A seguito dei permessi di dimora rilasciati a criminali, il Comune patriziale, in segno di protesta, aveva rallentato le naturalizzazioni

Continua a far discutere l'arresto a fine febbraio – nell'ambito di un'operazione internazionale contro il traffico di stupefacenti e il riciclaggio di denaro – di quattro persone sospettate di essere legate alla camorra e alla ‘ndrangheta che avevano ottenuto i permessi di dimora a Roveredo. In segno di protesta, il 30 marzo, il Patriziato della località mesolcinese, presieduto da Aurelio Troger (Udc), aveva deciso di limitare al minimo l'attività legata alle naturalizzazioni. E il cosiddetto ‘sciopero dello zelo’ non è affatto piaciuto a Coira: come anticipato dal domenicale ‘Nzz am Sonntag’, a inizio maggio l'Ufficio della migrazione e del diritto civile (Umdc) aveva infatti scritto una lettera al Comune patriziale, indicando di aver avviato delle indagini per valutare se fossero necessari dei provvedimenti. In altre parole si valutava il commissariamento del Patriziato.
Oggi, 13 maggio, durante una conferenza stampa a Coira si è però cercato di smorzare un po’ i toni. «Vogliamo capire quali siano in concreto le preoccupazioni del Comune patriziale e dove sentono che il Cantone fa troppo poco», ha affermato il consigliere di Stato Peter Peyer. Per appianare le divergenze, Coira e il Patriziato stanno dunque cercando di fissare una data per un incontro. In ogni caso «il commissariamento è probabilmente la misura più severa e viene decisa dal governo in corpore», ha precisato da parte sua Jon Peider Arquint dell'Umdc. Tuttavia, non si è ancora giunti a questo punto. All'Umdc sono infatti pervenuti diversi fascicoli di naturalizzazioni da parte del Patriziato. Non ci sono dunque segnali concreti di un rallentamento, anche perché il procedimento di una naturalizzazione può durare fino a un anno. «Il Patriziato dimostra di avere un senso di responsabilità dei suoi compiti», ha continuato Peyer, aggiungendo che il governo prende sul serio le preoccupazioni della popolazione legate alla criminalità organizzata. Ma se un'autorità rallenta consapevolmente dei procedimenti, viola il diritto dei richiedenti. «E in uno Stato di diritto non va bene», ha sottolineato il consigliere di Stato. «Può capitare di non essere soddisfatti del lavoro del governo, ma non si possono violare i diritti di terzi».
Ricordiamo che recentemente il Canton Grigioni ha deciso di modificare la prassi per il rilascio dei permessi di dimora: a partire da metà maggio, i richiedenti dovranno infatti dichiarare eventuali precedenti penali o procedimenti in corso. E questo potrà dare adito a ulteriori accertamenti, come ad esempio la richiesta dell'estratto del casellario giudiziale. Durante l'incontro con i media, Coira ha anche fatto sapere che è stato aperto un procedimento per ritirare il permesso di dimora ai quattro indagati.