BELLINZONA

Dura risposta all’Ente Sport: niente Bagno pubblico per gli allievi

I docenti di educazione fisica di Liceo, Commercio, Medie e scuole professionali reagiscono alla decisione sulle entrate/uscite controllate. Scatta l’interpellanza

Questione annosa, ora con un nuovo capitolo
(Ti-Press)
3 settembre 2026
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Occhio per occhio. In risposta alla recente decisione formalizzata dall’Ente autonomo Bellinzona Sport di obbligare le scolaresche dirette al Bagno pubblico a entrare e a uscire dalla cassa, anziché beneficiare come in passato dei cancelli laterali più rapidi, tutti i docenti di educazione fisica delle scuole medie e medie superiori della zona hanno deciso di non utilizzare la struttura balneare cittadina durante queste settimane di settembre. Parliamo di Liceo, Commercio, Medie e scuole professionali. Una decisione netta e adottata – ci viene spiegato – come segnale di protesta verso il direttore dell'ente Andrea Laffranchini e il vicesindaco e capo dicastero Finanze, economia e sport Fabio Käppeli, presidente del Consiglio direttivo dell'ente.

Indigesta dunque la decisione preannunciata il 18 giugno durante un incontro fra le parti e messa nero su bianco il 14 agosto, di cui abbiamo riferito il 18 agosto. Soprattutto perché il corpo insegnante la legge come un segnale di sfiducia verso gli allievi e i docenti stessi. Questo mentre il provvedimento, ricordiamo, è stato ufficialmente voluto per garantire sicurezza e tracciabilità delle presenze, che in talune giornate possono ammontare a più centinaia di giovani. Provvedimento anticipato mesi prima dalla decisione di non più consentire l’accesso degli allievi passando dal cancello situato lungo la parete recintata di fronte al Liceo, ciò che implica il dover passare dalla cassa che si trova al centro della passerella, allungando notevolmente il percorso e i tempi di percorrenza fra scuola e piscina. Tema questo al centro di un'interrogazione comunista di metà giugno, tutt'oggi priva di risposte.

‘Proporzionalità o ingiustificata burocratizzazione?’

Facendosi portavoce del malcontento, il consigliere comunale Alberto Casari (Unità di sinistra), a sua volte insegnante di educazione fisica, ha inoltrato oggi un’interpellanza al Municipio cittadino intitolata “Proporzionalità o ingiustificata burocratizzazione?”. Da anni, premette, le scuole cantonali presenti sul territorio di Bellinzona usufruiscono proficuamente delle strutture sportive gestite dall’Ente autonomo: la pista di ghiaccio, la piscina coperta, i campi sportivi adiacenti agli istituti e, non da ultimo, il Bagno pubblico. Ora, si legge nell’atto parlamentare, le nuove disposizioni “rendono notevolmente più complesse e farraginose le procedure di entrata e di uscita dal Bagno pubblico per le classi, adducendo non meglio precisate ragioni di sicurezza. Se da un lato si comprende la necessità logistica di registrare alla cassa il numero di allievi all’ingresso per ragioni di conteggio e controllo, dall’altro risulta del tutto incomprensibile la pretesa di raggruppare coattivamente la classe a fine lezione per imporre un’uscita scaglionata e controllata esclusivamente dalla cassa centrale. Questa disposizione appare sproporzionata considerando che la struttura dispone di più uscite e che, per la quasi totalità degli istituti coinvolti (eccetto le Scuole medie), si tratta di studenti prossimi alla maggiore età o già maggiorenni”.

Il buon esempio di Lugano

A titolo comparativo, Casari evidenzia che in altre realtà del cantone – come al Lido di Lugano – alle scuole viene richiesto l’accesso da un varco dedicato (lato Cassarate), senza imporre alcuna restrizione o imbuto burocratico all’uscita. Perciò “risulta difficile comprendere per quale motivo le valutazioni giuridiche e operative a Bellinzona debbano differire così radicalmente da quelle di altri centri urbani ticinesi”. Da qui una serie di domande sottoposte al Municipio e volte a capire quali sono le valutazioni di carattere giuridico che hanno portato al cambio di rotta, se vi sono stati mutamenti nel quadro normativo di riferimento, quali erano le basi giuridiche applicate precedentemente e quali quelle attuali che giustificherebbero le nuove disposizioni imposte, quali sono nel dettaglio le “precise responsabilità legali in capo a tutte le parti coinvolte” citate dalla Direzione dell’Ente sport, cosa s’intende esattamente col concetto di “rischio residuo” menzionato nelle direttive, per quale motivo tra le ore 8 e le 9 il “rischio residuo di un incidente” risulterebbe accettabile rispetto ad altre fasce orarie, a quale tipologia di incidenti ci si riferisce considerato che all’interno del Bagno pubblico le classi svolgono anche attività sportive differenti dal nuoto (beach volley, giochi coordinati sul prato, ecc.), chi dovrebbe occuparsi concretamente del controllo e della verifica del gruppo classe alla cassa in entrata e in uscita, e se sia previsto un potenziamento del personale dell’ente o se l’onere ricadrà interamente sui docenti accompagnatori. in definitiva Casari chiede se il Municipio non ritiene che tali misure penalizzino l’autonomia e la didattica delle scuole cantonali, creando ostacoli sproporzionati alla normale fruizione degli impianti pubblici.

‘A tutela della sicurezza e delle responsabilità legali’

Nella lettera di motivazioni inviata il 14 agosto agli insegnanti, l’Ente Sport specifica che la decisione è stata presa dal suo Consiglio direttivo, presieduto dal vicesindaco, dopo aver “valutato attentamente la proposta da voi avanzata di poter evitare la notifica delle uscite presso gli sportelli principali. Tuttavia, a tutela della sicurezza e delle precise responsabilità legali in capo a tutte le parti coinvolte, una simile deroga non ha potuto essere concessa”. E ancora: “Come emerso dalle indicazioni di carattere giuridico ricevute dal servizio preposto, la convenzione stipulata con le scuole copre esclusivamente il periodo formale della lezione anche in termini di responsabilità”. Di conseguenza “qualsiasi utente che si trovi all’interno del sedime al di fuori di tale orario dev’essere tassativamente in possesso di un regolare titolo di ingresso individuale valido. L’obbligo di accompagnare l’intera classe alla cassa per l’uscita definitiva si rende pertanto indispensabile per verificare la corretta conclusione dell’attività e per prevenire violazioni contrattuali e spiacevoli contestazioni nella malaugurata evenienza di incidenti”.

C'è comunque apertura

Da noi interpellato a metà agosto, Käppeli non negava comunque una certa apertura: «Se in futuro dovessero emergere nuove soluzioni, anche grazie agli sviluppi tecnologici, siamo pronti a valutarle. Penso ad esempio alla possibilità di comunicare le presenze in forma digitale ed entrare poi da un tornello validando il documento. Ma qualsiasi modifica strutturale o di gestione degli accessi deve trovare l’approvazione dell’Ufficio beni culturali cantonale e questa soluzione attualmente non è possibile”. Un discorso annoso, più volte affrontato, e che vede irremovibile l’Ubc e il Dipartimento del territorio nel vietare qualsiasi modifica sostanziale del Bagno pubblico, essendo un bene protetto, nonostante il fascino della sua passerella con al centro il blocco casse sia di fatto anacronistico se si pensa alle modalità di accesso che andrebbero agevolate per tutta l’utenza.

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