Il fatto che il Cc non abbia raggiunto la maggioranza qualificata sul credito di progettazione, ‘significa che respinge nel suo complesso il progetto’

Visto che lunedì il Consiglio comunale non ha raggiunto la maggioranza qualificata di 31 voti richiesta per il credito di progettazione pari a 700mila franchi, malgrado i sì siano stati 29 e i no 27, il Municipio di Bellinzona ha deciso oggi di rinunciare a spostare la caserma dei pompieri all’ex Lati di Sant’Antonino investendo 14 milioni per l’acquisto e altri 20 per la trasformazione. La decisione è stata presa nel pomeriggio e subito comunicata ai media.
Avendo il Cc regolarmente votato il credito d’acquisto, la Città comprerà comunque il vasto complesso industriale, magari per inserirvi altri contenuti? Nella nota stampa il Municipio non lo specifica. Sebbene agli occhi di molti potrebbe sembrare un ottimo affare immobiliare per Bellinzona, il sindaco Mario Branda interpellato da ‘laRegione’ specifica che «non si compra». Discorso chiuso dunque. “Preso atto delle decisioni adottate dal Consiglio comunale nella seduta di lunedì 19 ottobre – si legge nel comunicato – il Municipio ritiene che le stesse siano corrette dal punto di vista formale in quanto conformi ai disposti di legge e ai regolamenti. E peraltro conformi anche alle indicazioni fornite dalla Sezione degli enti locali del Cantone”, sia settimana scorsa, sia nuovamente oggi. Il Legislativo, anche qui con 29 sì e 27 no, “ha approvato il principio della realizzazione di un complesso multifunzionale comprendente la nuova caserma nello stabile ex Lati di Sant’Antonino; ha pure formalmente approvato l’acquisto del relativo fondo e dello stabile esistente” per 14 milioni.
Quanto alla trasformazione, ossia il nocciolo della questione emerso subito dopo il voto in Cc, “ha inoltre espresso un voto maggioritariamente favorevole alla progettazione di una struttura multifunzionale comprendente la caserma; quest’ultimo voto, tuttavia, non ha raggiunto la maggioranza qualificata di 31 voti ai sensi della Legge organica comunale. Di fatto, e nella sostanza, tale voto significa che il Legislativo respinge nel suo complesso il ‘progetto’ di realizzare una caserma (e strutture collegate) nello stabile ex Lati. Il Municipio non può che tenerne conto e rinuncia pertanto alla realizzazione” della struttura di pronto intervento nell'ex fabbrica di formaggi.
Il Municipio ribadisce infine, come ancora emerso in occasione del dibattito in Consiglio comunale da parte di un’ampia maggioranza del Legislativo, di continuare a ritenere “prioritaria e urgente, dopo 38 anni di attesa, la realizzazione di una nuova caserma. In questo senso verranno quindi fatte nuove e ulteriori valutazioni in merito al progetto sul sedime dell’ex Birreria di Carasso, ritenuto nondimeno che il costo di realizzazione di questa opzione risulta, allo stato attuale, finanziariamente non sostenibile”. Costerebbe infatti, secondo le stime dello stesso Esecutivo, dai 10 ai 15 milioni in più rispetto a Sant'Antonino. Anche per questo motivo il Municipio riteneva l'operazione ex Lati più valida, rispettando il principio di economicità imposto per legge agli investimenti degli enti pubblici.
In definitiva in Cc stappano la proverbiale bottiglia di champagne metà del gruppo Plr, alcuni membri del Centro e le formazioni minori contrarie come Forum alternativo, Verdi, Più Donne, Noce, Avanti con Ticino&Lavoro, Movimento per il socialismo e Partito comunista. A bocca semi-asciutta l'Udc, che in seduta aveva sostenuto solo l'acquisto dell'ex Lati, così da destinarla ad altri contenuti pubblici ma non ai pompieri. Masticano amaro l'Unità di sinistra (ma non come detto il Pc) e parte degli altri partiti di governo. La notizia rende infine felice il comitato anonimo NoCaSa (No Caserma Sant'Antonino) costituitosi all'interno del Corpo pompieri (non si sa coinvolgendo quanti militi) e pronto a lanciare un referendum. Come pure i tre opponenti di Sant'Antonino che si erano schierati contro la domanda di costruzione preliminare ordinaria, poi sfociata nel rilascio della licenza da parte del locale Municipio. Il quale per l'evasione della procedura ha inviato alla Città una fattura di 10mila franchi.