Bellinzonese

Fondazione o Città per gestire il sito Unesco? Primo, evitare gli errori del passato

L’inedito studio Cotting del 2019, su cui si basa parte del rilancio della Fortezza, spiega che tutti i portatori d’interesse prediligono la prima opzione

Obiettivo, raddoppiare i visitatori paganti
(Ti-Press)
24 aprile 2026
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Perché mai incaricare in futuro una fondazione e non più, come dal gennaio 2024, la Città per gestire il sito Unesco di Bellinzona una volta rilanciato dal profilo culturale, storico e turistico? La domanda concerne uno dei tre temi sollevati dai referendisti (in questo caso dal Partito comunista) che contestano parte del messaggio municipale da 19 milioni votato dal Consiglio comunale il 9 marzo. Oltre al modello di gestione, ricordiamo, criticati anche la denominazione Fortezza anziché Castelli (formalmente assimilata nel 2021 quando il medesimo Cc cittadino aveva stanziato 1,8 milioni per progettare la prima fase del rilancio) e l’accesso a pagamento della corte interna di Castel Grande e parte della murata (con la gratuità però assicurata ai domiciliati, giovani, studenti e scuole).

Per rispondere all’interrogativo è opportuno ripercorrere gli errori gestionali commessi durante lo scorso decennio e sfociati nel buco di 580mila franchi (periodo 2010/17) scoperto a fine 2017 dal nuovo direttore dell’Organizzazione turistica regionale, Juri Clericetti, entrato in carica solo tre mesi prima. E conviene porsi un’altra domanda: potrà mai esserci un modello gestionale davvero sicuro, performante e al riparo da scivoloni?

La società di consulenza esterna incaricata nel 2018 dal Municipio di eseguire un audit con l’obiettivo di chiarire lacune e responsabilità del buco da oltre mezzo milione, concluse che l’errore stava nel manico. Doppiamente. Dapprima nella convenzione tripartita poco ben definita – quella firmata nel 2010 da Cantone, Città e dall’allora Ente turistico di Bellinzona, diventato Otr nel 2015 – che incaricava il solo Etb di gestire e promuovere i castelli. Secondariamente nel Controlling cantonale, affidato al Dipartimento del territorio, risultato incapace di vigilare puntualmente sui bilanci.

Ecco perché a fare la differenza potrebbe essere non tanto il modello scelto – fondazione o ente pubblico – ma semmai l’impostazione del sistema nel suo insieme, affinché sia performante in ogni suo ambito, sul piano orizzontale e verticale, in modo preciso e costante nel tempo.

Il Partito comunista dal canto suo in un comunicato del 20 marzo sostiene che “la futura fondazione, gestendo i castelli in modo autonomo rispetto all’ente pubblico, sfuggirà a ogni reale controllo democratico sia del Consiglio comunale, sia della cittadinanza”. Fondazione che “potrebbe ad esempio aumentare liberamente i prezzi del ticket d’accesso”. Inoltre “tutte le scelte di marketing, di sviluppo e di politica turistica verrebbero di fatto escluse dal dibattito pubblico”. Di parere opposto le autorità cantonali, cittadine, turistiche e di sviluppo regionale coinvolte nel processo di costruzione del progetto di rilancio, durato dieci anni. La loro opinione condivisa e compatta si fonda anche sullo studio che Città e Cantone avevano commissionato nel 2018 a Patrick Cotting (professore universitario romando titolare di una società di consulenza e con esperienza nella valorizzazione di monumenti Unesco) affinché indicasse la via da seguire su promozione e governance. A quest’ultima Cotting dedica metà del suo studio di 23 pagine presentato nel gennaio 2019 al gruppo di lavoro misto, che lo ha fatto proprio e che costituisce parte del messaggio municipale sottoposto ora a referendum. Il suo incarico, sul punto specifico, era definire un posizionamento strategico e una gestione integrata del sito Unesco quale via per garantirne la sostenibilità.

Il metodo usato

Finora inedito, almeno sui media, lo studio Cotting spiega come e perché le autorità sono giunte a preferire la fondazione rispetto ad altri possibili modelli di gestione. “La metodologia scelta – citiamo il documento – ha comportato 19 colloqui ‘faccia a faccia’ con i principali portatori d’interessi del sito, del Cantone e della Città”. Le interviste si sono concentrate su diverse questioni: la descrizione dell’identità del sito Unesco, la valutazione dei destinatari e della struttura di governance attuale e auspicata, un’analisi Swot su punti di forza, punti deboli, opportunità e rischi, un’analisi del potenziale, la descrizione della visione futura ideale, le sfide del sito e una valutazione del miglioramento dell’offerta. I colloqui diretti sono sfociati in una prima analisi i cui risultati, ricostruisce lo studio Cotting, “sono poi stati discussi nel corso di un workshop volto a confrontare le risposte dei diversi ‘stakeholder’. I partecipanti alle interviste ‘faccia a faccia’ sono stati invitati a stabilire le priorità da perseguire per istituire una struttura di governance efficace. Sulla base del workshop, le conclusioni sono state nuovamente analizzate e 12 conclusioni principali sono state presentate agli ‘stakeholder’ nell’ottobre 2018”.

‘Il punto debole più importante’

Alcune di queste conclusioni riguardano appunto la governance, indicata da tutti i portatori d’interessi come “il punto debole più importante, mancando una chiara ripartizione e definizione delle responsabilità. Tutti concordano sul fatto che i numerosi attori coinvolti nella struttura organizzativa del sito rendono la gestione complicata e talvolta confusa: non sono stati molti i partecipanti in grado di indicare con esattezza l’ente responsabile di tutti i compiti”. Vero, anche perché proprio in quel periodo, fra il 2017 e il 2018, scoppiavano appunto il bubbone del buco di 580mila franchi (ne parliamo ancora dopo) e la conseguente polemica politica che ha alimentato malfidenza e confusione generale. Difatti “gli intervistati non sono stati in grado di indicare con precisione i punti di forza legati all’attuale sistema di gestione, con diversi organismi coinvolti in un modo o nell’altro. Perciò definire una struttura chiara e distribuire i compiti e le responsabilità in modo preciso sarà fondamentale per gestire il sito in modo efficiente ed efficace in futuro”. Conseguenza: l’esperto Cotting riteneva “auspicabile centralizzare la gestione al fine di stabilire una struttura chiara delle responsabilità”. E in effetti alla domanda su quali sono le opportunità che bisognerebbe tenere presenti per gestire il patrimonio in modo più efficace, “la maggioranza dei partecipanti ha risposto ‘centralizzazione della gestione’. È quindi auspicabile ridurre il numero di attori coinvolti nella struttura organizzativa al fine di migliorare la gestione del sito”. Chiaro e netto.

Il doppio dei punti rispetto a un ente autonomo

Ecco quindi palesarsi l’opinione, condivisa da tutti i portatori d’interessi, che la struttura di gestione più auspicabile sarebbe una fondazione: “Il 100% dei partecipanti – scriveva Cotting – ritiene che la creazione di un’organizzazione in cui siano rappresentati i diversi settori del Cantone e della Città sia essenziale per migliorare la gestione del sito”. Sempre ai partecipanti del workshop era stato chiesto d’indicare i responsabili attuali e quelli ideali per il futuro in relazione a un elenco di responsabilità e compiti legati appunto alla gestione. Risultato: “Ad eccezione della ristrutturazione, che dovrebbe rimanere di competenza cantonale, tutti gli altri elementi dovrebbero essere gestiti da una nuova entità centrale”. Il coinvolgimento dell’Otr e dell’Agenzia turistica ticinese “è considerato importante, ma la responsabilità principale dovrebbe ricadere su una nuova entità”. Durante le interviste è stato chiesto ai portatori d’interessi di classificare le varie opzioni in base al loro potenziale di miglioramento della gestione: come detto, “la fondazione risulta essere la struttura più auspicabile per garantire la rappresentatività di tutti gli attori coinvolti” e così ha raccolto 73 punti totali; l’ente autonomo ne ha racimolati 36, l’associazione 32, il Cantone 22 e una società anonima 17. Stranezza: non contemplata la Città, che potrebbe ricadere sotto il cappello dell’ente autonomo.

‘Statu quo rischio maggiore’

Durante il workshop i partecipanti hanno discusso i possibili organigrammi della fondazione, proponendo che “il Cantone detenga la maggioranza in un Consiglio di fondazione, poiché in qualità di proprietario garantirebbe la manutenzione nell’ottica del riconoscimento Unesco. Il Consiglio di fondazione deciderebbe e svilupperebbe la strategia del sito; potrebbe essere composto da tre rappresentanti del Cantone e due della Città, con una rappresentanza assicurata anche a Ers e Otr”. Tutti concordi, in definitiva, nel ritenere il cambiamento necessario: “Il rischio maggiore è mantenere lo ‘statu quo’. Infatti alla domanda su quali sono i rischi e le minacce cui sono esposti i castelli nel loro sviluppo, la maggioranza degli intervistati ha sottolineato che la situazione attuale non è più sostenibile”.

Ce n’era già una, ma con altri scopi e si è sciolta nel 2020

A questo riguardo, come detto prima, la memoria non può non andare al dicembre 2017, quando improvvisamente emerge un buco di 580mila franchi nella gestione dei castelli affidata dal 2010 all’Ente turistico. Anni, quelli, durante i quali una ‘Fondazione Castelli di Bellinzona’ già esiste (creata nel 2002, auto-sciolta nel 2020), tanto che nel pieno della bufera nel 2018 viene presa di mira da una parte della politica turrita ritenendo opaca la gestione del suo patrimonio, a tal punto – sostiene la Lega – da aver scialacquato 300-400mila franchi. Ma quella fondazione, nonostante la sua denominazione, non aveva nulla a che vedere con la gestione del sito Unesco e il compianto presidente Augusto Chicherio, ritenendo infamanti le accuse, specificò di aver elargito contributi per 220mila franchi nel pieno rispetto dello scopo statutario, ossia promuovere e sostenere manifestazioni per l’animazione dei castelli, della città e dei dintorni. Infine la fondazione nel 2020 si fece da parte lasciando il suo patrimonio residuo di 115mila franchi in eredità all’Otr, a patto che venisse utilizzato per sviluppare progetti nel comprensorio a favore del turismo e della popolazione. La fondazione stessa motivò il proprio scioglimento con la volontà di non alimentare confusione, in ottica futura, fra i vari organismi ed enti coinvolti. La sua nascita era stata peraltro resa possibile dalla penale (300mila franchi) versata alla Casinò Kursaal dopo la rinuncia della Casinò Systems Holding di Appenzello (partner dell’allora Ente turistico che deteneva il 60% del capitale della Casinò Kursaal) a presentare una domanda di concessione per una casa da gioco a Bellinzona.

Come si è giunti a incaricare il Comune

Quanto al buco di 580mila franchi, fu ripartito in parti uguali fra Cantone, Città e Otr. E da lì si impose una modifica gestionale: per gli anni 2018 e ’19 ancora affidata all’Otr ma con la supervisione finanziaria della Città (e non più del Cantone) nell’ottica, si diceva già allora, di creare in futuro un nuovo ente terzo di gestione e promozione turistica e culturale della Fortezza nell’ambito del grande progetto di rilancio; in quei due anni l’Otr, sotto la nuova guida di Clericetti, applicando un modello rigoroso è così riuscita a incamerare 300mila franchi in più. Poi, dal 2020 e per cinque anni, Città incaricata della gestione ma con mandato affidato sempre a Otr; e infine dal 2024 in avanti, un anno prima del previsto, assunzione diretta da parte della Città che ha costituito un apposito team interno.

Le falle scoperte

In precedenza, durante l’era Etb, come detto prima, stando alla convenzione del 2010 i bilanci dovevano venire sottoposti per verifica contabile all’Ufficio della gestione finanziaria e del controlling del Dipartimento del territorio. L’audit commissionato dal Municipio mise in luce le falle del sistema, con un Dt latitante che non aveva esperito i dovuti controlli per quattro anni di fila, tra il 2013 e il 2017, sui disavanzi sempre regolarmente segnalati dall’Ente turistico e riconducibili a fattori diversi. Una tempistica lacunosa attribuita al fatto che il Controlling del Dt ritenesse limitato, considerati i partner coinvolti, il rischio di irregolarità; si era dunque fidato. Inoltre lamentava un sovraccarico di lavoro e un certo ritardo dell’Etb/Otr nel sottoporgli i bilanci (fine giugno/metà luglio anziché, come richiesto, fine aprile). Altro problema rilevato, la Commissione di supervisione e coordinamento della gestione dei castelli: priva di compiti specifici di vigilanza finanziaria, era composta secondo convenzione da tre rappresentanti del Cantone, uno del Comune (municipale) e uno di Etb/Otr: ebbene, il Controlling non le sottoponeva regolarmente i conti, ma solo saltuariamente. Tanto da venire investita del problema finanziario per la prima volta solo nel dicembre 2017, grazie a Clericetti. Sempre l’audit indicava come lacunosa la convenzione tripartita per quanto riguardava la prassi da adottare di fronte a eventuali disavanzi: per esempio non era chiaro quale seguito si dovesse dare ai rapporti del Controlling cantonale né chi dovesse sobbarcarsi l’onere dei disavanzi.

Se s’inceppa l’ingranaggio

Tutto ciò – sebbene non figuri nel rapporto Cotting né nel messaggio municipale – andrebbe considerato oggi come un insegnamento concreto in ottica futura, che si scelga una fondazione o una gestione diretta da parte dell’ente pubblico. Perché se l’ingranaggio s’inceppa, poi nessun organo legislativo – che i referendisti vorrebbero in prima linea come organo di controllo – sarà mai in grado di svolgere compiutamente il suo compito. Idem i due livelli di vigilanza sulle fondazioni – federale e cantonale – che la Svizzera si è data senza però riuscire a evitare del tutto disparità nei controlli.

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