Bellinzonese

Estrae il coltello nel negozio e dice ‘Ti ammazzo’: arrestata una donna

Attimi di tensione verso le 13 in viale Stazione a Bellinzona dove la polizia ha fermato una cliente alterata, infine ricoverata

30 gennaio 2026
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Attimi di tensione oggi poco prima delle 13 in viale Stazione a Bellinzona dove una donna è entrata nel negozio ‘Salt/iRotto?’ per chiedere che le venisse cambiato il numero di telefonino e la tessera Sim. Mai vista prima d'oggi dal personale, ha parlato in italiano, si è da subito comportata in modo anomalo e in effetti ha esposto per iscritto le proprie richieste. A un certo punto ha pure chiesto il documento d'identità al commesso che la stava servendo, ma lui si è rifiutato e lei – ci racconta un addetto del negozio – ha estratto un coltello minacciandolo e dicendogli ‘Ti ammazzo’. Dopodiché ha ripetutamente urlato ‘Allah u Akbar’ che tradotto dall'arabo significa ‘Dio è grande’, espressione usata sovente in occasione di attentati o attacchi terroristici.

Il direttore ha subito allertato la polizia che si è fiondata sul posto in forze. Mentre lei continuava a urlare all'interno con le braccia spalancate e il coltello stretto nella mano destra, un poliziotto dall'esterno puntandole l'arma d'ordinanza le ha ordinato più volte di uscire. Al che la donna ha spalancato la porta a vetri e si è fermata sull'uscio urlando ancora ripetutamente ‘Allah u Akbar’ che sembrava però anche un ‘Allarme’ o qualcosa di simile. Gli agenti l'hanno accerchiata intimandole di gettare il coltello, lei però si è spostata sulla sinistra nel tentativo di sfuggire e in quel momento è stata raggiunta al volto dallo spray urticante azionato da un poliziotto. È quindi tornata verso l'entrata e dopo altra insistenza delle forze dell'ordine ha finalmente gettato la lama. La scena si è conclusa col placcaggio a terra, l'ammanettamento e il trasporto della donna all'ospedale considerato lo stato psicofisico in cui versava. Grande spavento collettivo ma nessuno è rimasto ferito.

Il precedente della Manor di Lugano

La scena cui hanno assistito parecchi passati rimanda al 24 novembre 2020 quando una giovane ticinese era entrata alla Manor di Lugano, aveva rubato un coltello nel reparto casalinghi e poi gridando ‘Allah u Akbar’ si era scagliata contro una cliente ferendola gravemente alla gola. In seguito aveva aggredito un'impiegata che era riuscita a difendersi e a immobilizzarla fino all'arrivo della polizia, grazie anche all'aiuto di altre persone. Nel 2023 la Corte d'appello del Tribunale penale federale ha fissato la pena in dieci anni e sei mesi di reclusione confermando la violazione della Legge federale che vieta i gruppi Al-Qaeda e lo Stato islamico. Davanti ai giudici l'imputata ha ribadito di sentirsi mussulmana e la Corte, viste le gravi turbe psichiche confermate dalle perizie, ha tramutato la carcerazione in una cura in struttura chiusa a tempo indeterminato.