Con una mozione il deputato e coordinatore Piccaluga chiede al Consiglio di Stato una serie di provvedimenti di natura fiscale

Per cercare di contenere l'impatto su famiglie e aziende del rincaro dei carburanti la Lega dei Ticino chiede al Consiglio di Stato una serie di misure, principalmente di carattere fiscale. Il sollecito arriva da una mozione del deputato e coordinatore del movimento Daniele Piccaluga. Concretamente si invita il governo a varare “in tempi rapidi” un messaggio all’indirizzo del Gran Consiglio.
Un messaggio contenente sette misure. Le seguenti: adeguare le deduzioni fiscali cantonali per le spese professionali di trasporto, “affinché tengano maggiormente conto dei costi effettivi sostenuti dai lavoratori obbligati a utilizzare il veicolo privato”; introdurre, almeno temporaneamente, una deduzione supplementare o un credito fiscale mirato a favore dei lavoratori a reddito medio-basso che devono utilizzare l’automobile per raggiungere il posto di lavoro; prevedere misure fiscali o contributi mirati per le Pmi (le piccole e medie imprese, ndr) maggiormente esposte all’aumento dei carburanti, in particolare artigiani, trasportatori, servizi di consegna e aziende che operano quotidianamente sul territorio; valutare una riduzione temporanea e selettiva dell’imposta di circolazione per le categorie professionali maggiormente colpite, definendo criteri che evitino agevolazioni indiscriminate; introdurre incentivi semplici e accessibili anche alle piccole imprese per il rinnovo dei veicoli aziendali e per soluzioni capaci di ridurre durevolmente i consumi, senza creare nuovi obblighi burocratici; istituire un monitoraggio regolare e trasparente dei prezzi dei carburanti praticati in Ticino, confrontandoli con quelli degli altri Cantoni e delle regioni italiane confinanti; intervenire presso la Confederazione, anche attraverso un’iniziativa cantonale o un’azione coordinata con altri Cantoni, “affinché in presenza di aumenti eccezionali siano temporaneamente ridotti o compensati gli oneri fiscali federali gravanti sui carburanti”.
Queste dunque le richieste della Lega. “Benché la fiscalità sui carburanti sia principalmente di competenza federale, il Cantone – rileva Piccaluga – dispone di strumenti fiscali e di politica economica attraverso i quali può attenuare l’impatto del rincaro. Non si tratta di introdurre sussidi generalizzati, bensì – puntualizza – di adottare misure mirate a favore di chi utilizza il veicolo per necessità professionali e non dispone di valide alternative”.
E il nuovo aumento dei prezzi dei carburanti incide “pesantemente sui bilanci delle economie domestiche e delle piccole e medie imprese ticinesi”, sottolinea il granconsigliere leghista: “Per molte persone l’automobile non costituisce un lusso, bensì una necessità per raggiungere il posto di lavoro, accompagnare i figli, accedere ai servizi essenziali o spostarsi dalle regioni periferiche verso i centri. Sono particolarmente penalizzati i lavoratori a turni e coloro che risiedono in zone dove il trasporto pubblico non rappresenta un’alternativa concretamente praticabile”. Le conseguenze, avverte il coordinatore del movimento, “sono altrettanto importanti per le Pmi”: artigiani, trasportatori, commercianti, servizi di consegna e aziende attive sul territorio “dipendono quotidianamente dai propri veicoli”. L’aumento dei costi di benzina e diesel, sottolinea Piccaluga, “riduce i margini aziendali e finisce inevitabilmente per ripercuotersi sui prezzi di beni e servizi”. Non solo: “La realtà geografica del Ticino, caratterizzata da insediamenti dispersi, vallate e distanze importanti, accentua ulteriormente il problema”. A ciò, scrive ancora Piccaluga, “si aggiunge la concorrenza transfrontaliera, che espone molte imprese ticinesi a condizioni più difficili rispetto agli operatori italiani”.