Giubiasco: la posa in corso dei prefabbricati, gestita dal Cantone, poggia su un decreto governativo. Dopo il Cc, il caso finisce anche in Gran Consiglio

Com’è possibile che il Cantone costruisca senza presentare una notifica o una domanda di costruzione? Sono in molti a chiederselo dopo quanto scoperto ieri, ossia la posa in corso di strutture prefabbricate per richiedenti l’asilo sul terreno del Seghezzone a Giubiasco compreso fra ciclopista, fiume Morobbia e zona mista con abitazioni e ditte. Lo stesso grande prato (34'500 metri quadrati in tutto) dove sostano più volte l'anno i nomadi svizzeri e dove l'Esercito svolge giornate d'istruzione piazzando tende sanitarie e veicoli.
Mentre i due dipartimenti coinvolti nell'operazione (Territorio e Sanità e socialità) rinviano “al momento opportuno la spiegazione pubblica”, stando a nostre informazioni risulta che il cantiere sia partito sulla base di un decreto governativo. Firmato recentemente dal Consiglio di Stato, indica la posa di strutture provvisorie con una permanenza massima di tre anni. Prefabbricati destinati ai migranti, ma non è dato sapere se alloggeranno proprio al Seghezzone, oppure se Giubiasco sia solo un ‘posteggio logistico provvisorio’ dei moduli in attesa che questi possano essere collocati in maniera più definitiva in un'altra località ticinese già prevista per questo scopo. A ogni modo c’è anche da capire se il procedere del governo, qualora fosse giuridicamente corretto, impedisca al Municipio di Bellinzona d'intervenire o quanto meno di avere voce in capitolo.
Peraltro sul vasto mappale di proprietà del Consorzio correzione fiume Ticino il Cantone vanta un diritto di superficie della durata di 90 anni risalente al 2001 quando immaginava di realizzare lì la Centrale di pronto intervento della polizia. Diritto di superficie che gli permette di realizzare quanto reputa essere in linea con la pianificazione vigente indicante attrezzature per scopi pubblici.
Sui lavori in corso, ricordiamo, è pendente un'interpellanza urgente della consigliera comunale Maura Mossi Nembrini che chiede lumi al Municipio di Bellinzona sulla correttezza della procedura adottata dal Cantone. Il quale proprio al Seghezzone da ormai tre anni ha in programma di costruire un nuovo grande polo formativo sociosanitario con l’inserimento della Scuola specializzata superiore in cure infermieristiche, ora suddivisa nelle sedi di Bellinzona e Manno, della Scuola specializzata per le professioni sanitarie e sociali, ora sdoppiata fra Giubiasco e Canobbio, e di una nuova Scuola media. Il tutto completato da una grande palestra. Parecchi milioni e, forse, musica del futuro.
Sempre Mossi Nembrini insieme alla collega deputata Tamara Merlo (Più donne) ha rivolto anche al Consiglio di Stato, tramite un'interpellanza urgente, le medeime domande rivolte al Municipio. Puntualizando che “oggetto dell’interpellanza non è la finalità dell’utilizzo di queste strutture (richiedenti asilo), bensì la modalità da parte del Governo di eseguire dei lavori senza procedure edilizie in una zona non chiara sotto il profilo pianificatorio (e forse nemmeno urbanizzata) e per di più iscritta nei siti inquinati”.