Ticino

Un'assicurazione dentale obbligatoria pagata da lavoratori e aziende, si andrà al voto

L'iniziativa popolare della sinistra ottiene un secco no dal Gran Consiglio, ma a decidere sarà il popolo. Prelievi dello 0,8% sulla massa salariale

Nel 2015 raccolte quasi 9mila firme
(Ti-Press)
27 gennaio 2026
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Il Ticino deve dotarsi di una copertura sanitaria obbligatoria per le cure dentarie di base. Un servizio destinato a tutta la popolazione dal costo di circa 150 milioni di franchi l'anno finanziato da lavoratori e aziende con un contributo dello 0,8% sulla massa salariale. 0,4% dato dal datore di lavoro e 0,4% prelevato dal salario del dipendente. È quanto chiede l’iniziativa popolare ‘Per il rimborso delle cure dentarie’ lanciata oltre dieci anni fa e che ora, dopo aver ricevuto il parere negativo da un’ampia fetta del Gran Consiglio (49 contrari e 22 favorevoli), è pronta per sottoporsi al giudizio definitivo. Quello del popolo.

La proposta è chiara e parte dal principio che è anche alla base delle casse malati: i costi per le cure di base non devono essere a carico del singolo cittadino, ma devono essere coperti in maniera solidale dalla collettività. In questo caso, come detto, da lavoratori e aziende. Non quindi sul modello di finanziamento delle casse malati, ma su quello dell’Avs. «Avere denti sani non serve solo per un bel sorriso da sfoderare prima delle elezioni», afferma Beppe Savary (Fa) tra i proponenti dell’iniziativa insieme a Franco Cavalli e all’attuale consigliera di Stato Marina Carobbio. «Le carie portano ad altre malattie ben più gravi, ad esempio problemi circolatori. I colleghi della destra – avverte Savary – devono sapere che investire nelle cure dei denti permette di risparmiare soldi in altri trattamenti più costose».

Secondo la sinistra, l’unica a sostenere l’iniziativa, l’attuale sistema – dove la maggior parte dei costi sono a carico dei cittadini che possono al massimo sottoscrivere delle assicurazioni di base complementari – crea una “odontoiatria a due velocità”, nella quale chi ha risorse può accedere a cure moderne e chi non le ha è costretto a rinunciare o a curarsi male e tardi. Nel rapporto di minoranza redatto da Maurizio Canetta (Ps), che sostiene l’iniziativa, vengono riportati alcuni dati: il 2,7% della popolazione rinuncia alle cure dentarie per motivi economici. Un dato che sale al 6,2% tra le fasce a basso reddito. “È preoccupante e inaccettabile per una società che vuole garantire il diritto alla salute a tutti. Non si tratta – afferma il rapporto – di ‘casi isolati’, ma di decine di migliaia di persone escluse dal sistema di cure per ragioni economiche”. C’è però il discorso del costo, quei 150 milioni stimati dal Consiglio di Stato... “Questa cifra, letta isolatamente, può sembrare elevata – mette in chiaro il rapporto di Canetta –. Ma va contestualizzata nel quadro di un sistema sanitario da oltre 91 miliardi dove la spesa dentaria oggi rappresenta solo il 4,4%. Si tratta di leggerla in proporzione rispetto ad altri settori dove la spesa pubblica è molto più alta per patologie potenzialmente prevenibili. Va anche valutata alla luce del beneficio sociale e sanitario che ne deriverebbe, specialmente per le fasce più fragili della popolazione”. Sempre sulla questione dei costi, Canetta in aula sottolinea un altro aspetto: «L’aliquota del 0,8% è ampliamento sostenibile e sostituisce quelle che oggi sono spese imprevedibili e difficili da affrontare». La lista delle prestazioni coperta da questa nuova assicurazione di base andrebbe decisa dopo una sua eventuale approvazione. «Alcuni modelli ci sono già. Questo sistema infatti non è nuovo, in diversi paesi è già previsto».

‘Costi bassi e buoni risultati. Perchè cambiare sistema?’

Chi è contrario alla proposta, ovvero tutto il fronte borghese composto da Plr, Centro, Udc e Lega parte da una considerazione: Il sistema attuale funziona sotto tutti i punti di vista. Il primo, quello della qualità delle cure: «Negli ultimi decenni il numero dei giovani che hanno problemi ai denti è calato del 90 per cento – afferma il relatore del rapporto di maggioranza Patrick Rusconi (Plr) –. Questo grazie alle varie iniziative mirate di prevenzione e cura messe in campo dal Cantone». Il secondo, quello spinoso dei costi: «I premi di cassa malati, lo vediamo, stanno esplodendo con un +35% in pochi anni. Le cure dentarie però non sono aumentate così tanto, nello stesso periodo sono cresciute solo del 5%. Questo dimostra che dove c’è la responsabilità diretta del cittadino i costi restano contenuti. È un meccanicismo virtuoso che l’iniziativa vuole rompere». Anche perché, aggiunge il deputato liberale radicale, «150 milioni è la spesa stimato all’inizio. Ma sappiamo bene che poi l’incentivo sarebbe a consumare prestazione e le fatture aumenterebbero ricadendo ancora una volta sulle spalle dei contribuenti».

Sulla stessa lunghezza d’onda anche il Consiglio di Stato, contrario all’iniziativa. «l’introduzione di un’ulteriore assicurazione obbligatoria avrebbe un impatto potenzialmente insostenibile. Tra l’altro a beneficio di fasce che non ne avrebbero per forza bisogna», commenta il direttore del Dipartimento sanità e socialità Raffaele De Rosa. Che aggiunge: «Per le fasce più vulnerabili della popolazione già oggi ci sono tutte le tutele necessarie».