Primo agosto: il consigliere federale Martin Pfister ha visitato il campo cantonale in corso nell’alta Blenio e ha esortato i cittadini a rimboccarsi le maniche

«La Svizzera è un grande campo scout. Non perché non abbiamo problemi, ma perché dimostriamo continuamente che nelle situazioni difficili riusciamo a trovare insieme una via d’uscita». Se lo dice Luccio, c’è da crederci? Luccio è il totem che in gioventù era stato dato all’oggi consigliere federale Martin Pfister, ‘special guest’ il 1° agosto al campo scout cantonale in corso a Campo Blenio. Capo del Dipartimento federale della difesa, della protezione della popolazione e dello sport, in gioventù era stato esploratore e come soprannome, solitamente assegnato durante una cerimonia per indicare pregi ma anche tratti originali, gli era stato dato quello di luccio, predatore solitario e territoriale che caccia all'agguato restando immobile tra la vegetazione per poi scattare fulmineo contro i pesci di passaggio. Chi scrive era Briscola, suo fratello Sbrinz. A ciascuno il suo.
«Per me il battesimo con il nome da scout Luccio è stato un evento quasi significativo quanto la mia elezione al Consiglio federale», ha raccontato il ministro della Difesa rivolgendosi ai duemila giovani presenti, affiancato dalle autorità bleniesi e dalla presidente del governo cantonale Marina Carobbio Guscetti, pure intervenuta. «Se ripenso ai miei anni da scout, mi vengono in mente tanti ricordi che mi accompagnano tutt’oggi. Perché la Svizzera in fondo è un grande campo scout. Vale lo stesso principio: tutti devono rimboccarsi le maniche e dare una mano per far funzionare le cose. Si vive insieme, si lavora insieme e si canta insieme. Impariamo ad assumerci le nostre responsabilità, a trovare soluzioni insieme e a percorrere strade insolite. Proprio oggi queste virtù sono più importanti che mai. Infatti, se guardiamo al mondo, vediamo una situazione che non era così instabile e minacciosa da decenni».
E la Svizzera che fa? Cerca soluzioni di compromesso. O meglio, «cerchiamo soluzioni condivisibili dalla maggioranza e facciamo in modo che i piccoli fossati, le piccole divergenze non diventino fossati invalicabili. Ma non fraintendetemi. La Festa nazionale di oggi non è un’occasione per un ingenuo ottimismo di facciata. Le guerre che violano il diritto internazionale, l’avanzata dei sistemi autocratici e le conseguenze sempre più evidenti del cambiamento climatico ci dimostrano che il corso normale delle cose non è più così scontato. In questi tempi così confusi in alcuni cresce il desiderio di isolarsi e di chiudere gli occhi di fronte alle sfide. Ma è proprio nei momenti di svolta che si decide quale strada intraprendere». Pfister ne è convinto: «Tra la rassegnazione e l’ottimismo di facciata esiste una terza via, la virtù politica della fiducia. Fiducia significa molto più che sperare semplicemente che tutto vada per il meglio. È la convinzione che possiamo plasmare il nostro futuro con le nostre azioni». Ogni individuo è chiamato a fare la sua parte: «Servono persone disposte ad assumersi le proprie responsabilità, le cui idee possono arrivare in alto, che tengono unita la loro comunità, o che semplicemente aiutano i vicini di casa quando ne hanno bisogno».