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laR
 
04.02.2022 - 05:30
Aggiornamento: 18:04

Mtb e alpeggi, l’Unione contadini si sdraia sui sentieri

Modifica della Legge cantonale: Dipartimento del territorio criticato per non aver coinvolto e considerato il settore primario e le sue esigenze

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Ti-Press
Agricoltura di montagna e svago si avvicinano sempre di più
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“Quello che per gli agricoltori è un territorio vitale sta diventando sempre più un ‘parco giochi’. Si cerchino perciò soluzioni pragmatiche, bilanciate e condivise da tutti gli attori coinvolti, che permettano alle famiglie contadine di lavorare senza essere additate come retrograde e contrarie allo sviluppo”. La revisione della ‘Legge cantonale sui percorsi pedonali e i sentieri escursionistici’ va di traverso all’organizzazione mantello del settore primario che in Ticino rappresenta 850 aziende agricole e 33 enti affiliati. Revisione, ricordiamo, sostanzialmente promossa dalle quattro Organizzazioni turistiche regionali, dall’Azienda turistica ticinese e da TicinoSentieri; ma altrettanto sostanzialmente criticata dall’Unione contadini ticinesi, dalla cui nuova sede di Cresciano lunedì sono partite all’indirizzo del Dipartimento del territorio quattro pagine pregne di rimostranze per non essere stata coinvolta nella consultazione nonostante l’importante ruolo giocato nel contesto specifico e considerando che il 9% del territorio ticinese, specialmente quello attraversato da sentieri, è composto da alpeggi. Pagine con le quali il presidente Omar Pedrini e il segretario agricolo cantonale Sem Genini chiedono più considerazione e anche chiarimenti su singoli articoli.

‘Si pensa troppo allo svago’

L’aggiornamento legislativo elaborato dalla Sezione della mobilità, come spiegato nell’edizione del 2 febbraio, mira a integrare ufficialmente nella rete cantonale dei sentieri l’offerta di tragitti per mountain bike. Percorsi esistenti da anni – con un’offerta in crescita e viepiù ricercata da ticinesi e turisti – ma senza che pianificazione, finanziamento, realizzazione, gestione e manutenzione siano mai stati codificati. Un passo ora ritenuto doveroso dal Cantone che in un apposito piano propone la suddivisione delle competenze con Comuni e Otr. La consultazione, terminata il 31 gennaio, è stata nel frattempo prolungata sino a fine aprile per consentire ai vari attori del settore primario, ad altre organizzazioni e all’Alleanza patriziale inizialmente escluse, di inoltrare le rispettive osservazioni. “Tale omissione – premette l’Uct – la dice lunga ed è un segno inequivocabile della poca rilevanza che si dà a chi lavora e vive nel tanto decantato territorio, curandolo e mantenendolo di qualità a favore di tutti. Altresì dimostra ancora una volta che in Ticino si pensa sempre di più e in maniera forse eccessiva al tempo libero e allo svago, dimenticando i valori che contribuiscono tutt’oggi a gestire il nostro territorio tradizionale e culturale”.

‘Settore primario non considerato’

Andando al nocciolo della questione, l’Uct non vede di buon occhio la via proposta: “Le decisioni scaturite da due recenti votazioni per l’inserimento della sicurezza alimentare nella Costituzione federale e della sovranità alimentare nella Costituzione cantonale mirano a preservare il territorio agricolo e, ove possibile, incrementarlo per permettere ai contadini di produrre i generi alimentari necessari ad approvvigionare la popolazione. Ciò vale anche per gli alpeggi e le attività connesse che devono poter essere svolte in pace tutelando il benessere degli animali”. E invece la modifica di legge “non considera il settore primario, le sue peculiarità ed esigenze, malgrado la gran parte dei sentieri e percorsi, inclusi quelli per le Mtb, attraversi alpeggi, maggenghi, pascoli, boschi e foreste”.

Nei tre documenti posti in consultazione dal Dt (lettera accompagnatoria, documento per la consultazione e rapporto esplicativo) l’agricoltura, il settore primario e l’economia alpestre “non sono mai citati, a parte una sola volta per gli alpeggi”. Un gran peccato, prosegue la presa di posizione dell’Uct, perché in parecchie regioni del Ticino si sta vivendo una scoperta, o riscoperta, del territorio non solo dal punto di vista sportivo e di svago “ma anche in termini enogastronomici con un aumento della richiesta di prodotti locali, che favorisce le aziende agricole grazie alla vendita diretta”, molto apprezzata dagli stessi escursionisti e ciclisti.

‘Convivenza problematica’

Il nervo scoperto è ovviamente la presenza di ciclisti, ciò che “genera alcune problematiche, in particolare a livello di convivenza tra i diversi fruitori oltre a potenziali attriti con i proprietari dei fondi attraversati dai sentieri”. Da qui la preoccupazione dell’Uct per le implicazioni che la modifica di legge potrebbe avere sulle aziende agricole e agrituristiche: “I testi in consultazione e le spiegazioni sono molto tecnici e le conseguenze a livello pratico dei diversi cambiamenti non sono chiare e semplici da immaginare. Siamo consapevoli che l’attuale legge non viene stravolta, ma semmai completata con elementi utili a regolamentare una situazione che è già una realtà, ma che molto spesso genera conflitti e pericoli, come appunto quella delle Mtb. Anche la suddivisione tra rete di sentieri cantonali e locali fa maggiore chiarezza sulle responsabilità e modalità di gestione e concordiamo che ci sia un miglioramento rispetto allo stato attuale delle cose, sebbene il Cantone sembrerebbe acquistare molto più potere decisionale rispetto a oggi”.

Chi paga?

Nel dettaglio, l’Uct lamenta il fatto che sarebbero stati “tralasciati diversi aspetti correlati al nostro settore che rivestono un ruolo di primo piano”. Aspetti finanziari e suddivisione dei costi: “Chi copre le spese di costruzione e manutenzione di eventuali recinti supplementari, porte e cancelli supplementari, passaggi supplementari specifici per le mountain bike e/o gli escursionisti? Attualmente queste spese vengono assunte di regola dagli agricoltori/alpigiani, che tra l’altro pagano anche l’affitto dell’alpeggio. Questi costi però non dovrebbero in alcun modo essere a loro carico”.

Cani, altri problemi e responsabilità

Capitolo responsabilità: l’Uct vuole sapere come verrebbe risolto il problema dei cani pastore e dei cani da protezione delle greggi, “animali che non sono stati voluti dagli alpigiani e dagli agricoltori”, ma resi indirettamente necessari, vista la legislazione federale favorevole alla protezione del lupo, “pur essendo in contrasto col traffico ciclabile, così come ben descritto nei cartelloni informativi. Chi si prende la responsabilità di eventuali scontri e attacchi?”. Stesso discorso per il passaggio attraverso mandrie di mucche e altri animali da reddito che tendono a proteggere i loro piccoli in modo talvolta aggressivo: “Se dovesse accadere un incidente, sono i proprietari degli animali ad andarci di mezzo? D’altro canto, chi sarebbe ritenuto responsabile in caso di danni dovuti a recinti non richiusi dai passanti, cani non custoditi, vestiti con colori sgargianti che possono spaventare e far scappare gli animali”. Senza contare poi la presenza di escrementi sui sentieri “che già oggi genera discussioni e conflitti”. E ancora: chi sarebbe ritenuto responsabile in caso di danni e incidenti di escursionisti e ciclisti derivanti dallo stato dell’infrastruttura sentieristica? “Secondo l’articolo 58 del Codice delle obbligazioni il proprietario di un’opera è tenuto a risarcire i danni cagionati da vizio di costruzione o difetto di manutenzione. Questa evidenza sarebbe da specificare nella legge per escludere i proprietari dei fondi interessati, che già tollerano l’infrastruttura, ma che di solito non partecipano alla sua realizzazione e manutenzione”. A tutto ciò si aggiunge poi il vago pascolo che, definito per legge, è consentito a livello federale nella zona di estivazione e da singoli regolamenti comunali anche in zone più basse: “Tuttavia gli animali in libertà potrebbero causare grossi problemi ai ciclisti”. Vengono quindi citate le aziende agricole e gli agriturismi che organizzano passeggiate a cavallo nella natura: “Hanno spesso problemi con le Mtb, mentre numerosi sentieri sono vietati ai cavalli; anche per questa situazione puntuale riteniamo importante trovare soluzioni legislative”.

Va di traverso anche l’esproprio

Quanto al fatto che in base al nuovo articolo 8 gli alpeggi siano inseriti nel contesto dei sentieri d’interesse locale, all’Uct risulta “molto difficile capire le ripercussioni di tale modifica, i vantaggi e gli svantaggi, oltre il motivo di non includere gli alpeggi nei sentieri di interesse cantonale”. Nel nuovo articolo 11 si spiega che anche la pubblicazione dei tracciati locali viene fatta dal Dipartimento, “tuttavia non è chiaro il suo ruolo: si limiterà alla pubblicazione o avrà anche facoltà decisionali, di controllo e/o veto delle proposte comunali?”. Pure chiesti chiarimenti sulla procedura pianificatoria dei sentieri e percorsi locali “che rimane di competenza comunale, ma si concretizza attraverso uno strumento cantonale”. Infine l’articolo 18 prevede che in materia di diritto di passo pubblico in bicicletta si potrebbe procedere con espropriazioni. Ciò suscita perplessità “soprattutto viste le restrizioni imposte da altre leggi. Inoltre si tratta di un punto centrale che si ricollega a quanto detto in precedenza, dove si pone il grande problema dell’autorizzazione dei proprietari dei fondi toccati dalla creazione di percorsi e sentieri. A questo riguardo sarebbero estremamente utili delle indicazioni sulle modalità, inclusa l’informazione, con le quali tali autorizzazioni e i relativi consensi vanno raccolti e concessi dai proprietari interessati”.

Blenio e Acquarossa

Separare i sentieri e spazio ai cavalli

Due comuni dell’Alto Ticino caratterizzati da ampie aree agricole di montagna destinate anche allo svago sono Blenio e Acquarossa. Nel primo caso la rete di percorsi lunga 200 km vede avanzare la componente Mtb e perciò il Municipio ritiene importante adeguare la base legale. Ma chiede di fare il possibile per separare i percorsi pedestri da quelli ciclabili, come già fatto da Grigioni e Vallese. Quanto al finanziamento dei percorsi Mtb cantonali, si chiede di mantenere all’attuale 10-30% la partecipazione di terzi anziché portarla a un minimo del 50%. Pure Acquarossa condivide il principio della revisione di legge “considerata la sempre maggiore importanza dei percorsi per Mtb”. L’esecutivo suggerisce tuttavia d’integrare anche il concetto di sentieri ‘equitabili’ visti i “molti trekking proposti con cavalli, muli e asini”, prevedendo limitazioni per una o l’altra categoria. Pure auspicato il coinvolgimento dei Comuni nell’elaborazione della segnaletica dedicata ai percorsi locali. Come anche la possibilità di spiccare multe. Sollecitato infine un chiarimento sulle responsabilità per infortuni in caso di manutenzione carente e per danni a terzi in caso di erosioni, allagamenti ecc.

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Mountain bike nella legge sentieri: dal turismo un sì corale

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