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L’uomo era attivo alla caserma di Airolo in qualità di istruttore sanitario
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25.03.2022 - 18:22
Aggiornamento: 26.03.2022 - 11:55

Furto di mascherine: ‘Ho agito di pancia per aiutare il Comune’

Il Tribunale militare mitiga la pena sul conto del 57enne ex consigliere comunale di Monteceneri, comunque giudicato colpevole di appropriazione indebita

Il Tribunale militare 3 riunito a Locarno ha confermato la condanna nei confronti del 57enne insegnante sanitario che nel marzo 2020, in piena emergenza pandemica, ha donato al Comune di Monteceneri mascherine (un centinaio) e guanti (mille pezzi) di proprietà dell’Esercito. Di cui è dipendente lavorando al tempo dei fatti alla caserma di Airolo dove sono stanziate le Scuole reclute sanitarie. Con la sentenza pronunciata oggi nel tardo pomeriggio, la Corte presieduta dal colonnello Mario Bazzi ha tuttavia ridotto la pena pecuniaria inflitta all’uomo l’anno scorso tramite decreto d’accusa (decreto che il 57enne ha impugnato), riducendola da 2’700 franchi (30 aliquote giornaliere per 90 franchi) a 900 (10 aliquote da 90 franchi), sempre sospesa con la condizionale per un periodo di due anni, più una multa di 100 franchi che dovrà invece essere pagata. La riduzione della pena, ha spiegato prima di pronunciare la sentenza il colonnello Bazzi, considera il valore della merce «tutto sommato contenuto» (attorno ai 210 franchi) e il fatto che mascherine e guanti siano stati utilizzati dai dipendenti del Comune di Monteceneri per la consegna a domicilio di beni di prima necessità alla popolazione fragile. «Abbiamo tenuto conto del fatto che questo materiale non sia stato rivenduto per avere un margine di guadagno, ma è stato ceduto all’autorità comunale per un utilizzo comunque nell’interesse della popolazione più debole». Un punto su cui ha fatto leva durante la sua arringa l’avvocato difensore Felice Dafond, battutosi per il proscioglimento e in via subordinata per una cospicua riduzione della pena emessa in primo grado.

Appropriazione indebita ma non aggravata

La Corte ha giudicato il 57enne colpevole del reato di appropriazione indebita, ma non nella forma aggravata come invece configurato in prima istanza e proposto ancora oggi dall’accusa sostenuta dall’uditore, il maggiore Gionata Carmine, il quale durante la sua requisitoria ha chiesto la conferma della pena emessa in primo grado, sottolineando la «grande penuria di materiale sanitario nel marzo 2020». Materiale sanitario che aveva altre priorità, ha evidenziato Carmine, in particolare per il settore sanitario al quale l’esercito era stato chiamato a dare supporto.

La Corte non ha invece potuto accertare che il materiale – gran parte scaduto – rinvenuto dalla polizia nell’abitazione dell’uomo (altre mascherine, confezioni di disinfettante, guanti e crema solare) sia in effetti stato sottratto dalle scorte dell’Esercito. Per la giustizia militare non risultano poi un’aggravante le dichiarazioni contraddittorie fornite dall’imputato in sede d’inchiesta. «Nei primi interrogatori ha tentato un po’ di sviare: questo non le fa onore ma non peggiora la sua situazione», ha affermato il colonnello Bazzi.

La chiamata del municipale

«Mi ha chiamato un municipale dicendomi che il Comune era messo malissimo con il materiale sanitario per il servizio a domicilio a beneficio degli anziani – ha detto in aula il 57enne –. Lo ammetto: ho ragionato di pancia per aiutare il mio Comune e ho consegnato guanti e mascherine alla cancelleria».

L’inchiesta era scattata dopo la segnalazione al Comandante delle scuole sanitarie di Airolo di una chat WhatsApp in cui un membro del Municipio di Monteceneri ringraziava il 57enne per il materiale fornito.

Oggi candidato al Gran Consiglio grigionese

Nel frattempo, a causa dell’inchiesta, l’uomo è stato trasferito in una caserma d’Oltralpe dove ricopre il ruolo di responsabile del materiale. Ai tempi dei fatti consigliere comunale Lega/Udc a Monteceneri, ha lasciato Camignolo trasferendosi a Lostallo. E qui oggi riveste la funzione di vicepresidente della nuova sezione unica Udc del Moesano. Inoltre in tale veste è candidato al Gran Consiglio in vista delle elezioni cantonali di maggio. Da noi interpellati a fine dibattimento, l’avvocato Dafond e il suo assistito valuteranno se ricorrere in ultima istanza al Tribunale militare di cassazione.

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