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28.11.2022 - 14:35
Aggiornamento: 17:34

Due condanne in tribunale per il ‘caso targhe’

Inflitti 14 mesi con la condizionale all’ex funzionario della Sezione della circolazione, reo confesso. Dieci mesi all’assicuratore

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Ti-Press

È approdato oggi pomeriggio al Tribunale penale cantonale il caso della cessione abusiva di targhe, con i due imputati processati separatamente in base al rito abbreviato e accusati di ripetuta corruzione attiva, l’acquirente, e di ripetuta corruzione passiva, abuso d’autorità e acquisizione illecita di dati il funzionario della Sezione circolazione licenziato in tronco dal Cantone quando il caso è scoppiato nell’estate 2021. Le parti, accusa e difesa, col benestare del presidente della Corte, giudice Mauro Ermani, si sono accordate sulle pene da irrogare. Perciò non verranno impugnate con dei ricorsi alle istanze superiori. Si tratta di pene detentive abbastanza ampie (comunque al di sotto del tetto massimo previsto di due anni) e in entrambi i casi poste al beneficio della sospensione condizionale, trattandosi peraltro di persone incensurate.

Sfruttava gli account di due ignari colleghi

L’ex funzionario Simone Orlandi, assistito dall’avvocato Davide Ceroni, è stato il primo a comparire in aula. La pena irrogata 14 mesi. Reo confesso, già presidente al momento dei fatti della sezione Udc di Bellinzona e consigliere comunale (cariche politiche cui ha subito rinunciato), gli è stato addebitato dal procuratore generale Andrea Pagani un indebito vantaggio di 38’500 franchi. Un agire il suo motivato dal fatto di vivere «un momento difficile». L’inchiesta ha ricostruito varie irregolarità commesse nelle pratiche di cessione targhe tra fine dicembre 2020 e fine maggio 2021. Sfruttando gli account di due ignari colleghi (fra cui uno allora apprendista) per accedere al sistema informatico della Circolazione e rispondere alle richieste fattegli dall’amico assicuratore 49enne – patrocinato dall’avvocato Rupen Nacaroglu –, il 35enne gliene ha intestate 15. Targhe riservate a cessione fra privati o ad asta pubblica poiché non ancora scaduto il termine di dodici mesi di deposito a beneficio del detentore originario (o degli eredi), oppure perché erano già a libera disposizione dello Stato. Se messe all’asta le 15 targhe avrebbero fruttato allo Stato circa 75mila franchi, visto il valore mediano di 5’102 franchi l’una scaturito dalle aste organizzate negli ultimi anni.

Si è cominciato con una, poi tutte le altre

Dall’inchiesta emerge che i due si sono conosciuti casualmente in occasione di una normale pratica gestita dalla Sezione circolazione. Poco tempo dopo, Orlandi ha proposto una targa all’assicuratore. Nel giro di alcuni mesi ne sono seguite altre 14. L’assicuratore è riuscito a cederne una parte – dopo averle ricevute da Orlandi singolarmente ma anche a pacchi di tre o quattro per volta – ad alcuni suoi conoscenti desiderosi di numeri particolari. Incassando così per ciascuna targa fra i 3’000 e i 9’500 franchi. Denaro che poi assicuratore e funzionario si spartivano man mano che avvenivano le cessioni. Soldi che Orlandi ha intascato ‘brevi manu’ dall’assicuratore, il quale ha tenuto per sé alcune migliaia di franchi. E ricevuto indietro da Orlandi 11’600 franchi non essendo riuscito l’assicuratore a ottenere a sua volta la cessione a terzi delle ultime cinque targhe a lui intestate. Questo perché alla Circolazione si era nel frattempo rivolto un erede del vecchio proprietario di una delle targhe rivendicando il diritto di usarla, sentendosi rispondere che era nel frattempo stata ceduta; un episodio che ha portato i vertici della Sezione ad avviare verifiche interne. Risulta comunque che gli acquirenti rivoltisi all’assicuratore non sapessero che a monte vi fosse un patto corruttivo fra i due.

‘Non sono stato in grado di gestirla. È stato un domino’

Il giudice Ermani ha chiesto all’ex funzionario se si fosse reso conto che a un certo punto alla Sezione della circolazione si stavano svolgendo delle verifiche, tali da porre sotto forte pressione l’allora apprendista, che ha ovviamente negato il proprio coinvolgimento: «Ho iniziato a presumere qualcosa – ha risposto Orlandi – quando sono emersi inghippi col programma informatico. Mi rendo conto di aver messo in difficoltà i miei colleghi. Sono consapevole della gravità del mio agire. E ne sono dispiaciuto. Mi sono trovato in una situazione più grande di me e non sono stato in grado di gestirla. Nel primo caso mi sono fatto coinvolgere con superficialità, il resto è stato un domino». La sua colpa, ha detto il giudice, «è tanto più grave per aver messo in difficoltà i due colleghi, sebbene non fosse al corrente che i vertici della Sezione circolazione li avevano messi sotto pressione. È comunque indubbio che abbia tradito la fiducia dello Stato e dei cittadini».

‘Mi sono fatto ingolosire’

Successivamente è comparso in aula anche l’assicuratore: a sua volta reoconfesso, ha accettato la condanna a 10 mesi con la condizionale. Mettendo sul mercato dieci targhe aveva incassato 36’600 franchi. Dovrà risarcire allo stato 12mila franchi. «Ho capito cos’è successo – ha detto sollecitato dal giudice – e credo proprio che questa sarà la prima e unica volta che metterò piede qui dentro. Pur essendo di natura molto diffidente, con leggerezza mi sono affidato a una persona che non conoscevo. È stato lui a propormi la prima targa. E ho sbagliato a farmi ingolosire per quelle successive. Ho sofferto per quanto fatto. Non ho dormito cinque mesi e sono stato in cura per riuscire a risollevarmi». Spiegazioni e tono che il giudice non ha digerito molto: «Mi sarei aspettato un’espressione diversa di assunzione di responsabilità. Le sue spiegazioni date oggi sono infatti un po’ leggere». Ma come detto, caso chiuso.

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