Lo ha comunicato il Ministero pubblico, precisando che dovranno essere determinati quantitativo e provenienza. L'incidente aveva causato il decesso di due operai

È stato un quantitativo di polvere nera a determinare l'esplosione che lo scorso 9 settembre aveva provocato la morte di due operai nella vecchia centrale del Ritom a Quinto. Come precisa il Ministero pubblico in un comunicato stampa, nel corso delle ultime settimane è stata disposta una serie di complessi approfondimenti tecnici finalizzata a ricostruire l'origine e la dinamica dei fatti. Approfondimenti scanditi anche dall'esame delle tracce prelevate dalla polizia scientifica in collaborazione con il Forensisches Institut (For) di Zurigo. In particolare, alla luce della Relazione preliminare trasmessa nei giorni scorsi da parte del For, è emerso che la causa dell'esplosione è riconducibile a un quantitativo ancora da determinare nel dettaglio di polvere nera, la cui provenienza dovrà essere ugualmente approfondita. L'inchiesta coordinata dalla procuratrice pubblica Valentina Tuoni prosegue con ulteriori verifiche. Considerati gli atti istruttori in corso, al momento il Ministero non rilascia ulteriori informazioni.
Riguardo alla presenza di esplosivo, come avevamo riferito nell'edizione del 19 settembre, stando a nostre fonti sembra infatti che fino a cinque anni fa ne fosse stoccata una quantità proprio nei sotterranei della vecchia centrale. Motivo apparente, il fatto che durante la seconda guerra mondiale e la guerra fredda l’Esercito svizzero abbia equipaggiato oltre duemila infrastrutture strategiche, a partire dal massiccio del Gottardo, con cariche nascoste pronte all’uso. Strategia difensiva con lo scopo di far saltare i collegamenti alpini in caso di invasione straniera, isolando il Paese e blindando le fortezze sotterranee militari.