Ticino

Settore tutele e curatele: la riforma arranca, i casi aumentano

I dati nazionali 2025 della Conferenza intercantonale Copma: più misure di protezione. In Ticino riguardavano 6'157 adulti e 1'831 minori. Il giudice Bozzini: crescita significativa

‘Autorità di protezione fortemente sollecitate’
(Ti-Press)
22 settembre 2026
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Da un lato una riforma che arranca, dall’altro i casi che aumentano. Ancora non si sa quando e come verrà attuata la riorganizzazione in Ticino del settore tutele e curatele, ovvero il passaggio dalle Autorità regionali di protezione, le Arp, alle Preture di protezione, in altre parole il passaggio da organismi amministrativi, facenti capo ai Comuni, a organismi giudiziari con conseguente ‘cantonalizzazione’ del sistema: migliorare la qualità delle decisioni, tale l’obiettivo del progetto voluto da Consiglio di Stato e Gran Consiglio, e ampiamente sottoscritto dai cittadini nella votazione del 30 ottobre… 2022. Intanto il numero dei casi cresce. In Svizzera a fine 2025 “164’336 persone erano oggetto di una misura di protezione”, cioè “5’402” in più rispetto all’anno precedente (“+3,4 per cento”). Delle oltre 164mila persone, “51’188” erano minori e “113’148” adulti. I dati arrivano dalla Copma, la Conferenza intercantonale per la protezione dei minori e degli adulti, che parla di “nuovo record”. In Ticino gli adulti interessati, stando alle statistiche diffuse ieri dalla Copma, erano “6’157” (nel 2024 5’772, nel 2016 4’541), mentre i minorenni sottoposti a misure di protezione al 31 dicembre 2025 erano “1’831”, sessanta in più dell’anno prima.

Curatele, tutele, collocamenti, ricoveri a scopo di assistenza, privazione dell’autorità parentale, regolamentazione dei diritti di visita: queste e altre le misure decise dalle autorità di protezione – attualmente le Arp nel nostro cantone – a favore di adulti e minori vulnerabili. Per la loro tutela i provvedimenti sono quindi diversi. E delicati, poiché incidono sui diritti e sulle libertà fondamentali dei destinatari. A livello svizzero, rileva la Copma in una nota, “nel corso degli ultimi dieci anni il numero di casi è aumentato del 26% nella protezione dell’adulto e del 20% in quella del minore”. Senza poi dimenticare l’invecchiamento della popolazione, fattore che “contribuisce all’incremento del numero di persone che abbisognano di sostegno, in particolare nell’ambito della protezione dell’adulto, per esempio a causa dell’isolamento sociale”, ricorda la Conferenza.

Le autorità di protezione e i servizi di curatela professionale, sottolinea la Copma sempre con riferimento alla situazione sul piano nazionale, “sono fortemente sollecitati: devono far fronte a un carico di lavoro crescente, continuando al contempo a sostenere nel modo migliore possibile le persone interessate nonostante l’aumento del numero di casi”. I curatori privati “contribuiscono ad alleggerire il carico dei servizi di curatela professionale: devono tuttavia essere formati, sostenuti e accompagnati”. Secondo la Conferenza per la protezione dei minori e degli adulti “è necessario un sostegno a tutti i livelli del sistema di aiuto”. Rileva la segretaria generale della Copma Diana Wider, citata nel comunicato: «Offerte come il lavoro sociale in ambito scolastico, l’accompagnamento familiare, la consulenza in materia di gestione del bilancio e dei debiti, la presa in carico psichiatrica o i servizi di consulenza aiutano a trovare soluzioni e sostegni ai problemi in una fase precoce». E più queste offerte sono sviluppate e accessibili, rammenta la Conferenza, “più i problemi possono essere risolti a monte, prima che sia necessario ricorrere a misure ordinate dalle autorità”. Le autorità di protezione “restano tuttavia un elemento essenziale del sistema di protezione. Intervengono quando il sostegno volontario non è sufficiente o quando altre offerte di aiuto raggiungono i loro limiti”.

‘Il quinto cantone con più misure’

In Ticino nell’arco degli ultimi dieci anni «si è registrato un incremento del numero di persone sottoposte alle misure di protezione previste dal Codice civile di circa il 36 per cento: si tratta di una crescita significativa», sottolinea, commentando i dati della Copma, il giudice Damiano Bozzini, presidente al Tribunale d’appello della Camera di protezione, che delibera sui reclami contro le decisioni delle Arp, fungendo allo stesso tempo da autorità di vigilanza sul loro funzionamento. «Rapportato alla popolazione residente permanente adulta, il dato ticinese – annota ancora il magistrato – corrisponde a 20,17 persone sottoposte a una misura ogni mille adulti. Siamo così il quinto cantone con il maggior numero di misure a favore degli adulti». Anche per quel che riguarda la protezione dei minorenni, i dati relativi al Ticino «evidenziano un numero significativo di situazioni sottoposte all’intervento delle Arp: al 31 dicembre 2025 erano 1’831 i minorenni sottoposti a una misura di protezione e in rapporto alla popolazione residente permanente minorenne, ciò corrisponde a 33,62 minori ogni mille abitanti. E anche qui siamo il quinto cantone con il maggior numero di misure». La statistica pubblicata dalla Conferenza, prosegue il responsabile della Camera di protezione, «conferma la rilevanza e la crescente complessità delle attività svolte dalle Arp e dai curatori». Puntualizza: «L’aumento del numero di misure non costituisce, di per sé, un indicatore di un peggioramento delle condizioni sociali. Come osservato dalla Copma, questo incremento può anche riflettere una maggiore capacità di individuare tempestivamente situazioni di vulnerabilità e una maggiore disponibilità delle persone e dei loro contesti ad accedere alle forme di sostegno esistenti, come può essere ricondotto a un’assenza di sostegno volontario da parte di altri servizi o enti a monte dell’intervento delle Arp».

Dai dati 2025 della Conferenza, aggiunge Bozzini, «emergono comunque due aspetti incontrovertibili: la pressione esercitata sul sistema di protezione e l’esigenza di continuare a riflettere sulle condizioni organizzative, sulle risorse disponibili e sulle forme di collaborazione tra le diverse figure coinvolte». Le statistiche «costituiscono in questo senso uno strumento utile non soltanto per descrivere l’evoluzione quantitativa delle misure, ma anche per individuare i settori nei quali sono necessari interventi di sostegno e di sviluppo». E a proposito di condizioni operative, il giudice d’Appello fa sapere che «la Camera di protezione, in veste anche di autorità di vigilanza, si è attivata presso il Dipartimento istituzioni e i Comuni sede affinché le Arp possano disporre da subito di un sistema informatico adeguato, in modo da disporre di una base informativa maggiormente utile per la valutazione dei bisogni e l’elaborazione di eventuali misure di sostegno».

Nel nostro cantone la politica è a tutt’oggi alle prese con la riforma delle autorità di protezione. Nel gennaio di quest’anno il Gran Consiglio ha dato luce verde alla nuova organizzazione incentrata sulle Preture di protezione (dopo il sì di principio dei cittadini nel 2022), con alcuni temi però ancora da definire, fra cui quelli del personale amministrativo e dei servizi d’appoggio. Nell’ottobre 2025 il varo da parte del Consiglio di Stato del messaggio sulle norme procedurali volte a disciplinare il funzionamento delle previste Preture di protezione. Il disegno di legge è ancora in parlamento. «Durante l’estate la nostra sottocommissione – spiega la presidente della commissione ‘Giustizia e diritti’ Cristina Maderni (Plr) – ha approfondito il messaggio e formulato una serie di domande al governo per dei chiarimenti. Ricevute le risposte, la sottocommissione elaborerà un progetto di rapporto, che tempestivamente verrà discusso dal plenum commissionale». Va detto che i frequenti avvicendamenti (tra arrocchino e caso Zali) alla direzione del Dipartimento istituzioni, principale titolare in Consiglio di Stato del dossier, non hanno certo agevolato i lavori della sottocommissione.

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