L'esportazione del formaggio grigionese sta vivendo un momento difficile. Lo ha dichiarato il presidente dell'Unione dei contadini grigionesi, Thomas Roffler, a Keystone-ATS. Un sondaggio fra alcuni dei 14 caseifici presenti oggi al primo Forum sui formaggi al Plantahof a Landqart (GR) mostra le sfide di un settore in evoluzione.
"Anche nei Grigioni la fornitura di latte è molto alta", ha detto Thomas Roffler. Diventa così difficile trovare acquirenti su un mercato, quello della Svizzera tedesca, che è già saturo. A causare tale situazione sono diversi fattori. Fra questi l'abbondante foraggio della scorsa estate, che ha portato a una maggiore produzione di latte e poi il calo delle esportazioni dovuti ai dazi doganali statunitensi.
Il problema si fa sentire anche al Caseificio Valposchiavo, presente con una bancarella al Forum caseario. "Al momento siamo confrontati con difficoltà nello smercio del formaggio", ha constatato Paolo Cortesi. La pressione secondo il responsabile del marketing è da ricondurre ai dazi imposti dagli Stati Uniti sulla Svizzera. "I produttori che prima erano più orientati verso l'esportazione, adesso si concentrano sul mercato svizzero. E questo non ci favorisce", ha continuato.
Per l'azienda famigliare Pungell di Vicosoprano in Val Bregaglia sarebbe interessante esportare i propri prodotti oltre i Grigioni, come suggerito da un recente studio sulla produzione agricola dell'Ufficio cantonale dell'agricoltura e la geoinformazione. Ma pure l'agricoltore del caseificio agrituristico Sergio Pedroni accenna alle difficoltà di un mercato già saturo.
Per la produzione sugli alpeggi la situazione è invece diversa. Nei Grigioni vengono prodotti annualmente circa 700 chili di formaggio d'alpe. La maggior parte viene esportato nella Svizzera tedesca. "Non abbiamo un problema di sovrapproduzione di latte, perché il nostro prodotto è una specialità di nicchia", ha spiegato Curdin Giger, direttore di Bündner Bergkäse. La cooperativa riunisce sotto lo stesso tetto nove produttori di diverse regioni, dalla Surselva all'Engadina. "I nostri formaggi sono biologici, provengono da una zona montana e non utilizziamo silo come foraggio. Per questi motivi non sentiamo una pressione così forte proveniente dal resto dal paese o dal settore delle importazioni", ha continuato Giger.
Un'altra nicchia è rappresentata dai formaggi ovini e caprini. Al Forum del formaggio erano presenti alcune aziende, che oltre al latte vaccino elaborano anche quello di capra e di pecora. Fra queste il Sananggahof di Grüsch. "Non ci sono molti formaggi di capra e di pecora sul mercato in Svizzera, ma la domanda c'è", ha detto Elisabeth Egli dell'azienda agricola in Prettigovia.
Il presidente dell'Unione dei contadini grigionesi ha espresso preoccupazione non solo per il settore del latte, ma pure quello della carne. Malgrado la domanda di carne bovina in Svizzera sia attualmente molto buona, Roffler è impensierito dall'accordo doganale in fase di negoziazione con gli Stati Uniti. Esso potrebbe infatti portare a un calo dei prezzi. Inoltre al di là dell'Atlantico vige un "mercato della carne completamente diverso" rispetto alla Svizzera.