Ticino

La ‘banca occulta’ e l'arresto in Ticino del manager 62enne

Vasta operazione della Guardia di Finanza lombarda contro organizzazione dedita al riciclaggio di denaro in odor di mafia. Il fermo ai fini dell'estradizione alle prime luci dell'alba

La ‘banca occulta’ e l'arresto in Ticino del manager 62enne
Dopo il ‘candeggio’
(Ti-Press)
21 ottobre 2026
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Una “banca occulta”, che a disposizione della criminalità organizzata era in grado di muovere ingenti capitali oltre i confini italiani, con diramazioni anche in Ticino: somme di denaro provenienti soprattutto dalle frodi fiscali, oltre che dal traffico internazionale di stupefacenti e armi. È questo lo scenario al centro di una vasta operazione della Guardia di Finanza di Milano e Monza Brianza, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia e terrorismo della Procura del capoluogo lombardo, che per ora si è tradotta in trenta arresti (sedici in carcere, gli altri ai domiciliari) e al sequestro di beni per oltre 21 milioni di euro. Uno degli arresti è stato eseguito a Lugano. Si tratta di un 62enne nato a Napoli, cittadino Aire dal 2017 in Ungheria, e dal 2023 in Ticino. Assieme ad altri 13 arrestati è accusato del reato di associazione a delinquere aggravata dal metodo mafioso: alcuni di loro sono esponenti di ’ndrangheta, camorra e la cosiddetta Quarta mafia (la criminalità organizzata foggiana).

Una task-force

L’indagine ha portato alla scoperta di fatture false per oltre 110 milioni di euro e riciclaggio internazionale di 68 milioni di euro tramite criptovalute. Riciclaggio che stando all'accusa passava da Lugano. Oltre agli arresti sono state effettuate perquisizioni in varie province italiane, con l’impiego di oltre 350 militari della Guardia di Finanza, oltre a unità specialistiche e della componente ‘Anti-terrorismo pronto impiego’ del Corpo. Perquisizioni anche in Ticino, con il supporto dell’Unità I-Can (Interpol cooperation against ’Ndrangheta) del Servizio per la cooperazione internazionale di polizia e in stretto contatto con gli Esperti per la sicurezza della Direzione centrale della Polizia criminale di stanza a Madrid e Berna. Le fiamme gialle nel corso delle perquisizioni hanno sequestrato denaro contante, conti correnti, criptovalute, autovetture, imbarcazioni, gioielli, orologi di lusso nonché macchinette contasoldi.

Le indagini delle Fiamme Gialle hanno scoperto che a Pero, tra le province di Como e Milano, dietro la copertura di una società di autonoleggio, era stata costituita una vera e propria “banca occulta” che faceva capo a tre italiani ritenuti vicini a organizzazioni mafiose: due stabili referenti di cosche della ’ndrangheta crotonese (già condannati in via definitiva nelle inchieste ‘Infinito’ e ‘Aemilia’) e uno organico al clan dei Casalesi. L’associazione criminale si avvaleva inoltre del supporto di complici cinesi e albanesi, configurando un’infrastruttura finanziaria transnazionale ad altissima efficienza illecita. L’organizzazione – stando alla Procura di Milano – offriva un servizio di emissione di fatture (per 110 milioni di euro) per operazioni inesistenti attraverso una fitta rete di società cartiere: ricevuti i bonifici di pagamento delle fatture false, gli indagati provvedevano a restituire tramite corrieri – tecnicamente retrocedere – agli imprenditori compiacenti l’equivalente importo in denaro contante, quest’ultimo frutto sia di evasione fiscale sia di narcotraffico. Le provviste bancarie accumulate venivano poi quasi interamente trasferite su conti correnti esteri o investite nell’acquisto di criptovaluta di difficile tracciamento, attività quest'ultima svolta dall'uomo arrestato a Lugano. In questo modo la “banca occulta” offriva alla propria “clientela” (principalmente trafficanti di stupefacenti ed evasori fiscali) tutti i servizi tipici di un istituto finanziario, ma con modalità clandestine che permettevano di trasferire denaro al di fuori dei canali ufficiali aggirando i presidi antiriciclaggio.

Società e criptovalute: così, secondo gli inquirenti, agiva l'imprenditore

Quello del manager 62enne cittadino italiano arrestato in Ticino è fra i nomi delle trenta persone destinatarie dell’ordinanza – 563 pagine – firmata dal giudice per le indagini preliminari del capoluogo lombardo Luca Milani. Il fermo è scattato stamattina, alle prime luci dell’alba. Un arresto estradizionale. L’uomo è al momento detenuto nel nostro cantone. Il 62enne, si legge nell’ordinanza, avrebbe messo a disposizione dell’organizzazione “le sue competenze nella gestione dei flussi finanziari illeciti, fornendo un contributo stabile nella ideazione e pianificazione delle operazioni di reimpiego e riciclaggio dei proventi illeciti e potendo contare nella disponibilità di società estere attive nel settore bancario e delle valute virtuali. Fra queste una con sede nella Svizzera tedesca attiva nel campo delle criptovalute, ora in liquidazione. Nelle società avrebbe avuto ‘ruoli direttivi’ quale Ceo/Senior manager”. Secondo gli inquirenti italiani, l’uomo avrebbe fornito “in modo stabile” all’organizzazione “il suo apporto provvedendo all’apertura di conti”, sui quali sarebbero transitati “gli ingenti flussi di denaro” generati, stando sempre agli investigatori, dai pagamenti di fatture per operazioni inesistenti e "successive condotte di ‘ripulitura’ dei proventi illeciti, attinenti sia alla fatturazione falsa” che a “truffe finanziarie online, garantendo l’anonimato dei flussi attraverso la tecnologia blockchain".

Nell'interesse dell’organizzazione, prosegue l’ordinanza del gip di Milano, il 62enne si sarebbe occupato "dell’apertura, gestione dei wallet utilizzati per ostacolare l'identificazione della provenienza delittuosa delle somme di denaro”. Per un importo, ritengono gli inquirenti, “non inferiore” a 51,5 milioni di euro, “veicolati per il tramite di conti correnti” intestati alle società cartiere nella disponibilità dell’organizzazione. Di cui 48,2 milioni avrebbero generato “una quantità di criptovaluta pari a un importo non inferiore a 47,2 milioni di euro, e 3,3 milioni “inerenti al flusso censito negli accertamenti bancari”.

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