Bellinzonese

Ex Petrolchimica di Preonzo, ‘escluse conseguenze per la salute’

Lo dice il governo rispondendo ai Verdi: ‘Le indagini non evidenziano rischi tali per l’ambiente da richiedere interventi urgenti’. Bisognerà comunque bonificare

Ex Petrolchimica di Preonzo, ‘escluse conseguenze per la salute’
(Archivio Ti-Press)
2 ottobre 2026
|
Aggiungi laRegione alle tue fonti di Google

“Le indagini svolte finora non hanno evidenziato rischi tali per l’ambiente da richiedere interventi urgenti di contenimento. Sono pertanto escluse delle conseguenze per la salute delle persone”. Lo scrive il Consiglio di Stato rispondendo a un’interrogazione dei Verdi, risalente a ben due anni fa, sul comparto di Preonzo che per decenni ha ospitato l’industria Petrolchimica, chiusa da lungo tempo lasciando sul posto infrastrutture in superficie (nel frattempo sgomberate dalla Città di Bellinzona) e un’eredità nel suolo che preoccupa molto, vista anche la presenza di acqua di falda. Ciò che ha richiesto l’avvio di approfondite indagini ambientali da parte del Cantone, responsabile della procedura di bonifica, necessarie a dettagliare lo stato di salute del comparto prima di procedere col suo previsto ripristino il cui costo a suo tempo era stato stimato attorno ai 20-25 milioni a carico del Cantone.

Analisi lunghe e complesse

In un articolo dello scorso 10 febbraio, da noi pubblicato sentendo il funzionario cantonale titolare del dossier, spiegavamo che i tempi della procedura sarebbero stati ancora molto lunghi: «Stiamo eseguendo dei carotaggi per prelevare e analizzare i campioni di materiale di scavo. Si stanno inoltre posando dei piezometri per permettere il prelievo e l'analisi delle acque di falda», informava Mauro Togni, responsabile dell'Ufficio rifiuti e siti inquinati: «I lavori in corso sono svolti nell’ambito dell’indagine dettagliata ai sensi dell’Ordinanza sul risanamento dei siti inquinati (OSiti) e dovrebbero concludersi tra qualche mese con l’inoltro del rapporto di indagine di dettaglio. In seguito è probabile che bisognerà eseguire alcune campagne di monitoraggio delle acque sotterranee, per stabilire la necessità di risanamento. Se verrà confermata l’esigenza di risanamento, prima di iniziare i lavori veri e propri occorrerà seguire i diversi passi della procedura, rappresentati in particolare dallo studio delle varianti di risanamento e dall’elaborazione del progetto di risanamento. Verosimilmente passerà ancora qualche anno».

Rapporto finale atteso nei prossimi mesi

Oggi nella risposta governativa c’è la conferma che il rapporto d’indagine del 26 aprile 2024 è stato trasmesso all’autorità e presentato all’apposito Gruppo di lavoro nell’ottobre 2024, “ma che non si prevede al momento di renderlo pubblico anche perché – come detto – si sono resi necessari alcuni complementi investigativi di dettaglio per rispondere in modo esaustivo ai disposti dell’OSiti. Tali complementi sono stati nel frattempo eseguiti e conclusi a settembre 2026. Il relativo rapporto è atteso nei prossimi mesi”. Il Cantone assicura poi che sta facendo “tutto il possibile, nei limiti temporali definiti dalle procedure, affinché la situazione ambientale sia ripristinata al più presto”. Ad ogni modo, come detto all'inizio, il quadro emerso non richiede interventi urgenti per evitare eventuali conseguenze sulla salute delle persone. “Le tempistiche sono per loro natura lunghe e articolate, a maggior ragione in un caso complesso come questo. Già l’esecuzione dell’indagine dettagliata si è dilatata nel tempo a causa della particolarità del sito, dei conseguenti ulteriori approfondimenti resisi necessari e degli imprevisti riscontrati”. Tutto ciò porta a ribadire che “le tempistiche della successiva bonifica sono al momento difficili da stimare”.

Non confermato il costo previsto di 20-25 milioni

In un primo tempo, come detto, il costo dell'intera operazione era stato stimato in 20-25 milioni di franchi a carico del Cantone. Importo che il Dipartimento del territorio non può al momento confermare neppure indicativamente. «La cifra di 20-25 milioni era stata ipotizzata in passato quale ordine di grandezza, in base ai pochi dati allora a disposizione e supponendo che tutto il materiale presente fosse inquinato e da asportare», specificava otto mesi fa Togni indicando che «si potrà formulare un preventivo attendibile con lo studio delle varianti di risanamento, sulla base anche di nuove tecniche di risanamento a disposizione, e successivamente col progetto di risanamento».

Segui laRegione su: WhatsApp oppure Telegram e ricevi ogni mattina le notizie principali