Intervenuta al campo cantonale scout, la nuova presidente del governo ticinese ha invitato le istituzioni a dare il loro contributo per un dialogo sano e rispettoso

«La democrazia ha bisogno di opinioni diverse. Ha bisogno anche di discussioni profonde e difficili. Non dobbiamo avere paura delle differenze. Ma una cosa non deve mai venire meno: il rispetto della persona che abbiamo davanti. Perché dove manca il rispetto trova spazio la violenza. E la violenza non ha mai una giustificazione: né quando colpisce il corpo, né quando ferisce la mente, né quando umilia attraverso le parole o i comportamenti». Sembra prendere spunto dai fatti più recenti, che questa settimana hanno portato alle dimissioni di Claudio Zali dal Consiglio di Stato, le parole pronunciate oggi a Campo Blenio dalla nuova presidente del governo ticinese, Marina Carobbio Guscetti. Invitata a portare il saluto delle istituzioni al Campo cantonale scout ‘BeSTIale26’, in corso nell’alta Val di Blenio, la direttrice del Decs nell'allocuzione del 1° agosto non ha fatto riferimenti diretti, ma ha colto l’occasione per ribadire alcuni principi davanti alle centinaia di giovani radunati. A fare gli onori di casa la sindaca Claudia Boschetti Straub; ‘special guest’ il consigliere federale Martin Pfister.
«Essere qui oggi è un’occasione speciale perché questo campo mostra qualcosa di importante: una comunità non nasce semplicemente perché tante persone si trovano nello stesso luogo. Nasce quando scelgono di condividere un percorso e di prendersi cura di ciò che stanno realizzando insieme. E in questi giorni voi lo state facendo», ha premesso la consigliera di Stato evidenziando come lupetti, esploratori e pionieri riuniti per due settimane stiano «scoprendo che a fare la differenza non è soltanto ciò che ciascuno sa fare, ma la capacità di mettere le proprie competenze a disposizione degli altri. È forse questo, per me, uno degli insegnamenti più preziosi dello scoutismo: ciascuno porta qualcosa di sé, ma è attraverso la collaborazione con gli altri che quel contributo può diventare più grande. E questo vale qui, in un campo scout, così come nella società. Una realtà cresce quando persone diverse imparano a collaborare e a riconoscere nelle differenze una ricchezza».
Quindi un appello, che tocca la libertà individuale e la responsabilità collettiva, e che riprende l’accenno iniziale: «Oggi abbiamo più possibilità che mai di comunicare. Possiamo esprimere opinioni, confrontarci e raggiungere molte persone in pochi istanti. Ma questa libertà porta con sé una responsabilità: ricordarci che le parole hanno un peso e che il modo in cui scegliamo di rivolgerci agli altri contribuisce a determinare il clima della nostra società». E considerato il grande peso che le parole hanno, ecco che «il rispetto della dignità delle persone è il fondamento della nostra convivenza. La gentilezza non è una debolezza. È una scelta di responsabilità. Questo vale nelle amicizie, nella scuola, nelle associazioni, nello sport e nella società. Ed è una responsabilità che riguarda tutte e tutti noi, anche chi ricopre ruoli pubblici. Chi assume responsabilità pubbliche ha un dovere particolare: essere consapevole che le proprie parole e i propri comportamenti contribuiscono a creare l’ambiente nel quale viviamo. Per questo dobbiamo chiederci quale società vogliamo: una società in cui ogni differenza diventa uno scontro e in cui la rabbia prende il posto del dialogo, oppure una società in cui possiamo difendere con convinzione ciò in cui crediamo e, allo stesso tempo, riconoscere la dignità degli altri? È una delle grandi sfide del nostro tempo. E le istituzioni, per prime, sono chiamate a dare il proprio contributo».