di molti adulti «l’eccessiva frequenza di accesso al Casinò».

La situazione, per Tettamanti, è «sotto controllo, malgrado un’offensiva delle case da gioco. Mi stupiscono gli articoli mensili sul Casinò di Lugano con le vincite del mese. La signora che si è giocata il patrimonio del patrigno, sullo stesso sito che pubblica gli importi dei vincitori, è passata inosservata».

La maggiore età del ragazzo cui si deve questo articolo può esimere da responsabilità, almeno formalmente. Ci si chiede, però, se in una piazza come McDonald’s che pullula di minori e famiglie non sia il caso di limitarsi al mondo dei gonfiabili, alle terme e alle Spa. Anche per quell’attenzione alla sostenibilità ‘umana’ per la quale già lavora, per esempio, la Ronald McDonald House Charities.

Con rapidità di servizio tipica dei suoi impiegati, McDonald’s risponde alle nostre domande attraverso Trevor Meier, licenziatario dei ristoranti di Locarno e S. Antonino: «I buoni prestampati sul retro dei nostri scontrini di cassa sono pensati come sostegno e promozione della rete regionale della gastronomia e del turismo. Vengono raccolti da un’azienda esterna con l’obiettivo di far conoscere, soprattutto ai turisti, le attività per il tempo libero che la regione di Locarno ha da offrire. Tra le proposte vi è anche il Casinò, una realtà ben consolidata della città che ha le sue precise regole di accesso. Non è mai stata la nostra intenzione favorire la dipendenza dal gioco». Più delle “precise regole d’accesso”, basate sull’inconfutabile legge dei numeri (quelli dell’anno di nascita), forse contano le parole conclusive di Meier: «Fa parte delle nostre annuali procedure verificare i diversi canali di comunicazione e le diverse promozioni. Tra le quali certamente anche questa».

La ‘speranza di farci qualche soldo’

di Clara Storti

«Quando ho iniziato ad avere confidenza con i coupon ero minorenne», ci racconta G. (nome noto alla redazione). Il ragazzo, oggi 18enne, chiarisce aggiungendo che alcuni suoi amici, allora già maggiorenni, «avevano l’abitudine di andare al McDonald’s per accumulare buoni da giocare gratuitamente al Casinò. La speranza era di farci qualche soldo». Una volta maggiorenne, il nostro interlocutore conosceva già «questa moda di andare al Casinò e giocare gratuitamente con i buoni (al giorno, se ne possono usare due al massimo, ndr) e magari poter vincere qualcosa. Ci ho provato anch’io; quando ho avuto i buoni da giocare», ammette. Purtroppo, generalmente, il problema sorge quando non si vince nulla e quindi si gioca denaro reale. «Qualche volta mi sono fatto prendere e ci ho messo soldi di tasca mia. Quando perdi, è la solita storia, ti prende un buco allo stomaco che devi colmare e così punti ancora 5 o 10 franchi». La speranza di soldi facili sembra indurre molte persone ad andare al fast-food per racimolare coupon, addirittura «chiedendo ai tavoli gli scontrini, oppure acquistando anche solo una bustina di ketchup per 20 centesimi», sperando di trovare il buono del valore di 5 franchi. In ultima battuta, prima di chiudere la telefonata, G. aggiunge che per un certo periodo, vista la grande affluenza di persone alla ricerca di buoni, la filiale del fast-food aveva sospeso l’emissione di scontrini con i buoni stampati sul verso. «Una delle ultime volte che sono tornato, però, ho visto che c’erano. Tutto era tornato alla normalità», chiosa.

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