Bellinzonese

Il parco fluviale bellinzonese ‘modello esemplare su scala nazionale’

All’inaugurazione dei lavori per la fase 2 dei Boschetti, l’Ufficio federale dell’ambiente ha elogiato il ‘livello di compartecipazione eccezionalmente elevato’

Il parco fluviale bellinzonese ‘modello esemplare su scala nazionale’
L’avvio dei lavori con le autorità
15 ottobre 2026
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I ticinesi sono certamente “bravi soldà”, come recita il noto brano popolare. Ma anche qualcosa di più. «Il vostro progetto di parco fluviale è noto in tutta la Svizzera, poiché esemplare per la procedura partecipativa adottata, a tal punto da ritenerlo un modello cui ispirarsi. Pertanto lo abbiamo sottoposto a diverse autorità d’Oltralpe laddove si è iniziato a sviluppare iniziative analoghe molto complesse, dov’è evidente la necessità di riunire e far andare d’accordo più attori». Si è meritata l’applauso più caloroso dei molti presenti Katharina Edmaier, funzionaria della Divisione prevenzione pericoli naturali in seno all’Ufficio federale dell’ambiente, intervenuta giovedì mattina in golena a Gudo alla cerimonia inaugurale dei lavori per la fase due del parco fluviale bellinzonese, quella dedicata al comparto Boschetti che sarà ultimata fra cinque anni. Un elogio, quello di Edmaier, che va specialmente al gran lavoro svolto dal committente Consorzio correzione fiume Ticino, nella persona del suo storico presidente Edgardo Malè, promotore del progetto sin dal ‘lontano’ 2012 e abile costruttore di soluzioni concordate a più livelli.

‘Dato il giusto peso a ciascuna componente’

«Sei anni fa – ha ricordato Edmaier – la mia prima visita in Ticino per l’Ufam fu dedicata alla fase uno di questo progetto», quella realizzata lungo le sponde cittadine del Fiume Ticino, in zona Torretta, dove sono state formate tre anse accessibili alla popolazione e da subito molto frequentate e apprezzate. «Mi resi conto di quanto l’approccio fosse rivolto al lungo termine dando il giusto peso a ciascuna componente: la valorizzazione del paesaggio naturale, la sicurezza idrologica e il coinvolgimento della società civile». Una sfida multipla «orientata a riportare, su un tratto di alcuni chilometri, l’ecosistema del Fiume Ticino a un livello il più possibile naturale e resiliente in caso di piena e di magra. Una sfida superata a pieni voti grazie a un progetto caratterizzato da un grado di compartecipazione eccezionalmente elevato». Si raggiunge il successo «quando tutti gli attori collaborano. E qui un ruolo decisivo lo ha giocato proprio il Consorzio».

Edgardo Malè dal canto suo ha ripercorso le fasi salienti dell’800 quando si decise la bonifica del Piano di Magadino, con la spina dorsale rappresentata dall’incanalamento del fiume Ticino. «Una grande opera che a ben vedere è come il Duomo di Milano, non è mai finita. Da allora le esigenze e sensibilità sono cambiate e oggi un adeguamento necessario sta per realizzarsi. Mi piace peraltro evidenziare che nell’arco della procedura vi è stata una sola opposizione, poi ritirata grazie alla disponibilità dell’Unione contadini ticinesi», inizialmente critica sul passaggio faunistico da realizzare sulla strada cantonale: poiché avvicinerà i selvatici all’agricoltura, ha richiesto l’elaborazione di contromisure da parte del Dipartimento del territorio.

‘Elemento costitutivo e identitario’

«Una data saliente è quella del 2014, quando Edgardo ci chiese se fossimo interessati a integrare il suo progetto in quello aggregativo della nuova Bellinzona», ha ricordato il sindaco Mario Branda: «La risposta fu positiva, in quanto il fiume Ticino è un chiaro elemento costitutivo e identitario da Moleno a Gudo. Un punto centrale del progetto è proprio quello della vita sociale, laddove si va anche a creare una nuova dimensione ricreativa a favore della popolazione». Il nuovo consigliere di Stato Piero Marchesi ha dal canto suo ricordato «l’impegno del Dipartimento del territorio, negli ultimi 30 anni, per una migliore gestione dei corsi d’acqua, anche nell'ottica del legame con la popolazione». Dal Laveggio al Cassarate, dal Vedeggio all’alta Leventina, l’elenco di opere realizzate è corposo.

Cosa si fa e cos'è previsto

Gli interventi di sistemazione sul fiume Ticino a Bellinzona, ricordiamo, nascono da esigenze di sicurezza, in particolare per contrastare l’erosione dell’alveo del fiume e il costante abbassamento del fondale che a medio termine mina la stabilità degli argini e la sicurezza del territorio. Il corso d’acqua verrà allargato nella golena di Sementina, inserendo anche elementi per la stabilizzazione del fondo e integrando nel contempo misure ambientali e legate alla fruizione da parte della popolazione. Mentre la fase tre dei Saleggi (lavori dal 2031 in avanti) è ancora nella fase di progettazione finale in vista delle procedure autorizzative e di finanziamento, nel comparto Boschetti i lavori sono appunto iniziati recentemente.

Gli interventi stanno riguardando dapprima il settore di Gudo – zona compresa tra la confluenza del riale Progero (ovest) e il riale Cugnolo (est), poco a monte del ponte dello Stradonino – dove verranno scavate quattro anse e rinaturate le confluenze di tre affluenti del Ticino, migliorando la connessione con il fiume per la fauna acquatica e terrestre. Il corso principale verrà inoltre consolidato con la posa di campi di massi che permetteranno una nuova strutturazione dell’alveo. Parallelamente sono cominciati i lavori preliminari per la realizzazione del passaggio faunistico sulla strada cantonale alla S di Gudo, il cui rilevato accoglierà parte del materiale in esubero proveniente dalla rinaturazione del Ticino. In seguito i lavori si sposteranno nella zona Boschetti di Sementina, con la riattivazione di un importante braccio laterale del fiume. A questo scopo sono già state ricollocate due linee ad alta tensione dell’Azienda elettrica Ticinese e dell’Azienda multiservizi Bellinzona. Qui il fiume ritroverà una propria dinamica con ampi margini per un’evoluzione più libera e naturale. Parte degli argini rinforzati saranno smantellati, lasciando la riva volutamente libera. In questo comparto troverà posto anche una pozza multifunzionale che fungerà da biotopo e da riserva d’acqua in caso di incendi boschivi. L’investimento complessivo per la fase Boschetti ammonta a 50,7 milioni, per l’80% a carico della Confederazione, il 10% del Cantone e la parte restante di 8 milioni a carico del committente, della Città di Bellinzona e della Divisione delle costruzioni.

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